Skip to main content

Un’analisi dell’Agenzia francese per la transizione ecologica (ADEME) richiama l’attenzione sui costi ambientali della crescente diffusione dell’intelligenza artificiale generativa. Entro il 2030 il consumo elettrico mondiale dei centri dati potrebbe raddoppiare. Servono trasparenza, valutazioni degli impatti e tecnologie più sobrie. Questioni che sono state affrontate anche in occasione del Congresso nazionale di ISDE Italia, svoltosi a Sansepolcro dal 23 al 25 ottobre 2026.

L’intelligenza artificiale generativa sta entrando rapidamente nella vita quotidiana, nelle attività professionali, nella ricerca scientifica e nei servizi pubblici. Dalla produzione di testi e immagini all’elaborazione di grandi quantità di dati, le applicazioni si moltiplicano, accompagnate dalla promessa di migliorare la produttività e contribuire anche alla transizione ecologica. Ma dietro strumenti apparentemente immateriali si nasconde un sistema industriale che richiede enormi quantità di energia, acqua, materie prime e infrastrutture.

A richiamare l’attenzione su questi aspetti è l’Agenzia francese per la transizione ecologica (ADEME), che nell’ottobre 2026 ha pubblicato un approfondimento dedicato agli impatti ambientali dell’intelligenza artificiale generativa e alle possibili strategie per contenerli. L’analisi riprende un documento di valutazione pubblicato dall’Agenzia nel luglio 2026, nel quale vengono esaminati gli effetti diretti e indiretti di queste tecnologie e formulate raccomandazioni rivolte alle istituzioni, alle imprese e agli utilizzatori. ADEME Infos+1

Dietro l’intelligenza artificiale, un sistema industriale ad alto consumo di risorse

Uno degli aspetti sottolineati dall’ADEME riguarda la natura profondamente materiale dell’intelligenza artificiale. Il funzionamento dei sistemi generativi richiede potenti processori, server, reti di trasmissione e grandi centri di elaborazione dati, la cui realizzazione comporta un significativo impiego di risorse naturali.

Al centro di queste infrastrutture si trovano le GPU, processori specializzati capaci di eseguire contemporaneamente enormi quantità di calcoli. Secondo l’ADEME, le GPU più avanzate possono costare tra 40.000 e 50.000 dollari ciascuna e richiedono un’alimentazione elettrica continua. I grandi centri dedicati all’intelligenza artificiale possono ospitare decine di migliaia di questi componenti, raggiungendo potenze installate paragonabili a quelle di grandi impianti di produzione energetica.

Il problema non riguarda soltanto l’elettricità necessaria al funzionamento dei server. La produzione dei componenti elettronici richiede minerali e metalli, processi industriali complessi e importanti quantità di energia. A questo si aggiungono il consumo di suolo per la costruzione dei centri dati, l’utilizzo di acqua per il raffreddamento delle apparecchiature e la produzione di calore, che può incidere sulle condizioni ambientali locali.

Particolarmente delicato è il tema dell’acqua, soprattutto nei territori già esposti a siccità e stress idrico. La localizzazione di nuovi centri dati può infatti determinare una competizione nell’utilizzo delle risorse idriche tra attività industriali, agricoltura, ecosistemi e bisogni delle comunità.

Le prospettive di crescita sono particolarmente significative. Secondo i dati riportati dall’ADEME, nel 2025 il consumo elettrico mondiale dei centri dati ha raggiunto circa 485 terawattora, un valore paragonabile al consumo annuale di elettricità della Francia. Entro il 2030 questa domanda potrebbe raddoppiare, mentre in Francia, proseguendo lungo l’attuale traiettoria, i consumi potrebbero aumentare di 3,7 volte entro il 2035.

Un elemento importante riguarda la distinzione tra l’addestramento dei modelli e il loro utilizzo. La fase iniziale, durante la quale i sistemi apprendono da enormi quantità di dati, richiede grandi capacità di calcolo. Tuttavia, anche il funzionamento quotidiano dei servizi può determinare consumi molto elevati, soprattutto quando le richieste degli utenti raggiungono miliardi di operazioni giornaliere.

