Nel contributo video per ISDE Italia al Forum internazionale dell’Istituto superiore di sanità, il presidente dell’Associazione Medici per l’Ambiente richiama il legame tra salute degli ecosistemi marini, prevenzione primaria e tutela delle generazioni future. La presenza di ISDE tra gli stakeholder riconosciuti conferma il ruolo dei medici per l’ambiente nel dialogo tra scienza, istituzioni e società civile
La salute del mare non è una questione separata dalla salute delle persone. È parte integrante della prevenzione, della sicurezza alimentare, della qualità dell’acqua, della lotta all’inquinamento e della protezione delle generazioni future. È il messaggio rilanciato da Roberto Romizi, presidente dell’Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia, nel contributo video presentato all’interno dell’International High-Level Forum on Ocean and Human Health, promosso dall’Istituto superiore di sanità in occasione della Giornata mondiale degli oceani.
La partecipazione di ISDE Italia nella sezione dedicata ai contributi video delle associazioni italiane e dei centri di ricerca è un elemento significativo: l’Associazione Medici per l’Ambiente viene riconosciuta tra gli stakeholder del percorso di confronto su oceani e salute, a conferma del ruolo svolto dalla comunità medica e scientifica nel promuovere politiche di prevenzione primaria, tutela degli ecosistemi e protezione della salute pubblica.
Il Forum ha riunito istituzioni, esperti internazionali, centri di ricerca e associazioni per approfondire il nesso tra oceani e salute umana. In questo quadro, il contributo di ISDE Italia ha richiamato la necessità di guardare al mare non solo come risorsa ambientale, economica o paesaggistica, ma come componente essenziale della salute pubblica.
Il messaggio di Romizi si inserisce pienamente nella prospettiva One Health e Planetary Health: la salute delle persone, degli animali, degli ecosistemi e delle comunità è interdipendente. Quando gli ecosistemi marini vengono compromessi da inquinamento, plastiche, sostanze chimiche persistenti, scarichi non adeguatamente trattati, perdita di biodiversità e crisi climatica, anche la salute umana ne subisce le conseguenze.
Il mare contribuisce alla regolazione del clima, sostiene catene alimentari fondamentali, partecipa ai cicli dell’acqua e del carbonio, offre risorse biologiche e servizi ecosistemici essenziali. Ma allo stesso tempo può diventare veicolo di esposizione a contaminanti, microplastiche, patogeni, fioriture algali tossiche e sostanze persistenti che entrano negli organismi marini e possono arrivare fino alla tavola.
Per ISDE Italia, la questione centrale è la prevenzione primaria. Non basta misurare i danni quando sono già avvenuti: occorre ridurre le fonti di contaminazione, intervenire sugli scarichi, migliorare i sistemi di depurazione, limitare l’uso e la dispersione di sostanze tossiche, proteggere le coste e rafforzare i controlli sulle matrici ambientali e alimentari.
Romizi richiama così il ruolo dei medici per l’ambiente: portare nel dibattito pubblico e nelle scelte politiche l’evidenza che la salute non nasce solo negli ospedali, ma anche nella qualità dell’aria, dell’acqua, del suolo, del cibo e degli ecosistemi. La tutela del mare diventa quindi una politica sanitaria a tutti gli effetti.
Particolare attenzione va posta al Mediterraneo, un mare semi-chiuso, densamente abitato lungo le coste, attraversato da traffici marittimi intensi e sottoposto a forti pressioni turistiche, industriali e urbane. In un contesto simile, plastiche, contaminanti chimici e nutrienti possono accumularsi e produrre effetti sulla biodiversità, sulla pesca, sulla balneazione e sulla salute delle comunità costiere.
Il contributo di ISDE Italia al Forum sottolinea anche la necessità di un approccio integrato alla sorveglianza: monitoraggi ambientali, dati sanitari, controlli sugli alimenti, analisi delle acque e biomonitoraggio umano devono dialogare tra loro. Solo così è possibile anticipare i rischi e orientare politiche pubbliche efficaci.
La crisi degli oceani è dunque anche una crisi sanitaria. Cambiamento climatico, perdita di biodiversità e inquinamento non sono emergenze parallele, ma aspetti di un’unica crisi ecologica che colpisce direttamente la salute umana. Per questo, secondo ISDE, la protezione degli ecosistemi marini deve entrare stabilmente nelle strategie di prevenzione, nei piani sanitari e nelle politiche ambientali.
Il riconoscimento di ISDE tra gli stakeholder del Forum rafforza questo messaggio: la prevenzione ambientale è parte della sanità pubblica e richiede il coinvolgimento stabile di istituzioni, ricerca, professionisti della salute e società civile.
Il messaggio conclusivo è chiaro: proteggere il mare significa proteggere la vita. Significa difendere l’acqua, il cibo, il clima, la biodiversità e la salute delle persone. E significa assumere una responsabilità verso le generazioni future, perché non può esserci salute umana in un ambiente malato.
