Le temperature estreme non provocano soltanto colpi di calore, ma sottopongono l’organismo a uno stress continuo, aggravando patologie cardiovascolari, respiratorie e altre malattie croniche. I rischi interessano tutti, ma colpiscono in modo particolare anziani, bambini, persone malate e lavoratori esposti. Il caldo può inoltre modificare il modo in cui l’organismo metabolizza alcuni farmaci, rendendo opportuno il confronto con il medico.
Intervistato da Città Nuova, Agostino Di Ciaula, presidente del Comitato scientifico di ISDE Italia, sottolinea che l’emergenza non è soltanto sanitaria, ma anche sociale. Chi vive in abitazioni non adeguatamente raffrescate o perde ore di lavoro a causa delle temperature elevate subisce conseguenze economiche più pesanti, con un ulteriore aumento delle disuguaglianze.
In Italia, tra il 2012 e il 2021, sarebbero stati registrati mediamente circa 7.400 decessi all’anno collegati alle ondate di calore, più del doppio rispetto ai decenni precedenti. Ma questi effetti rappresentano soltanto la parte più visibile della crisi climatica: l’inquinamento atmosferico, gli incendi, la siccità, la riduzione della quantità e della qualità dei raccolti e l’aumento dei prezzi alimentari producono ulteriori conseguenze sulla salute.
Le azioni individuali, come adottare stili di vita più sani e ridurre i consumi più impattanti, sono importanti, ma non sufficienti. Secondo Di Ciaula servono politiche strutturali e interventi coordinati a livello nazionale e internazionale per ridurre le emissioni, contrastare le disuguaglianze e affrontare insieme salute umana, ambiente e clima secondo l’approccio One Health.
Fonte: Città Nuova
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