L’ADEME ricorda che nel luglio 2025 ChatGPT registrava circa 2,6 miliardi di richieste al giorno. Applicando una stima del consumo energetico per singola richiesta comunicata da OpenAI, l’Agenzia calcola un fabbisogno di circa 884 megawattora giornalieri, equivalente al consumo elettrico di circa 145.000 persone in Francia. Si tratta di una valutazione indicativa, che evidenzia quanto sia difficile misurare con precisione l’impatto di sistemi in continua evoluzione. ADEME Infos+1

L’impatto climatico dipende anche da come viene prodotta l’elettricità

Il consumo energetico non si traduce automaticamente nello stesso livello di emissioni climalteranti. Un centro dati alimentato da elettricità prodotta prevalentemente attraverso fonti fossili presenta un’impronta climatica diversa rispetto a un’infrastruttura che utilizza energia a basse emissioni di carbonio.

L’ADEME evidenzia come il mix elettrico rappresenti quindi una variabile decisiva nella valutazione degli impatti. In Francia, dove la produzione elettrica presenta una bassa intensità carbonica grazie soprattutto al nucleare, le emissioni associate ai consumi dei centri dati possono risultare inferiori rispetto a quelle di Paesi maggiormente dipendenti dal carbone e dal gas.

Negli Stati Uniti, per esempio, la crescita della domanda energetica legata ai centri dati sta portando alcuni operatori a prevedere impianti a gas dedicati, anche per superare le difficoltà di connessione alle reti elettriche.

La questione solleva interrogativi importanti rispetto agli obiettivi di decarbonizzazione. L’aumento della domanda elettrica delle infrastrutture digitali può infatti rendere più complessa la riduzione complessiva delle emissioni, soprattutto quando richiede nuova capacità di generazione da combustibili fossili.

L’intelligenza artificiale può aiutare l’ambiente, ma i benefici non sono automatici

Un altro tema affrontato dall’ADEME riguarda il possibile contributo dell’intelligenza artificiale alla transizione ecologica. Le applicazioni sono numerose: ottimizzazione dei consumi energetici, gestione delle reti elettriche, miglioramento della logistica, manutenzione predittiva degli impianti, monitoraggio ambientale e analisi dei rischi climatici.

Tuttavia, l’Agenzia sottolinea che molte delle applicazioni oggi utilizzate con finalità ambientali si basano su sistemi di intelligenza artificiale tradizionali, spesso meno energivori rispetto ai grandi modelli generativi.

Inoltre, i benefici devono essere verificati attraverso valutazioni che considerino l’intero ciclo di vita delle tecnologie e gli eventuali effetti indiretti. Un sistema che consente di ridurre i consumi di un processo industriale, per esempio, non produce necessariamente un beneficio ambientale netto se il risparmio ottenuto favorisce un aumento complessivo della produzione e dei consumi.

Esiste poi il problema delle applicazioni dell’intelligenza artificiale che possono contribuire ad ampliare attività ambientalmente dannose. L’ADEME cita l’impiego di queste tecnologie per ottimizzare l’estrazione dei combustibili fossili o individuare nuovi giacimenti petroliferi. In questi casi, gli effetti indiretti sul clima possono risultare ben superiori all’impronta energetica dei sistemi informatici utilizzati.

La questione centrale non è quindi soltanto quanto consuma l’intelligenza artificiale, ma anche per quali finalità viene impiegata e quali conseguenze produce sull’ambiente e sulla società. Agence de la transition écologique+1

Trasparenza, progettazione sostenibile e utilizzo responsabile

Per affrontare queste criticità, l’ADEME individua quattro principali ambiti di intervento: misurazione degli impatti, progettazione di sistemi più efficienti, pianificazione delle infrastrutture e utilizzo consapevole delle tecnologie.

Il primo problema riguarda la trasparenza. Le grandi aziende del settore rendono disponibili informazioni ancora insufficienti sui consumi energetici, sull’utilizzo delle risorse e sulle caratteristiche delle infrastrutture. Inoltre, le metodologie di valutazione sono spesso differenti, rendendo difficile confrontare i diversi sistemi.

L’Agenzia propone quindi di sviluppare criteri comuni basati sull’analisi del ciclo di vita, considerando non soltanto le emissioni di gas serra, ma anche i consumi energetici e idrici, l’impiego di materie prime e gli effetti sugli ecosistemi.

