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Le montagne di rifiuti “abbandonati in modo incontrollato” fuori dai cassonetti nella Capitale “che macerano sotto il sole”, costituiscono un “rischio per la salute legato alla proliferazione di parassiti e alla possibilità della diffusione di malattie infettive se c’è il contatto con le persone”. A lanciare l’allarme è Roberto Bertollini, componente del Comitato scientifico Ambiente e salute dell‘Unione europea ed ex direttore dell’Oms a Roma. “In più in queste condizioni di degrado prolifera la popolazione di roditori e di insetti, che possono essere vettori di altri patologie. Meglio stare attenti quindi se si cammina in prossimità dei cassonetti, sopratutto con i passeggini”, aggiunge il medico.

L’esperto di salute pubblica è in questi giorni a Roma. “Consiglierei – sottolinea all’Adnkronos Salute – di usare i guanti per portare i rifiuti nei cassonetti e, come spesso faccio io, di non lasciarli fuori dai contenitori ma di farsi un giro in macchina per trovare quelli liberi e conferirli in sicurezza”. Secondo Bertollini, nella Capitale “c’è un problema di gestione del ciclo dei rifiuti che non conosce altri esempi in Europa. Una questione che va affrontata superando i pregiudizi ancora molto radicati nei confronti degli inceneritori. Se c’è una emergenza servono interventi rapidi ed efficaci. Mentre in Italia sulla chiusura del ciclo dei rifiuti permangono prese di posizioni che mi ricordano quelle dei ‘no-vax’, con molti pregiudizi e tanta ideologia, per cui alcune persone pensano che la scienza vale solo quando serve a sostenere le proprie tesi. Facciamola finita – conclude – con questi atteggiamenti e risolviamo questa emergenza che, va detto, è precedente alla gestione Raggi”.

Le aziende sanitarie romane, dal canto loro, sono al lavoro: “Bisogna cominciare a usare bene i termini: il ministro della Salute Grillo ha detto che emergenza sanitaria non c’è, ed è vero, ma quello che abbiamo di fronte è una grandissima emergenza igienica”, chiarisce Fabrizio Magrelli, direttore del Servizio igiene e sanità pubblica del dipartimento Prevenzione della Asl Roma 2. “C’è tutta una serie di condizioni – rileva – che è sotto gli occhi di tutti: cassonetti stracolmi, spazzatura sparsa ovunque, vermi, topi, gabbiani, persino cinghiali. E sono tutti fattori che possono portare alla successiva insorgenza di alcune patologie, che però non abbiamo fortunatamente riscontrato: non c’è colera, o tifo, né altri disturbi a trasmissione oro-fecale. I termini ‘emergenza sanitaria’ ed ‘emergenza igienica’ si usano in maniera indifferenziata, ma uno non vale l’altro. Il primo indica la presenza di malattie in atto, l’altro le condizioni che potrebbero portare all’insorgenza di tali malattie. La Regione Lazio ci ha chiesto di vigilare rispetto a situazioni di maggiore vulnerabilità, dove bisogna eliminare con urgenza queste condizioni di criticità igienica. Che centinaia di vermi, da cui nasceranno centinaia di mosconi, vivano sotto casa mia è disdicevole, ma se stazionano sotto un ospedale è ancora più grave perché potrebbero finire per posarsi nelle stanze di degenza, o in un mercato rionale sulla merce esposta. Riceviamo ogni giorno diverse segnalazioni, almeno una ventina – fa sapere – da parte dei cittadini che si lamentano dei rifiuti non raccolti, ma purtroppo la Asl non ha un ruolo di vigilanza istituzionale sull’operato dell’Ama, è il Comune che l’ha. Io ho 12 tecnici della prevenzione per 1,3 milioni di abitanti e non li posso mettere a controllare tutte le segnalazioni. Però lavoriamo coordinandole e creando un sistema per evidenziare quotidianamente all’Ama le situazioni più a rischio”, conclude Magrelli.

