Una pronuncia destinata ad avere importanti conseguenze sul fronte della tutela della salute e dei diritti dei consumatori. Con l’ordinanza n. 24015/2026, pubblicata il 24 luglio, la Terza sezione civile della Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di Monica Briganti contro Apple Distribution International Ltd., cassando la precedente sentenza della Corte d’Appello di Bologna e rinviando la causa alla stessa Corte in diversa composizione.
Al centro della controversia vi è un tema sul quale ISDE Italia – Associazione Medici per l’Ambiente richiama da tempo l’attenzione: la necessità di adottare un approccio precauzionale nei confronti dell’esposizione alle radiofrequenze e di garantire ai cittadini informazioni adeguate sulle modalità di utilizzo dei telefoni cellulari che consentano di ridurre l’esposizione.
La causa è stata promossa e patrocinata, fin dal primo grado, dall’avvocato Fabio Cardanobile, che nel 2019 aveva avuto anche un confronto con Agostino Di Ciaula, presidente del Comitato scientifico ISDE Italia, sulle evidenze scientifiche e sul Rapporto ISTISAN 11/19, allora richiamato nel procedimento.
L’incertezza scientifica non esonera dall’informare
Uno degli aspetti più significativi dell’ordinanza riguarda il rapporto tra incertezza scientifica e principio di precauzione. La Cassazione chiarisce che la conformità di un prodotto agli standard tecnici e la presenza della marcatura CE rappresentano una soglia di sicurezza, ma non esauriscono necessariamente gli obblighi del produttore. Anche la mancanza di informazioni e avvertenze adeguate può assumere rilievo quando esistano rischi non immediatamente percepibili dal consumatore.
Particolarmente rilevante è l’affermazione secondo cui l’incertezza scientifica non può essere considerata un fattore che esonera dall’obbligo di informare. Al contrario, scrive la Corte, essa può costituire il presupposto per attivarsi in funzione preventiva a tutela dei consumatori.
La Cassazione richiama inoltre il principio ALARA – “as low as reasonably achievable”, secondo cui l’esposizione a fattori potenzialmente nocivi dovrebbe essere mantenuta al livello più basso ragionevolmente possibile. Nel caso dei cellulari ciò si traduce, secondo la Corte, nell’esigenza di informare il consumatore sulle modalità di utilizzo che consentono di ridurre l’esposizione alle radiofrequenze.
La pronuncia sottolinea infatti che gli obblighi cautelari e informativi possono sorgere anche «in presenza di studi preliminari, approfondimenti scientifici non conclusivi o evidenze epidemiologiche incomplete», quando questi elementi siano in grado di prospettare un rischio per la salute.
Il diritto del consumatore a scegliere consapevolmente
Un secondo elemento di rilievo riguarda il diritto all’autodeterminazione del consumatore. Secondo la Cassazione, la questione non può essere ridotta alla dimostrazione di un danno alla salute provocato dalle radiofrequenze.
L’omessa informazione può infatti incidere sulla possibilità della persona di decidere consapevolmente come utilizzare il dispositivo e come gestire la propria esposizione. Nel caso in esame, la ricorrente ha sostenuto che, se adeguatamente informata, avrebbe limitato l’uso prolungato del telefono, utilizzato maggiormente vivavoce o auricolari, evitato di tenere il dispositivo a contatto con il corpo o acceso vicino a sé durante la notte e adottato maggiori precauzioni in presenza dei figli minori.
La Suprema Corte ha quindi stabilito che spetterà al giudice del rinvio verificare concretamente se l’omissione informativa abbia inciso sul processo decisionale della consumatrice e se ricorrano i presupposti per il risarcimento.
Non solo risarcimento: possibili misure preventive
La portata della decisione va però oltre il possibile risarcimento. La Cassazione afferma che la tutela della salute può richiedere anche strumenti preventivi e inibitori, senza attendere che un danno si sia già verificato.
Il giudice di merito dovrà quindi valutare anche la possibilità di rimedi ulteriori, tra i quali la Corte indica espressamente l’inserimento, l’integrazione o la correzione delle avvertenze fornite dal produttore, strumenti digitali capaci di richiamare periodicamente l’attenzione dell’utente sull’esposizione prolungata e persino la fornitura di accessori che consentano un utilizzo del dispositivo in condizioni di maggiore sicurezza.
È importante precisare che la Cassazione non ha ancora riconosciuto un risarcimento né ha direttamente imposto ad Apple specifiche nuove avvertenze sulle confezioni: ha cassato la sentenza d’appello e rinviato la causa affinché venga nuovamente esaminata applicando i principi indicati nell’ordinanza.
Un principio coerente con l’approccio sostenuto da ISDE
La pronuncia assume particolare interesse anche per ISDE perché valorizza un’impostazione da tempo sostenuta dall’Associazione: l’assenza di una certezza scientifica definitiva non deve trasformarsi in assenza di prevenzione, soprattutto quando semplici comportamenti individuali e una corretta informazione possono contribuire a ridurre l’esposizione.
L’ordinanza della Cassazione sposta quindi l’attenzione dalla sola domanda “è stato dimostrato con certezza un danno?” a una questione più ampia di sanità pubblica e tutela del consumatore: in presenza di un rischio scientificamente plausibile, quali informazioni e quali precauzioni sono necessarie per consentire alle persone di scegliere consapevolmente?
È un passaggio importante, che rafforza il valore dell’informazione, della prevenzione e del principio di precauzione nella tutela della salute.
