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E’ stato presentato un nuovo rapporto di Greenpeace. basato su dati del Sistema Nazionale per la Protezione Ambientale (SNPA) composto da ISPRA e dalle agenzie regionali e delle province autonome per la protezione dell’ambiente, raccolti tra il 2019 e il 2022. Alla presentazione del documento ha preso parte in rappresentanza di ISDE Italia il dott. Francesco Bertola (ISDE Vicenza), promotore del progetto di ricerca: https://www.isde.it/pfas/

I dati dimostrano che la contaminazione da PFAS è presente in tutte le Regioni italiane in cui sono state effettuate le indagini nei corpi idrici (fiumi, laghi e acque sotterranee). Malgrado l’ampia diffusione di questo inquinamento, nella maggior parte del nostro Paese i controlli sono ancora pochi, frammentari o addirittura assenti, tanto che la reale portata della contaminazione è ancora sconosciuta.

Secondo quanto riportato nel rapporto di Greenpeace Italia “La contaminazione da PFAS in Italia”, queste sostanze sono state rinvenute in quasi 18 mila campioni, pari al 17% delle analisi effettuate dagli enti preposti tra il 2019 e il 2022. 

«I dati relativi alla presenza di PFAS in Italia confermano un’emergenza nazionale diffusa e fuori controllo, che interessa non solo le aree già note per questa contaminazione, ovvero alcune province del Veneto e la zona dell’alessandrino in Piemonte, ma anche numerose altre aree del Paese», afferma Giuseppe Ungherese di Greenpeace Italia. «Si tratta di un quadro grave e per di più incompleto a causa della mancanza di uniformità nei controlli a livello nazionale e dell’inefficacia dei monitoraggi in numerose Regioni». 

Secondo i dati SNPA analizzati da Greenpeace Italia, la percentuale di valori positivi ai PFAS varia da Regione a Regione, anche a seconda dell’accuratezza delle misurazioni effettuate dai diversi enti pubblici. In poche parole, più una Regione fa controlli e utilizza strumenti precisi e all’avanguardia, più è probabile che venga rilevata una positività da PFAS durante i monitoraggi. Basilicata (31%), Veneto (30%) e Liguria (30%) sono le Regioni con la più alta percentuale di analisi positive rispetto ai controlli effettuati tra il 2019 e il 2022. Anche altre sei Regioni (Lombardia, Toscana, Lazio, Umbria, Abruzzo, Campania) presentano un tasso di positività superiore al 10% nel periodo preso in considerazione .

Nonostante questa diffusa contaminazione, la disomogeneità nei controlli degli enti preposti che è stata ricostruita da Greenpeace Italia è sconcertante: quasi il 70% delle analisi nazionali è stato infatti eseguito in sole quattro Regioni del nord Italia (Veneto e Piemonte, interessate da casi storici e ben documentati, a cui si aggiungono Lombardia e Friuli-Venezia Giulia), mentre il restante 30% è distribuito nelle altre 12 Regioni interessate dalle verifiche, creando una sproporzione in termini numerici e di accuratezza. In quattro Regioni del sud Italia (Puglia, Sardegna, Molise e Calabria), dal 2017 al 2022 non risulta invece alcun controllo sulla presenza di PFAS nei corpi idrici. Oltre ad alcune aree del Veneto e dell’Alessandrino, i dati raccolti evidenziano criticità nel novarese, in Lombardia (province di Como, Lecco, Pavia e Monza Brianza), Lazio (Roma, zona Ponte Galeria e viterbese), Emilia Romagna e Abruzzo. 

In precedenza il SNPA aveva pubblicato nel giugno 2019 le Linee guida “Indirizzi per la progettazione delle reti di monitoraggio delle sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) nei corpi idrici superficiali e sotterranei” presentando al contempo i risultati di un’indagine preliminare a livello nazionale – svolta fra febbraio e giugno 2018 – che contiene i primi dati esistenti per tutto il territorio nazionale sui PFAS. Complessivamente furono eseguite 3186 determinazioni di PFAS su un totale di 302 stazioni, situate in 20 tra Regioni e Province autonome, suddivise in 185 stazioni per le acque superficiali e 117 stazioni per le acque sotterranee. (vedi i risultati di quella indagine)

I risultati dei monitoraggi svolti da SNPA sono anche disponibili nel SINTAI – Sistema Informativo Nazionale per la Tutela delle Acque Italiane, che consente l’accesso alle informazioni relative alla tutela delle acque interne e marine.

Selezionando l’opzione “Webgis” e poi “Wise-6” consultare i dati di ogni regione, indicando la sostanza che interessa (in questo caso “PFAS”) ed il sistema restituisce su mappa ed in formato tabellare i dati, che possono essere anche scaricati, puntuali per ogni singola stazione di monitoraggio.

«La situazione rappresentata dai dati SNPA è grave e la realtà potrebbe essere anche peggiore perché si tratta di dati parziali. Cosa aspetta il governo Meloni a promuovere un provvedimento che limiti, a livello nazionale, l’uso e la produzione di queste pericolose sostanze, a tutela dell’ambiente e della salute di tutte e tutti noi?», conclude Ungherese.