Al Congresso nazionale ISDE Italia, Bettina Menne ha affrontato il passaggio dalla ricerca alle decisioni pubbliche, richiamando il ruolo della fiducia, della comunicazione e delle alleanze.
Come si traducono le evidenze scientifiche in politiche capaci di migliorare la salute delle persone? È il tema affrontato da Bettina Menne nell’intervento “Dalle evidenze alla salute: le politiche per la salute”, presentato il 25 ottobre al Congresso nazionale ISDE Italia di Sansepolcro.
La relazione ha posto al centro le condizioni che consentono alla conoscenza di orientare le scelte pubbliche. La tipologia delle evidenze disponibili, la fiducia, la comunicazione, la scala degli interventi e la presenza di alleati sono stati indicati come elementi da considerare per comprendere che cosa funziona e quali ostacoli possano limitare l’efficacia delle politiche.
Dalla conoscenza all’attuazione
Tra gli strumenti richiamati, Menne ha presentato la guida dell’OMS Europa E4As per la salute e lo sviluppo sostenibile, dedicata alla costruzione e all’attuazione delle politiche. Cinque i verbi che ne scandiscono il percorso: Engage, Assess, Align, Accelerate, Account, ossia coinvolgere, valutare, allineare, accelerare e rendere conto.
Un’impostazione che collega il coinvolgimento dei soggetti interessati alla valutazione dei problemi, alla coerenza degli obiettivi e alla verifica dei risultati. Il passaggio dalle evidenze alle decisioni richiede quindi un lavoro che accompagni anche l’attuazione delle misure e la responsabilità per i loro esiti.
Come esempio di programmazione, la relatrice ha richiamato il Secondo programma di lavoro europeo dell’OMS 2026–2030, “Un’azione unita per una salute migliore”. Le priorità illustrate comprendono la sicurezza sanitaria, il contrasto alle malattie non trasmissibili e l’azione sui determinanti della salute nei diversi settori, la salute fisica e mentale lungo il corso della vita, l’azione su clima e salute e la costruzione dei sistemi sanitari del futuro.
Il riferimento ha collocato la prevenzione in una prospettiva che attraversa più ambiti delle politiche pubbliche: dalle condizioni ambientali e sociali alla capacità dei servizi sanitari di rispondere ai bisogni della popolazione.
Le minacce globali e il potenziale della prevenzione
Nella parte conclusiva, Menne ha richiamato la Commissione di The Lancet sulle minacce globali alla salute nel XXI secolo. La figura presentata ha accostato rischi ambientali, sanitari, sociali e geopolitici: inquinamento atmosferico, cambiamento climatico, resistenza antimicrobica, malnutrizione infantile, pandemie, disuguaglianze di reddito, bassi livelli di istruzione e conflitti.
Il grafico ha proposto una lettura del carico sanitario cumulativo atteso sul quale è possibile intervenire nell’arco del periodo 2025–2100, espresso in DALY, gli anni di vita in buona salute perduti per mortalità prematura o disabilità. Una prospettiva di lungo periodo che richiama il peso delle decisioni assunte oggi sulla salute delle generazioni future.
L’intervento ha così riportato l’attenzione su un nodo centrale per la prevenzione: costruire le condizioni perché le conoscenze disponibili diventino azioni verificabili, attraverso fiducia, comunicazione, collaborazione e responsabilità pubblica.
