Laura Reali, intervenuta il 20 ottobre in rappresentanza di ISDE Italia davanti all’8ª Commissione del Senato, ha chiesto un programma coordinato per ridurre l’esposizione all’inquinamento: obiettivi verificabili, risorse pluriennali e particolare attenzione ai bambini e alle comunità più esposte.
Il risanamento dell’aria nella Pianura Padana deve diventare un programma di prevenzione sanitaria primaria. È la richiesta centrale presentata dalla pediatra Laura Reali, in rappresentanza di ISDE Italia, nell’audizione del 20 ottobre 2026 davanti all’8ª Commissione permanente del Senato, dedicata all’inquinamento atmosferico e alla tutela della salute nel bacino padano.
Migliorare la qualità dell’aria significa prevenire malattie e morti premature, proteggere lo sviluppo dei bambini e ridurre il carico assistenziale sulle famiglie e sul Servizio sanitario nazionale. Una prospettiva che richiede di collegare stabilmente le politiche ambientali, dei trasporti, industriali e agricole agli obiettivi di salute pubblica.
Nel bacino padano, ha ricordato Reali, la concentrazione di popolazione, traffico, industrie e attività zootecniche si combina con condizioni geografiche e meteorologiche favorevoli all’accumulo degli inquinanti. I miglioramenti ottenuti negli anni dimostrano che intervenire è possibile, ma la distanza dagli standard europei previsti per il 2030 impone di accelerare.
La prevenzione comincia dalla gravidanza
Nell’intervento, Reali ha richiamato le molteplici conseguenze dell’esposizione all’inquinamento atmosferico: patologie respiratorie e cardiovascolari, associazioni con esiti neurologici, metabolici, riproduttivi e dello sviluppo. Un impatto che comprende ricoveri, riacutizzazioni, perdita di autonomia e mortalità prematura, ma anche assenze da scuola e dal lavoro e maggiori necessità di assistenza.
La protezione deve concentrarsi soprattutto su bambini, donne in gravidanza, anziani e persone con malattie croniche. Anche lo svantaggio sociale conta, perché può aumentare l’esposizione e limitare le possibilità di proteggersi.
Da pediatra, Reali ha sottolineato che la prevenzione deve iniziare prima della nascita. L’esposizione materna agli inquinanti è associata a prematurità e ridotto peso alla nascita; durante l’infanzia sono documentati effetti sullo sviluppo polmonare e sull’asma. Polmoni, cervello e sistema immunitario attraversano fasi decisive della crescita mentre la possibilità di evitare le sorgenti inquinanti dipende dalle scelte degli adulti e dalle politiche pubbliche.
I dati mostrano la distanza dagli obiettivi del 2030
Le elaborazioni di Kyoto Club e Clean Cities sui dati SNPA del 2025, riferite alle reti di monitoraggio di Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, delineano un quadro ancora critico. Circa il 93% delle 98 stazioni considerate per il PM₂,₅ supera il limite medio annuale europeo previsto dal 2030; per il PM₁₀ la quota raggiunge circa l’80% delle 169 stazioni. Per il biossido di azoto, quasi il 90% delle stazioni di traffico oltrepassa il futuro limite annuale.
Anche i dati parziali di Cambiamo Aria relativi a gennaio-agosto 2026 evidenziano criticità. I giorni con PM₂,₅ superiore a 25 microgrammi per metro cubo risultano già 52 a Padova Mandria, 50 a Milano Marche e 48 a Torino Rebaudengo, rispetto ai 18 consentiti nell’intero anno dal 2030. Si tratta di dati soggetti a validazione, raccolti su una selezione di stazioni diversa da quella del quadro annuale 2025.
Sul versante sanitario, il dossier Cambiamo Aria sui dati 2025 stima, nella popolazione di almeno trent’anni, una quota di mortalità per cause naturali attribuibile all’esposizione al PM₂,₅ oltre il riferimento OMS pari al 14% a Milano e al 12% a Torino e Padova. Sono stime epidemiologiche, ha ricordato Reali: non identificano singoli decessi e non possono essere estese automaticamente all’intero bacino.
