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La riduzione della mortalità per tumori è uno dei risultati più significativi della medicina contemporanea. Tuttavia, mentre le cure migliorano, l’incidenza delle patologie oncologiche continua ad aumentare, segnalando un limite strutturale di un modello sanitario ancora troppo centrato sulla cura e non sulla prevenzione. È da questa consapevolezza che nasce il volume L’impatto dell’ambiente e degli stili di vita nel rischio onco-ematologico, a cura di Aurelio Angelini e Mariaclaudia Cusumano, promosso da Associazione Italiana contro le Leucemie-Linfomi e il Mieloma (AIL) e pubblicato nella collana Benessere, Ambiente e Salute.

Il libro raccoglie gli atti del convegno nazionale AIL “Curare è prendersi cura. Impatto ambientale e rischio sanitario, benessere e stili di vita”, svoltosi a Roma nell’ottobre 2024, e propone una lettura multidisciplinare delle determinanti ambientali, sociali e comportamentali delle malattie onco-ematologiche.

Incidenza in aumento, prevenzione in ritardo

In Italia, nel 2023, sono state stimate 395 mila nuove diagnosi di tumore, mentre oltre 3,5 milioni di persone vivono dopo una diagnosi oncologica. Un dato che riflette il successo delle terapie, ma anche l’aumento dell’esposizione a fattori di rischio evitabili. Come sottolineato nel volume, la diminuzione della mortalità non è accompagnata da un’analoga riduzione dell’incidenza, con costi crescenti per le famiglie e per il Servizio sanitario nazionale.

Secondo gli autori, rafforzare la prevenzione primaria è oggi una priorità non solo sanitaria, ma anche sociale ed economica.

L’ambiente come determinante di salute

Ampio spazio è dedicato al ruolo dell’inquinamento ambientale. Le evidenze scientifiche richiamate nel volume indicano come l’esposizione cronica a particolato atmosferico (PM2,5 e PM10), biossido di azoto (NO₂) e altri inquinanti urbani contribuisca ad aumentare il rischio di leucemie e altre patologie ematologiche, soprattutto nelle aree ad alta densità abitativa.

Accanto agli inquinanti “tradizionali”, emergono nuove minacce come i PFAS, sostanze persistenti e bioaccumulabili, ormai riconosciute come una delle sfide sanitarie più insidiose per le generazioni presenti e future. Il volume richiama la necessità di politiche di riduzione delle emissioni, bonifica dei siti contaminati, biomonitoraggio e applicazione del principio di precauzione.

Stili di vita, disuguaglianze e rischio sanitario

Il libro mette in evidenza come stili di vita non salutari – fumo, sedentarietà, alimentazione scorretta, obesità – interagiscano con l’ambiente nel determinare il rischio onco-ematologico. Questi comportamenti, tuttavia, non sono solo scelte individuali: risentono fortemente delle disuguaglianze sociali, delle crisi economiche e delle condizioni urbane in cui le persone vivono.

Le crisi economiche e ambientali tendono a ridurre l’attività fisica, peggiorare la qualità della dieta e limitare l’accesso alle cure, accentuando le fragilità già esistenti e ampliando il divario di salute tra gruppi sociali.

One Health e prevenzione primaria

Il filo conduttore del volume è l’approccio One Health, che riconosce l’interconnessione tra salute umana, salute degli ecosistemi e condizioni socio-economiche. Le malattie onco-ematologiche vengono così lette come esito di una complessa interazione tra genetica, ambiente ed esposizioni cumulative, il cosiddetto “esposoma” individuale.

In questa prospettiva, la prevenzione non può limitarsi alla diagnosi precoce, ma deve includere politiche ambientali più ambiziose, pianificazione urbana orientata alla salute, promozione di stili di vita sostenibili e riduzione delle disuguaglianze.

Dalla cura alla “presa in carico” della salute

Il messaggio che emerge con forza dal lavoro promosso da AIL è la necessità di un cambio di paradigma: non basta curare, occorre prendersi cura delle persone e dei territori. La salute viene riconosciuta come bene comune, strettamente legato alla qualità dell’ambiente e alla giustizia sociale.

Una prospettiva che trova piena coerenza con l’impegno di ISDE nel promuovere politiche di prevenzione primaria e nel ribadire che la tutela dell’ambiente è una delle più potenti forme di prevenzione oncologica.