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Una serie di fotografie aeree dello stabilimento ex Ilva di Taranto, accompagnate da un documento trasmesso in queste ore a diverse redazioni da un mittente che non indica una specifica appartenenza associativa, mostra un quadro di forte degrado di numerose strutture e aree dello stabilimento.

Un quadro di forte degrado delle strutture, delle coperture e di vaste superfici dello stabilimento siderurgico di Taranto emerge dalle immagini aeree richiamate nel documento dedicato alle condizioni dell’ex Ilva.

Secondo quanto riportato, le coperture di numerosi edifici presenterebbero parti rotte o permeabili, annerimenti, invecchiamento dei materiali e superfici fortemente deteriorate, insieme ad accumuli di particolato di origine industriale.

Particolare preoccupazione viene espressa per la possibile presenza di amianto e di altri materiali pericolosi, che renderebbe particolarmente complessi e rischiosi gli interventi di manutenzione sulle strutture esistenti.

Piazzali, terreni scoperti e rischio di dispersione delle polveri

Le immagini evidenzierebbero inoltre condizioni di degrado nelle superfici viarie e nei piazzali, con zone usurate, accumuli di materiali e ampie aree non pavimentate.

Secondo il documento, una parte significativa dello stabilimento è caratterizzata da terreni e piazzali minerali scoperti, una condizione che potrebbe favorire sia il dilavamento delle sostanze presenti superficialmente sia la risospensione delle polveri, soprattutto in presenza di vento.

Vengono segnalate anche diverse aree con colorazioni anomale del terreno. Tali condizioni vengono associate nel documento alla possibile presenza o deposizione di materiali provenienti da demolizioni, terre di riporto, ossidi di ferro, residui siderurgici, idrocarburi, carburanti, oli e altre sostanze legate alle attività industriali.

Cumuli di materiali e strutture deteriorate

Nelle aree interessate da demolizioni sarebbero inoltre visibili numerosi cumuli di materiali e rottami. Le fotografie mostrerebbero anche camini anneriti e coperti di polveri, insieme a strutture che presentano evidenti segni di degrado.

Tra gli elementi sottolineati figura inoltre la presenza di vaste superfici dei parchi minerali ancora scoperte, una delle questioni storicamente più delicate per il contenimento della dispersione delle polveri nell’area industriale di Taranto e nei quartieri limitrofi.

La richiesta: chiusura e bonifica dello stabilimento

Gli autori del documento traggono dalle condizioni osservate una conclusione molto netta: ritengono che il deterioramento dell’intera infrastruttura siderurgica sia ormai tale da rendere estremamente oneroso un eventuale adeguamento dello stabilimento alle normative di sicurezza sul lavoro, sanitarie e ambientali.

La proposta avanzata è quindi quella della chiusura definitiva dell’impianto e della bonifica dell’area, evitando la perdita di occupazione attraverso l’impiego dei lavoratori dell’acciaieria proprio nelle attività di messa in sicurezza, risanamento e bonifica del sito.

Una posizione che riporta ancora una volta al centro del confronto sul futuro dell’ex Ilva il nodo del rapporto tra produzione industriale, tutela della salute, sicurezza dei lavoratori, occupazione e risanamento ambientale di una delle aree industriali più controverse d’Italia.