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Distinguere le cause di innesco dalle condizioni che favoriscono la propagazione degli incendi è essenziale per una prevenzione efficace. È il messaggio della lettera di Giovanni Ghirga, pediatra e componente del Comitato scientifico di ISDE Italia, pubblicata il 15 ottobre 2026 sul British Medical Journal (BMJ).

Il contributo interviene nel dibattito sui rischi sanitari del fumo degli incendi boschivi e richiama la necessità di agire prima della combustione, affrontando sia le fonti di accensione sia i fattori che rendono il territorio più vulnerabile.

Il cambiamento climatico prolunga le stagioni degli incendi, rende più secca la vegetazione e favorisce condizioni meteorologiche estreme, aumentando la possibilità che un incendio diventi vasto e difficile da controllare. Questi effetti, sottolinea Ghirga, devono essere distinti dal meccanismo che dà origine al fuoco: caldo e siccità preparano il combustibile, mentre il vento accelera la propagazione, ma l’innesco richiede una fonte di energia. Anche temperature dell’aria di 45–48 °C non provocano ordinariamente l’accensione spontanea della vegetazione.

La distinzione aiuta anche a interpretare correttamente i dati. La lettera richiama una valutazione relativa a 19 Paesi europei: il 96% degli incendi con causa identificata risultava associato ad attività umane, soprattutto negligenze o incidenti. Un dato da leggere insieme a un limite rilevante: per quasi metà degli incendi la causa non era stata accertata. In Canada, invece, i fulmini sono responsabili di circa il 46% degli incendi, ma dell’83% della superficie bruciata. Le priorità di prevenzione devono quindi tenere conto delle differenze territoriali.

Occorre agire su entrambi i livelli. Mitigazione climatica, adattamento e gestione della vegetazione combustibile possono ridurre la suscettibilità del territorio e la gravità degli incendi. Manutenzione delle infrastrutture, limitazioni alle lavorazioni che producono scintille o calore nei periodi di rischio, controlli ed educazione possono ridurre gli inneschi.

Per la tutela della salute pubblica, il contributo richiama dunque il valore della prevenzione primaria: alla protezione delle persone dall’esposizione al fumo deve affiancarsi un impegno sistematico per evitare che gli incendi inizino e limitare le condizioni che ne favoriscono la diffusione.

Fonte: Giovanni Ghirga, “Wildfire prevention must distinguish ignition from fire weather”, BMJ 2026;395:e101082, 15 ottobre 2026. Leggi la pubblicazione⁠.