Ma oltre al rischio igienico e sanitario, c’è anche quello legato al pericolo di incendi: “Anche a nostro parere non esiste un rischio infettivo diretto. Sicuramente, però, i rifiuti inorganici possono essere incendiati o prendere facilmente fuoco e a quel punto sì che si sprigionerebbero sostanze molto tossiche per la salute dei romani”, segnala Alessandra Brandimarte, del Servizio igiene e sanità pubblica dell’Asl Rm/1. “C’è sia il rischio di autocombustione, perché non si sa mai quale tipo di rifiuti sia presente nei cassonetti e se sia infiammabile, soprattutto coadiuvato dalle altissime temperature di questi giorni – spiega l’esperta – sia il rischio di gesti volontari da parte di una popolazione stanca e fortemente infastidita per l’abbondante presenza di rifiuti sulle strade: ci potrebbe essere il pericolo di fenomeni di incendi dolosi dei cassonetti, una situazione ancora più pericolosa per la salute rispetto alla presenza di rifiuti organici sul manto stradale. E’ per questo che chiediamo all’Ama di raccogliere almeno gli organici giornalmente, poi gli altri tipi di rifiuti possono aspettare”. La Asl è costantemente in contatto con l’Ama: “Abbiamo un’attenzione particolare per i luoghi che vedono la presenza di popolazioni fragili – dice Brandimarte – come ospedali e scuole. In caso di segnalazioni dei cittadini mandiamo sempre i nostri ispettori e scriviamo all’Ama di rimuovere con urgenza i rifiuti se in presenza di aree con popolazioni sensibili. Al momento, oltre al degrado, al fastidio, all’insofferenza per l’odore penetrante, e in molti casi anche di vermi bigattini per terra, in sé e per sé non c’è emergenza sanitaria diretta di tipo infettivo, ma bisogna sicuramente vigilare la situazione giornalmente”.

“Non serve essere un medico o un esperto: basta guardarsi intorno per vedere che la situazione rifiuti nella Capitale è al limite”, rimarca Mauro Mocci dell’Isde (Associazione medici per l’ambiente) Roma. “E con le ondate di calore il quadro peggiorerà. Bene ha fatto la Regione Lazio ad allertare le Asl e i Dipartimenti prevenzione: il pericolo per la salute dei romani è legato infatti alle infezioni, anche respiratorie, e i ratti attirati dai rifiuti organici sono vettori di queste patologie. E’ proprio la presenza dell’organico nelle montagne di spazzatura che circondano i cassonetti a creare problemi: la putrefazione libera microrganismi e attira insetti, topi e gabbiani. E con le ondate di calore il quadro peggiorerà. Le esalazioni, complice il caldo – avverte – peggioreranno. E la presenza di insetti e ratti è preoccupante. Vanno prese delle precauzioni a tutela della salute delle persone. Già sono stati segnalati casi in cui i cittadini, esasperati, bruciano i cumuli. Ma si tratta di azioni molto pericolose, perché così si liberano sostanze tossiche”.

“Dal punto di vista igienico la situazione è catastrofica, mentre dal punto di vista sanitario il rischio è reso probabile dalla proliferazione microbica, favorita anche dal caldo. I cumuli di rifiuti attirano da giorni topi, insetti e uccelli. E proprio ratti e insetti in passato hanno contribuito alla diffusione di epidemie”, aggiunge Walter Ricciardi, ordinario di Igiene e medicina preventiva all’Università Cattolica di Roma e presidente eletto della World Federation of Public Health Association. “Occorre intervenire subito, con la rimozione rapida dei rifiuti e la sanificazione delle aree, che ormai saranno contaminate da vermi, insetti e microrganismi. E’ importante anche – conclude l’esperto – avviare politiche di disinfestazione” a tutela della salute dei cittadini.

Insomma, soprattutto in questi giorni di super-caldo, gli esperti arrivano a dare suggerimenti ‘estremi’: “Sarebbe meglio se i bambini romani, e in particolar modo quelli affetti da allergie, rimanessero a casa il più possibile. Con temperature così torride, unite all’emergenza rifiuti, è infatti molto meglio optare per farli giocare in casa, magari con l’aria condizionata, piuttosto che andare in giro per la città sia a piedi che in auto, magari verso qualche parco giochi confinante con cassonetti straripanti di immondizia”, indica Giuseppe Mele, presidente della Società italiana medici pediatri (Simpe). “Il caldo – spiega il pediatra – non fa altro che esacerbare gli effetti dell’inquinamento atmosferico e quello provocato dalle esalazioni dei rifiuti che ristagnano da giorni, purtroppo, sulle strade della Capitale. Nel caso in cui emergessero degli incendi di cassonetti, poi”, che sono stati ipotizzati anche dalle autorità sanitarie, “la situazione sarebbe anche più grave perché i bambini allergici, che sono ben il 25%, avrebbero anche più problemi rispetto a quelli sani, che già rientrano nelle categorie più a rischio. Decisamente meglio farli rimanere in casa, in un ambiente più fresco e privo di rischi, almeno in questi due giorni di caldo record. Bisogna ricordare, infatti, che i bambini non hanno un sistema di termoregolazione efficace come quello degli adulti e che le condizioni del meteo di oggi, unite all’inquinamento atmosferico dovuto all’emergenza rifiuti, non fanno altro che peggiorare la situazione”.

 

Fonte: AdnKronos Salute