Un nuovo rapporto dell’European Environmental Bureau (EEB), con la collaborazione di Legambiente e di altre organizzazioni europee, rivela una contaminazione diffusa da PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche) nelle acque e nei pesci europei, nonostante il divieto di produzione del PFOS sia in vigore dal 2009.
Secondo l’indagine, condotta su dati di monitoraggio provenienti da sette Paesi — Austria, Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna e Svezia — i livelli di PFOS nei pesci superano in modo massiccio le soglie di sicurezza stabilite dalle norme europee. In Italia, tra il 2019 e il 2022, il 9,3% dei campioni ha superato il limite attualmente in vigore (9,1 µg/kg), mentre il 100% eccede il nuovo valore proposto dalla Commissione europea (77 ng/kg, espresso come equivalenti PFOA).
Le aree italiane più contaminate
I principali hotspot si trovano in un triangolo che comprende Bolzano, Venezia e Bologna — aree segnate dalla produzione industriale, metallurgica e tessile. La contaminazione più elevata è stata rilevata nel Padovano (69 µg/kg nel fiume Fossa Monselesana).
Il rapporto cita inoltre il caso Miteni di Trissino, dove undici ex dirigenti sono stati condannati per inquinamento da PFAS, come esempio emblematico della gravità del problema.
Un quadro europeo allarmante
Il superamento dei limiti riguarda tutti i Paesi analizzati: in Svezia e Austria il 40% dei campioni supera il vecchio limite, in Francia il 32%, in Spagna il 25% e in Germania il 22%.
Se si applica il nuovo standard EFSA del 2020, tutti i campioni risultano contaminati oltre soglia. In alcuni casi estremi, come in Svezia (fiume Frommestabäcken) e Germania (Hitzelbach, Renania), i valori sono oltre 12.000 voltesuperiori ai limiti proposti.
Rischi per la salute e per la biodiversità
I PFAS, noti come “forever chemicals” per la loro persistenza, si accumulano nei tessuti animali e umani e sono associati a gravi effetti sulla salute: disturbi endocrini, riduzione della fertilità, alterazioni del metabolismo, patologie epatiche, tiroidee e tumorali.
L’EFSA stima che l’esposizione alimentare media agli “PFAS-4” (PFOS, PFOA, PFNA, PFHxS) sia fino a cinque volte superiore ai livelli considerati sicuri, con i bambini tra i gruppi più vulnerabili.
Gli effetti si estendono anche agli ecosistemi acquatici: riproduzione compromessa, alterazioni genetiche e accumulo lungo la catena alimentare.
Le richieste dell’EEB all’Unione Europea
Il Bureau chiede all’UE e agli Stati membri di:
- Adottare rapidamente il nuovo standard ambientale per 24 PFAS nelle acque e nei pesci, basato sui criteri EFSA.
- Rendere pubblici i dati di monitoraggio e aggiornarli annualmente.
- Inserire misure vincolanti contro l’inquinamento da PFAS nei nuovi Piani di Gestione dei Bacini Idrografici 2028–2033.
- Applicare il principio “chi inquina paga”, garantendo che le aziende responsabili coprano i costi di bonifica e monitoraggio.
Una minaccia persistente e sottovalutata
Nonostante vent’anni di normative ambientali, la contaminazione da PFAS resta estesa e crescente. “Senza limiti più severi e azioni rapide — avverte l’EEB — rischiamo un altro decennio di inerzia, mentre i nostri fiumi, laghi e mari continuano ad accumulare sostanze tossiche che minacciano la salute delle persone e degli ecosistemi.”
📎 Rapporto completo: “The Tip of the PFAS Iceberg – Contaminated Fish, Harmed Ecosystems, and the Urgent Need for Regulation”, European Environmental Bureau (EEB), settembre 2025.
