Skip to main content

Il settantesimo volume della rivista del Centro Sperimentale per la Promozione della Salute e l’Educazione Sanitaria affronta le nuove sfide poste da intelligenza artificiale, disuguaglianze, crisi ambientale e trasformazione dei servizi territoriali

Non una celebrazione rivolta al passato, ma un’occasione per interrogarsi sul futuro. Per il suo settantesimo volume, la rivista scientifica Sistema Salute, pubblicata dal Centro Sperimentale per la Promozione della Salute e l’Educazione Sanitaria, propone il numero monografico Educazione alla salute: un futuro è possibile?.

La domanda scelta come titolo riflette un passaggio storico. Pandemie, crisi climatica, aumento delle disuguaglianze, rivoluzione digitale e diffusione dell’intelligenza artificiale stanno trasformando tanto i bisogni di salute quanto le modalità con cui le persone cercano informazioni, assumono decisioni e si rapportano ai servizi sanitari.

Come sottolinea Giancarlo Pocetta nella presentazione del volume, l’educazione alla salute non può più coincidere con la vecchia istruzione sanitaria fondata sulla trasmissione verticale di prescrizioni, obblighi e divieti. Deve invece diventare un processo permanente di consapevolezza, partecipazione e sviluppo delle competenze, capace di accompagnare le persone lungo tutto il corso della vita.

Il numero raccoglie contributi di ricercatori, professionisti e operatori impegnati in diversi ambiti della promozione della salute. Ne emerge un quadro ampio, nel quale educazione, ambiente, tecnologie digitali, cultura, scuola e servizi territoriali sono parti di uno stesso sistema.

Dall’istruzione sanitaria alla promozione socio-ecologica

Uno dei fili conduttori del volume è la necessità di superare una visione della salute limitata alle scelte e ai comportamenti individuali.

Dire alle persone di mangiare meglio, muoversi di più o evitare determinati fattori di rischio non è sufficiente se le condizioni economiche, sociali e ambientali rendono queste scelte difficili o persino impossibili. L’educazione alla salute deve quindi misurarsi con i determinanti sociali, con la povertà, con la qualità degli ambienti di vita e di lavoro e con le disuguaglianze nell’accesso ai servizi.

Nel contributo “Dall’Educazione alla Salute alla Promozione socio-ecologica della Salute”, Flavio Lirussi ed Erio Ziglio ricostruiscono questo cambiamento di prospettiva. La salute non è il risultato esclusivo delle decisioni del singolo, ma nasce dall’interazione fra persone, comunità, istituzioni ed ecosistemi.

Il tema viene ripreso anche da Pino Fiumanò, che propone di ridisegnare l’educazione sanitaria come una vera e propria “ecologia della salute”, valorizzando performing arts, spiritualità e comunità nei processi di capacitazione, resilienza e costruzione di nuove cittadinanze.

Non possiamo essere sani in un pianeta malato

La prospettiva socio-ecologica trova il proprio sviluppo naturale nel modello One Health, secondo cui la salute umana, quella animale e quella degli ecosistemi sono strettamente interdipendenti.

In un tempo segnato dal riscaldamento globale, dall’inquinamento, dalla perdita di biodiversità e dalla diffusione di malattie emergenti, educare alla salute significa anche rendere comprensibili le connessioni tra comportamenti, modelli produttivi, ambiente e benessere collettivo.

Il contributo di Giuseppe Fattori, “Social Marketing for One Health: a new approach to behavioural change”, analizza il ruolo che il marketing sociale può svolgere nella promozione di comportamenti favorevoli alla salute delle persone e del pianeta.

Sara Caldonazzi e Linda Trotta presentano invece “Escape in Natura”, un intervento educativo destinato alla scuola primaria e finalizzato allo sviluppo delle competenze per la vita attraverso il rapporto con gli ambienti naturali.

Esperienze di questo tipo mostrano come la natura possa diventare uno spazio educativo e relazionale, oltre che una risorsa per il benessere psicofisico. L’obiettivo non è soltanto trasmettere informazioni sui rischi ambientali, ma favorire un cambiamento culturale fondato sulla consapevolezza dell’interdipendenza tra salute e ambiente.

Dottor Google, influencer e intelligenza artificiale

Una parte importante del numero è dedicata alla trasformazione digitale. Per molti cittadini la ricerca di informazioni sanitarie non comincia più nello studio del medico o in un servizio pubblico, ma davanti allo schermo di uno smartphone.

Alla stagione del “Dottor Google” si è aggiunta quella del “Dottor Influencer”. TikTok, Instagram e altre piattaforme digitali ospitano una quantità crescente di contenuti dedicati a diete, farmaci, salute mentale, attività fisica e prevenzione. Queste informazioni sono spesso prodotte da creator privi di una preparazione professionale specifica, ma capaci di raggiungere un pubblico molto ampio.

Cassandra Colanera, Sonia Chiaravalloti e Marco Gallo affrontano il fenomeno attraverso una revisione sistematica dell’impatto delle informazioni sanitarie diffuse dai creator non professionisti tra il 2015 e il 2025.

La capacità comunicativa degli influencer può contribuire alla diffusione di messaggi utili, ma comporta anche rischi rilevanti: semplificazioni eccessive, pubblicità non trasparente, promozione di rimedi privi di efficacia e circolazione di informazioni false o fuorvianti.