Un secondo ambito riguarda la progettazione. Non tutte le attività richiedono necessariamente modelli generativi di grandi dimensioni. Per molte applicazioni possono essere sufficienti strumenti più semplici, modelli specializzati o sistemi informatici tradizionali, con consumi e costi inferiori.

La pianificazione territoriale costituisce un ulteriore elemento essenziale. La localizzazione dei centri dati dovrebbe tenere conto della disponibilità energetica e idrica, degli impatti sul territorio e delle opportunità di recuperare il calore prodotto dai server, per esempio attraverso reti di teleriscaldamento.

Infine, anche gli utilizzatori possono contribuire a limitare i consumi, scegliendo strumenti proporzionati alle effettive necessità, evitando elaborazioni superflue e riducendo il ricorso a funzioni particolarmente energivore, come la generazione di video. L’ADEME richiama inoltre l’importanza di consentire agli utenti di disattivare le funzionalità di intelligenza artificiale introdotte automaticamente nei servizi digitali. ADEME Infos

Ambiente, salute e nuove tecnologie: il tema anche al Congresso ISDE di Sansepolcro

Le problematiche ambientali connesse alla crescente diffusione dell’intelligenza artificiale si inseriscono in una riflessione più ampia sul rapporto tra innovazione tecnologica, sostenibilità e tutela della salute, affrontata anche in occasione del Congresso nazionale dell’Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia, svoltosi dal 23 al 25 ottobre 2026 presso il Centro direzionale di ricerca Aboca a Sansepolcro, in provincia di Arezzo.

Nel corso del Congresso, dedicato alla costruzione di conoscenze e competenze per affrontare le sfide della salute ambientale, si è parlato anche delle problematiche legate alle nuove tecnologie e dei loro possibili effetti sull’ambiente e sulla salute.

Il tema dell’intelligenza artificiale assume particolare rilevanza nell’ambito dell’approccio One Health, che riconosce le strette interconnessioni tra salute umana, salute degli ecosistemi e condizioni ambientali. La crescente richiesta di energia, l’utilizzo di risorse idriche, l’estrazione di minerali necessari alla produzione dei componenti elettronici e la gestione dei rifiuti tecnologici costituiscono infatti fattori che possono determinare conseguenze ambientali e sanitarie lungo l’intera filiera produttiva.

Da questa prospettiva, valutare le innovazioni tecnologiche significa considerare non soltanto i benefici immediati per gli utilizzatori, ma anche gli effetti complessivi sui territori, sulle comunità e sulle generazioni future.

La riflessione sviluppata in occasione del Congresso di Sansepolcro si collega dunque alle questioni sollevate dall’ADEME: la necessità di accompagnare lo sviluppo tecnologico con valutazioni scientifiche indipendenti, trasparenza delle informazioni e strumenti di prevenzione dei rischi ambientali.

Una sfida per le politiche ambientali e sanitarie

L’espansione dell’intelligenza artificiale rappresenta una trasformazione destinata a incidere profondamente sull’economia e sulla società. I suoi effetti ambientali, tuttavia, non possono essere considerati un aspetto secondario rispetto alle opportunità offerte dall’innovazione.

Le valutazioni dell’ADEME mostrano come sia necessario superare l’idea di un mondo digitale privo di conseguenze materiali. Ogni infrastruttura informatica richiede energia e risorse, mentre la produzione e lo smaltimento delle apparecchiature possono generare impatti ambientali che devono essere conosciuti, misurati e ridotti.

Per le istituzioni pubbliche, il settore sanitario, il mondo della ricerca e le organizzazioni impegnate nella tutela dell’ambiente si apre quindi un campo di attenzione sempre più importante. Promuovere un’intelligenza artificiale realmente sostenibile significa orientarne lo sviluppo verso bisogni sociali e ambientali documentabili, evitando che la crescita dei consumi e delle infrastrutture comprometta gli obiettivi di protezione del clima, delle risorse naturali e della salute.

La questione non è rinunciare alle opportunità offerte dall’intelligenza artificiale, ma garantire che il suo sviluppo avvenga entro criteri di responsabilità ambientale, utilità sociale e tutela della salute collettiva.

Fonte: ADEME, IA générative: quel impact environnemental réel et comment l’encadrer?, ottobre 2026. Approfondimento basato sul documento L’intelligence artificielle générative: des impacts environnementaux importants, luglio 2026. Leggi l’approfondimento ADEME