Nella sessione scientifica del sabato pomeriggio, presentati studi e approfondimenti sui biomarcatori di rischio ambientale, la deforestazione amazzonica, la geotermia del Monte Amiata, l’inquinamento nelle scuole, il riscaldamento climatico in Molise e le nuove metodologie di ricerca biomedica. Un confronto che evidenzia l’importanza della prevenzione primaria e di approcci scientifici sempre più integrati.
Dagli effetti degli inquinanti sui processi di invecchiamento alle conseguenze sanitarie della deforestazione, dalla qualità dell’aria nelle scuole alle nuove possibilità offerte dalla ricerca biomedica basata su modelli umani. Sono stati questi alcuni dei temi affrontati nella sessione dedicata alla ricerca scientifica, svoltasi sabato 24 ottobre, nel pomeriggio, nell’ambito del Congresso nazionale ISDE Italia 2026 a Sansepolcro.
La sessione, articolata in due momenti moderati rispettivamente da Elisabetta Chellini e Mario Carmelo Cirillo, e da Gennaro Esposito e Sergio Mangia, ha raccolto otto contributi scientifici dedicati a differenti aspetti delle relazioni tra ambiente e salute.
Pur affrontando questioni molto diverse, le ricerche presentate condividono l’attenzione ai determinanti ambientali della salute, alla comprensione dei meccanismi biologici attraverso cui agiscono e alle possibilità di sviluppare strumenti più efficaci di prevenzione.
Inquinamento e invecchiamento: i biomarcatori per riconoscere precocemente il rischio
Annamaria Colacci, dell’Università di Bologna, Dipartimento BiGeA, ha presentato uno studio sui biomarcatori di rischio ambientale e sulle traiettorie di invecchiamento, sviluppato con Giangabriele Maffei e Silvana D’Onofrio. [presentazione]
La ricerca parte dalla considerazione che l’invecchiamento non dipende soltanto dall’età biologica, ma è influenzato dalle esposizioni ambientali, dalle condizioni sociali, dagli stili di vita e dalla presenza di fattori protettivi.
Attraverso sistemi sperimentali in vitro e analisi dell’espressione genica, sono state studiate le risposte cellulari all’esposizione a miscele complesse di inquinanti.
I risultati evidenziano modificazioni dei processi legati allo stress ossidativo, alla regolazione immunitaria, all’infiammazione e all’adattamento cellulare, che possono rappresentare segnali precoci di rischio per un invecchiamento sfavorevole.
Lo studio propone tuttavia di superare una valutazione dell’ambiente basata esclusivamente sul danno, affiancando ai biomarcatori di rischio indicatori di protezione, resilienza e recupero biologico.
In questa prospettiva, la presenza di infrastrutture verdi e blu e la riduzione delle esposizioni nocive possono essere considerate componenti complementari delle politiche di prevenzione e promozione di un invecchiamento in salute.
Deforestazione amazzonica: conseguenze sanitarie che superano i confini geografici
Roberta Carbonara, dell’Ospedale Generale Regionale F. Miulli di Acquaviva delle Fonti, ha affrontato le implicazioni sociosanitarie della deforestazione, con particolare riferimento alla crisi dell’Amazzonia. [presentazione]
Il contributo si basa su una revisione strutturata della letteratura scientifica effettuata nel luglio 2026 attraverso PubMed, dalla quale sono stati selezionati 20 articoli pertinenti.
Le evidenze esaminate hanno riguardato diverse conseguenze della deforestazione e delle attività antropiche: contaminazione di acqua e suolo da metalli pesanti, inquinamento atmosferico, cambiamenti climatici ed eventi meteorologici estremi, trasformazioni sociali e possibili effetti epigenetici.
Le foreste svolgono infatti funzioni essenziali per la regolazione del clima, la sicurezza alimentare, la tutela della biodiversità e la sopravvivenza delle comunità locali.
La perdita di superficie forestale continua a rappresentare un problema di dimensioni globali: secondo i dati FAO richiamati nell’abstract, il mondo perde ancora circa 10,9 milioni di ettari di foreste ogni anno.
La ricerca sottolinea quindi la necessità di considerare la deforestazione non soltanto come una questione ecologica, ma anche come un determinante della salute e della sicurezza umana, che richiede politiche coordinate su scala internazionale.
Geotermia e salute pubblica sul Monte Amiata: la necessità di monitoraggi integrati
Fabio Landi, di ISDE Siena, ha presentato una revisione delle evidenze ambientali ed epidemiologiche relative al Monte Amiata, territorio caratterizzato dalla presenza di attività geotermiche e da una lunga storia di estrazione del mercurio. [presentazione]
La ricerca ha preso in esame rapporti istituzionali di ARPAT, Agenzia regionale di sanità e Regione Toscana, insieme a studi scientifici su mortalità, ospedalizzazioni, biomonitoraggio ed esposizioni ambientali nelle aree geotermiche.
