Per decenni l’Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente ha basato le proprie politiche di tutela dell’aria anche su un principio chiave: stimare e quantificare i benefici sanitari derivanti dalla riduzione dell’inquinamento atmosferico, includendo la diminuzione di attacchi d’asma, malattie cardiovascolari e morti premature.
Secondo documenti interni e comunicazioni visionate dal New York Times, questa impostazione è destinata a cambiare radicalmente. Sotto l’amministrazione del presidente Donald Trump, l’agenzia intende infatti interrompere la monetizzazione dei benefici sanitari legati alla riduzione di due tra gli inquinanti atmosferici più pericolosi e diffusi: il particolato fine (PM2,5) e l’ozono.
Una svolta che indebolisce la tutela della salute
La decisione rappresenta, secondo numerosi esperti di diritto ambientale, una frattura profonda rispetto alla missione storica dell’agenzia, che indica esplicitamente la protezione della salute umana e dell’ambiente come obiettivo prioritario.
Il cambiamento renderà più semplice l’abolizione o l’indebolimento dei limiti alle emissioni provenienti da centrali a carbone, raffinerie, acciaierie e altri grandi impianti industriali, riducendo i costi per le imprese ma aumentando verosimilmente l’esposizione della popolazione a un’aria più inquinata.
Perché PM2,5 e ozono sono così pericolosi
Il PM2,5 è costituito da particelle con diametro inferiore a 2,5 micrometri, in grado di penetrare in profondità nei polmoni e nel flusso sanguigno. L’ozono troposferico, invece, è un gas irritante che si forma a partire dagli ossidi di azoto e dai composti organici volatili emessi da industrie e traffico veicolare, soprattutto nelle giornate calde e soleggiate.
L’esposizione cronica a entrambi è associata a asma, patologie cardiache e respiratorie e a un aumento della mortalità prematura. Anche livelli moderati di PM2,5, sottolineano numerosi studi epidemiologici, possono causare danni polmonari comparabili a quelli del fumo di sigaretta.
Il confronto con l’amministrazione Biden
Durante la presidenza di Joe Biden, l’agenzia aveva rafforzato gli standard sulle emissioni di PM2,5 stimando che, solo nel 2032, le nuove regole avrebbero potuto prevenire fino a 4.500 morti premature e 290.000 giornate lavorative perse. Secondo le stime ufficiali, ogni dollaro investito nella riduzione del particolato fine avrebbe potuto generare fino a 77 dollari di benefici sanitari.
L’attuale linea dell’amministrazione Trump mette in discussione l’affidabilità di queste stime e prevede che nelle analisi costi-benefici vengano considerati esclusivamente gli oneri economici per le imprese, escludendo il valore monetario dei benefici per la salute pubblica.
Le critiche degli esperti
Secondo numerosi giuristi ed esperti di politiche ambientali, ignorare i benefici sanitari significa svuotare di senso l’intero impianto delle regolazioni sull’aria pulita. Considerare solo i costi per l’industria, senza bilanciarli con i vantaggi per la collettività, rende di fatto ingiustificabili le norme a tutela della salute pubblica, che costituiscono la ragion d’essere stessa dell’agenzia.
Le comunicazioni interne indicano che il nuovo approccio verrà applicato sistematicamente in tutte le future analisi di impatto regolatorio, comprese quelle che accompagneranno eventuali provvedimenti di smantellamento dei limiti alle emissioni industriali e ai gas climalteranti delle centrali elettriche.
Implicazioni legali e sanitarie
Esperti di diritto e organizzazioni civiche avvertono che questa scelta potrebbe esporre l’agenzia a ricorsi giudiziari, poiché contrasta con precedenti giurisprudenziali che impongono di valutare sia i costi sia i benefici delle regolazioni ambientali. Inoltre, la rimozione del valore economico attribuito alla salute umana rischia di indebolire ulteriormente la capacità degli Stati Uniti di affrontare l’emergenza sanitaria legata all’inquinamento atmosferico.
Per la comunità scientifica e sanitaria, il messaggio è netto: senza riconoscere il peso dei danni alla salute, le politiche ambientali perdono il loro fondamento essenziale.
Fonte: The New York Times