Pierpaola Pierucci approfondisce invece il ruolo delle piattaforme e degli algoritmi nell’era dell’intelligenza artificiale. La tecnologia non dovrebbe sostituire la relazione educativa, ma essere governata e utilizzata per rafforzarla. Da qui la proposta di una “co-educazione algoritmica”, nella quale professionisti e cittadini acquisiscano gli strumenti necessari per comprendere come le piattaforme selezionano, ordinano e rendono visibili le informazioni.

L’alfabetizzazione sanitaria deve quindi comprendere anche una nuova alfabetizzazione digitale: riconoscere le fonti affidabili, distinguere informazione e pubblicità, comprendere i limiti degli strumenti automatizzati e mantenere la capacità di assumere decisioni consapevoli.

Health literacy come infrastruttura educativa

Il rapporto tra educazione alla salute e health literacy è al centro del contributo di Chiara Lorini e Guglielmo Bonaccorsi. Le due dimensioni si rafforzano reciprocamente: l’educazione sviluppa le competenze necessarie per trovare, comprendere e utilizzare le informazioni sanitarie; una maggiore alfabetizzazione permette a sua volta di partecipare in modo più attivo ai percorsi di cura e prevenzione.

Cinzia Cantini propone di considerare la health literacy una vera infrastruttura educativa dei servizi territoriali. Non una competenza da lasciare alla responsabilità del singolo cittadino, dunque, ma un criterio con cui organizzare comunicazione, accesso, accoglienza e percorsi assistenziali.

Carlo Scovino approfondisce le opportunità che l’educazione sanitaria può offrire alle professioni della salute, mentre Alessia La Rocca, Monica Marmentini, Giuseppina Ravizzi ed Enrico Burato esaminano il ruolo degli assistenti sanitari nelle strategie integrate di contrasto all’antimicrobico-resistenza tra ospedale e territorio.

Povertà e disuguaglianze condizionano la salute

La salute non è distribuita in modo uniforme. Reddito, istruzione, abitazione, lavoro e accesso ai servizi influenzano sia l’esposizione ai fattori di rischio sia la possibilità di adottare comportamenti salutari.

Giuseppina Cersosimo, Lucia Landolfi, Giuseppina Moccia e Francesco De Caro analizzano il rapporto tra obesità e povertà, mostrando come anche una condizione spesso attribuita alle sole responsabilità individuali sia legata alla disponibilità e al costo degli alimenti, agli ambienti di vita e alle opportunità di svolgere attività fisica.

Il volume dedica attenzione anche alle persone private della libertà. Keren Agyei Acheampong, Laura Paderni, Giuseppina Ravizzi ed Enrico Burato presentano un’esperienza di prevenzione e promozione della salute rivolta ai detenuti nel territorio bresciano. Il progetto richiama il principio dell’equità: raggiungere le persone nei luoghi in cui vivono, anche quando questi luoghi sono marginali o separati dal resto della comunità.

La prossimità diventa così una strategia indispensabile per ridurre le distanze sociali, culturali e organizzative che impediscono a una parte della popolazione di beneficiare pienamente delle opportunità di prevenzione.

Scuole e Case della Comunità per educare lungo tutto il corso della vita

Marco Ingrosso propone la costruzione di un nuovo asse tra scuole e Case della Comunità. Sono due ambiti strategici per sviluppare competenze individuali e collettive e accompagnare le persone lungo l’intero arco della vita.

La scuola può aiutare bambini e adolescenti a comprendere il rapporto tra comportamenti, relazioni, ambiente e benessere. Le Case della Comunità, se interpretate non soltanto come luoghi di erogazione delle prestazioni, possono diventare spazi di partecipazione, prevenzione ed educazione permanente.

Gerardo Astorino, Francesca Celenza, Andrea Difalco, Simone Marinelli e Maura Avagliano considerano la salute una competenza da acquisire a scuola. Francesca Colucci affronta invece l’educazione alla salute degli adolescenti dopo la pandemia, con particolare attenzione al welfare scolastico e alla gestione della fame emotiva.

Un ulteriore contributo, firmato da Francesca Celenza, Gerardo Astorino, Simone Marinelli, Maura Avagliano e Paolo Pandolfi, presenta esperienze e sviluppi della promozione della salute nell’ambito del Piano regionale della prevenzione dell’Emilia-Romagna e della legge regionale 19 del 2018.

Un’educazione permanente, ecologica e partecipata

Il settantesimo volume di Sistema Salute propone dunque una trasformazione profonda. L’educazione alla salute non può essere confinata a campagne occasionali, lezioni scolastiche o materiali informativi. Deve diventare un processo di apprendimento permanente, presente nei servizi sanitari, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle comunità e negli ambienti digitali.

Deve inoltre riconoscere che i comportamenti individuali si formano dentro condizioni sociali, economiche e ambientali sulle quali le politiche pubbliche possono e devono intervenire.

La domanda “un futuro è possibile?” non ammette risposte semplici. Il futuro dell’educazione alla salute dipenderà dalla capacità di affrontare le disuguaglianze, governare le tecnologie, rafforzare i servizi di prossimità e ricomporre la relazione tra persone, comunità ed ecosistemi.

Il numero speciale offre strumenti, esperienze e prospettive per intraprendere questo percorso. La sua indicazione centrale è chiara: educare alla salute oggi significa educare alla complessità, alla partecipazione e alla responsabilità condivisa, nella consapevolezza che nessuna comunità può essere davvero sana in un ambiente malato