Trasporti, edifici, industria e agricoltura: intervenire su tutte le sorgenti
ISDE chiede di programmare il raggiungimento dei nuovi standard nel 2030, senza considerare proroghe e rinvii come lo scenario ordinario. Eventuali richieste di slittamento devono rendere trasparenti risultati, alternative, tempi e conseguenze del prolungamento dell’esposizione. I limiti europei restano comunque una tappa verso i valori raccomandati dall’OMS.
Per la mobilità, la prima priorità indicata da Reali è offrire alternative concrete all’automobile: trasporto pubblico frequente, affidabile, accessibile economicamente e capace di collegare le periferie. Elettrificazione degli autobus, corsie preferenziali e integrazione ferroviaria devono essere sostenute da finanziamenti stabili, personale e manutenzione.
Camminare e andare in bicicletta richiedono marciapiedi accessibili, attraversamenti protetti e percorsi continui. Le Città 30 devono comprendere interventi sulle strade e controlli, valutando gli effetti sulle emissioni nei diversi contesti. Zone a basse emissioni e regolazione della sosta devono accompagnarsi a sostegni per le famiglie con redditi bassi, le persone con disabilità e i lavoratori che dipendono dall’auto.
L’elettrificazione, ha osservato Reali, riduce le emissioni allo scarico, ma lascia aperti i problemi delle polveri da usura e risospensione e della congestione. Occorre quindi ridurre anche il traffico complessivo.
Negli edifici, ISDE propone isolamento, efficienza energetica e sistemi senza combustione locale dove appropriati, con la progressiva sostituzione degli apparecchi a legna e pellet più emissivi e particolare attenzione alla povertà energetica.
Per l’industria servono le migliori tecniche disponibili, il contenimento delle emissioni diffuse e l’elettrificazione dei processi compatibili, con risultati verificabili. In agricoltura è essenziale ridurre l’ammoniaca, che contribuisce alla formazione del particolato secondario, intervenendo sull’intera filiera zootecnica e sulla fertilizzazione. La strategia deve comprendere anche l’ozono e i suoi precursori, integrando durante l’estate la protezione dall’inquinamento con quella dal caldo.
Scuole e servizi sanitari al centro della prevenzione
Asili, scuole e strutture sanitarie devono avere una priorità specifica: allontanare il traffico dagli ingressi, realizzare strade scolastiche e percorsi sicuri, misurare la qualità dell’aria prima e dopo gli interventi.
Reali ha richiamato le esperienze di Barcellona e Londra per sottolineare l’importanza di collegare le politiche urbane alla valutazione dei risultati ambientali e sanitari, esplicitando sempre il contesto e le incertezze.
Anche il Servizio sanitario nazionale deve partecipare alla costruzione dei piani per l’aria. Dipartimenti di prevenzione, servizi epidemiologici, medici e pediatri di famiglia possono individuare le vulnerabilità, contribuire alle priorità e valutare gli esiti. Formazione, anamnesi ambientale e reti di medici sentinella devono svilupparsi in raccordo con i servizi ambientali. La protezione individuale deve accompagnare le politiche pubbliche, senza trasferire alle famiglie la responsabilità del risanamento.
Cinque impegni per rendere verificabili le politiche
Alla Commissione, ISDE ha chiesto cinque impegni: un programma coordinato di bacino verso il 2030 con responsabilità e obiettivi annuali; una componente sanitaria nei piani e nei finanziamenti; priorità ai bambini e alle comunità più esposte; risorse pluriennali per ambiente e sanità; una relazione annuale al Parlamento che distingua le misure annunciate da quelle finanziate e realizzate.
Servono inoltre personale e risorse per le Agenzie ambientali, dati accessibili, continuità del monitoraggio e integrazione delle informazioni ambientali e sanitarie. I costi degli interventi devono essere confrontati con quelli sanitari e sociali dell’esposizione che continua.
«Per un bambino, gli anni di esposizione a inquinanti sono anni di crescita: intervenire oggi significa proteggere possibilità di salute che si costruiscono una volta sola».
