Un contributo pubblicato su il manifesto accende i riflettori su un aspetto ancora troppo poco considerato dei conflitti contemporanei: l’impatto sulla qualità dell’aria e sulla salute. Nell’articolo “La guerra che avvelena l’aria”, Giovanni Ghirga, componente del Comitato scientifico di ISDE Italia, analizza le conseguenze ambientali e sanitarie delle operazioni militari.
Le guerre moderne, evidenzia l’autore, non producono solo vittime dirette ma generano anche un pesante carico di inquinamento atmosferico: esplosioni, incendi di depositi di carburante, distruzione di impianti industriali e infrastrutture rilasciano nell’aria particolato fine, metalli pesanti e sostanze tossiche e cancerogene. Un mix che aumenta il rischio di malattie respiratorie, cardiovascolari e oncologiche nelle popolazioni esposte.
A rendere ancora più grave il quadro è la difficoltà di monitorare questi impatti nei contesti di guerra: i sistemi sanitari e ambientali vengono spesso compromessi o distrutti, rendendo invisibili – e quindi sottovalutati – gli effetti a medio e lungo termine.
L’analisi richiama con forza l’attenzione sull’inquinamento da conflitto come emergenza di sanità pubblica globale, pienamente coerente con l’approccio One Health, che lega salute umana, ambiente e contesto socio-politico. Un tema centrale anche per ISDE, che da anni sottolinea come la tutela della pace e dell’ambiente sia parte integrante della prevenzione sanitaria.