I dati disponibili, secondo la revisione, segnalano in alcune comunità livelli biologici aumentati di arsenico, mercurio, tallio e altri metalli pesanti, insieme ad alcune criticità negli indicatori epidemiologici.
Sono stati richiamati anche studi recenti che hanno osservato associazioni tra esposizione a sorgenti ambientali di contaminazione da metalli pesanti e diagnosi di tumori tiroidei, con un rischio relativo pari a 1,16 rispetto ai soggetti non esposti, nell’analisi citata.
Landi ha evidenziato la complessità di un territorio nel quale coesistono differenti sorgenti di esposizione. Le associazioni osservate non consentono, da sole, di attribuire specifici effetti sanitari alla geotermia.
La revisione richiama pertanto l’esigenza di applicare il principio di precauzione, rafforzare il monitoraggio integrato ambiente-salute, aggiornare gli impianti esistenti e garantire decisioni pubbliche fondate su informazioni scientifiche trasparenti.
Alzheimer e fattori ambientali: nuove metodologie per comprendere la neurodegenerazione
Francesca Pistollato, di Humane World for Animals e Oltre la Sperimentazione Animale (OSA), ha approfondito le potenzialità dei Nuovi Approcci Metodologici (NAMs) nello studio della malattia di Alzheimer. [presentazione]
Accanto all’età e alla predisposizione genetica, un crescente numero di ricerche individua possibili associazioni tra l’esposizione a inquinamento atmosferico, pesticidi e metalli pesanti e il rischio di sviluppare malattie neurodegenerative.
Restano tuttavia da chiarire molti dei meccanismi biologici che collegano le esposizioni ambientali allo sviluppo dell’Alzheimer.
La revisione presentata ha esaminato le potenzialità di modelli sperimentali basati sulla biologia umana, tra cui organoidi cerebrali ottenuti da cellule staminali, sistemi che riproducono la barriera emato-encefalica e piattaforme microfisiologiche integrate.
Questi strumenti consentono di studiare processi come neuroinfiammazione, stress ossidativo e accumulo delle proteine beta-amiloide e tau, oltre alle possibili interazioni tra predisposizione genetica ed esposizioni ambientali.
L’integrazione tra epidemiologia e nuovi modelli sperimentali potrebbe contribuire a comprendere meglio il ruolo dei fattori ambientali modificabili e a sviluppare strategie di prevenzione più mirate.
Piante nelle aule scolastiche: la sperimentazione nell’area fiorentina
Un’esperienza concreta di ricerca applicata alla prevenzione è stata presentata da Simone Putzolu, del CNR-Istituto per la Bioeconomia di Firenze, nell’ambito del progetto «Piante in classe», sviluppato insieme alla sezione ISDE di Firenze. [presentazione]
Il lavoro, il cui abstract ha come prima autrice Anna Maria Ciciani, è stato realizzato con Neri Pucci, Alessandro Zaldei e Franco Bergesio.
La sperimentazione ha coinvolto, nell’anno scolastico 2024-2025, l’Istituto Gobetti-Volta di Bagno a Ripoli, con tre classi nelle quali sono state collocate piante e una classe di controllo, in ambienti simili per dimensioni e numero di studenti.
Attraverso sensori AirQino sono stati monitorati, per almeno due settimane, i livelli di anidride carbonica (CO2), particolato fine PM2,5, umidità relativa e temperatura.
Secondo i risultati riportati, il confronto tra le aule con e senza piante ha evidenziato una riduzione significativa di CO2 e PM2,5 e un aumento dell’umidità relativa, attribuiti al contributo della fotosintesi e della traspirazione vegetale.
Lo studio suggerisce che l’inserimento di piante negli ambienti scolastici possa rappresentare una soluzione semplice e di costo contenuto per contribuire a migliorare le condizioni ambientali nelle aule.
L’esperienza, inserita nel progetto AriaNova, mette inoltre in evidenza le opportunità offerte dal coinvolgimento diretto di studenti e insegnanti nelle attività di monitoraggio e prevenzione.
Obesità e diabete: modelli basati sulla biologia umana per la ricerca nutrizionale
Manuela Cassotta, dell’Universidad Europea del Atlántico e di Oltre la Sperimentazione Animale, ha presentato una revisione dedicata all’impiego di nuovi modelli sperimentali human-based nello studio dell’obesità e del diabete di tipo 2. [presentazione]
Si tratta di patologie complesse, influenzate da fattori genetici, alimentazione, microbiota intestinale, infiammazione e stili di vita.
La ricerca ha preso in esame modelli basati su cellule umane, organoidi, sferoidi e sistemi organ-on-chip, capaci di riprodurre alcune delle interazioni tra organi e tessuti coinvolte nel metabolismo.
Queste metodologie consentono di studiare fenomeni come l’insulino-resistenza, l’infiammazione del tessuto adiposo, la steatosi epatica, il funzionamento delle cellule pancreatiche e l’assorbimento intestinale dei nutrienti.
Un aspetto particolarmente interessante riguarda la possibilità di analizzare le differenze individuali nelle risposte agli stimoli nutrizionali, anche in relazione alla suscettibilità genetica.
Secondo la revisione, tali strumenti potrebbero rendere la ricerca più rappresentativa della fisiologia umana, contribuendo a ridurre la dipendenza dalla sperimentazione animale e migliorando le conoscenze utili alla prevenzione delle malattie metaboliche.
Molise, il riscaldamento accelera: più notti tropicali e meno giorni di gelo
Nicola Prozzo, dell’Università degli Studi del Molise, ha presentato uno studio sull’accelerazione del riscaldamento climatico nel territorio regionale, attraverso l’analisi delle serie storiche delle temperature nel periodo 1985-2025. [presentazione]
La ricerca ha utilizzato dati termometrici regionali e nazionali, informazioni ERA5/Copernicus e altri archivi climatici, considerando in particolare l’evoluzione delle notti tropicali, dei giorni di gelo e delle temperature medie annuali.
I risultati relativi alle tre località studiate mostrano un aumento delle notti tropicali e una diminuzione dei giorni di gelo, insieme a un incremento delle temperature medie annue regionali di circa 2 °C nel periodo considerato.
Si tratta di segnali coerenti con l’intensificazione del riscaldamento globale osservata negli ultimi decenni.
La ricerca sottolinea l’importanza di disporre di evidenze climatiche territoriali, capaci di rendere più riconoscibili fenomeni spesso percepiti come lontani.
I risultati richiamano la necessità di rafforzare il monitoraggio climatico e integrare gli scenari di cambiamento nelle politiche di adattamento e nella pianificazione territoriale.
Cardiologia rigenerativa: le nuove prospettive della terapia cellulare
Gabriella Errico, di ISDE e Oltre la Sperimentazione Animale, ha affrontato il contributo delle biotecnologie innovative alla cardiologia rigenerativa, con particolare riferimento alle applicazioni della terapia cellulare nell’insufficienza cardiaca avanzata. [presentazione]
L’intervento ha esaminato due studi pilota pubblicati nel 2018 e nel 2024, richiamando i risultati di applicazioni sperimentali basate su cellule umane e prodotti di derivazione cellulare.
Secondo la sintesi presentata, nei 18 pazienti considerati sono state osservate risposte cliniche e strumentali favorevoli nel breve periodo, che hanno contribuito ad aprire la strada a ulteriori sperimentazioni.
I risultati, pur preliminari e da confermare attraverso studi più ampi e follow-up prolungati, mostrano le potenzialità della ricerca biomedica basata sulla biologia umana.
La prospettiva illustrata è quella di favorire il trasferimento delle conoscenze dal laboratorio alla pratica clinica, attraverso approcci innovativi capaci di migliorare la comprensione delle malattie e lo sviluppo di nuove possibilità terapeutiche.
Ricerca scientifica e prevenzione: un approccio interdisciplinare
Gli otto contributi presentati nella sessione scientifica del Congresso ISDE Italia hanno evidenziato la varietà dei problemi che la ricerca ambiente-salute è chiamata ad affrontare.
Accanto agli studi che analizzano gli effetti delle esposizioni ambientali sulle popolazioni e sugli ecosistemi, sono state illustrate metodologie sperimentali innovative e iniziative applicate alla prevenzione, dalla qualità dell’aria nelle scuole al monitoraggio dei cambiamenti climatici.
Un elemento comune è rappresentato dalla necessità di integrare conoscenze provenienti da discipline diverse: epidemiologia, tossicologia, biologia molecolare, climatologia, medicina clinica e scienze ambientali.
La sessione ha mostrato come la tutela della salute richieda sia una migliore comprensione dei meccanismi attraverso cui l’ambiente influenza il rischio di malattia, sia la capacità di tradurre i risultati scientifici in strategie di prevenzione e decisioni pubbliche.
Un’impostazione coerente con il tema del Congresso nazionale 2026, «Costruire identità, conoscenza e coerenza nella salute ambientale», e con la necessità di rafforzare il contributo della ricerca scientifica alle politiche per la salute delle persone e degli ecosistemi.
