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La Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta critica l’impostazione della riforma del Codice della Strada, prevista entro febbraio 2027, e presenta cinque proposte di modifica. Al centro la tutela degli utenti vulnerabili, la sicurezza dei ciclisti, la possibilità di realizzare infrastrutture ciclabili e una diversa gerarchia delle responsabilità. Ulteriori osservazioni riguardano velocità, formazione dei conducenti e biciclette cargo.

La riscrittura del Codice della Strada rappresenta un’occasione importante per ripensare le regole della mobilità italiana, migliorare la sicurezza e favorire una convivenza più equilibrata tra automobilisti, ciclisti, pedoni e altri utenti della strada. Ma, secondo la FIAB – Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta, l’impostazione scelta dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti rischia di non cogliere questa opportunità, privilegiando il principio della libera circolazione rispetto agli obiettivi di prevenzione degli incidenti, tutela della salute e sostenibilità ambientale.

La Federazione ha espresso una valutazione critica sulla bozza del nuovo Codice, destinato a essere approvato entro febbraio 2027, accompagnandola con cinque proposte di modifica e una serie di ulteriori osservazioni tecniche. Il documento nasce dal lavoro del Centro Studi FIAB, che ha esaminato i 262 articoli della proposta ministeriale, raccogliendo e sistematizzando le indicazioni maturate negli anni attraverso le associazioni territoriali e il Gruppo Tecnico della Federazione.

Le osservazioni sono state presentate nell’ambito della consultazione organizzata dal MIT tra metà luglio e metà settembre 2026, alla quale hanno partecipato oltre cento portatori di interesse. Ogni soggetto poteva proporre modifiche a un massimo di cinque articoli, oltre a presentare considerazioni generali. Per ampliare il numero delle questioni affrontate, FIAB ha lavorato in coordinamento con la Rete Italiana Mobilità Equa (RIME), della quale fa parte.

Una riforma senza un confronto preliminare sull’impostazione

La prima critica della FIAB riguarda il metodo utilizzato per elaborare il nuovo Codice. Secondo la Federazione, la riscrittura delle norme avrebbe dovuto partire da un confronto ampio con le organizzazioni che rappresentano i diversi utenti della strada, le amministrazioni locali e i soggetti impegnati nella sicurezza stradale.

Il testo sarebbe stato invece predisposto interamente all’interno del Ministero, senza un coinvolgimento esterno nella fase di definizione dei principi e senza una relazione esplicativa delle scelte normative.

FIAB ritiene che il nuovo Codice avrebbe dovuto prendere come riferimento le esperienze europee più avanzate, riconoscendo pari diritti a tutti gli utenti della strada ma introducendo anche una chiara gerarchia della responsabilità.

Questo principio stabilisce che chi conduce veicoli potenzialmente più pericolosi, per massa, dimensioni, velocità o potenza, debba adottare un livello di prudenza maggiore nei confronti degli utenti più vulnerabili.

Non si tratta quindi soltanto di disciplinare la circolazione dei diversi mezzi, ma di riconoscere che le conseguenze di un errore o di un comportamento imprudente possono essere profondamente diverse a seconda del veicolo coinvolto.

La Federazione contesta inoltre l’impostazione dei principi generali della riforma. Nella bozza ministeriale vengono richiamati libera circolazione, precauzione, responsabilità, adeguatezza delle condotte, solidarietà sociale, sostenibilità e neutralità tecnologica. Secondo FIAB, tuttavia, l’assenza di una gerarchia chiara rischia di attribuire alla libera circolazione un valore equivalente alla protezione della vita, della salute, dell’ambiente e della sicurezza.

È proprio da questa questione di fondo che prende avvio la proposta di revisione della Federazione.

Le cinque proposte della FIAB per modificare il Codice

1. Superare l’obbligo della destra rigorosissima per i ciclisti

La prima proposta riguarda l’articolo 2.II.5, relativo alla posizione dei veicoli sulla carreggiata e all’utilizzo delle corsie.

FIAB chiede di superare l’obbligo per i ciclisti di mantenersi il più possibile vicino al margine destro della strada, una prescrizione che può entrare in conflitto con le esigenze di sicurezza.

Chi si sposta in bicicletta incontra frequentemente tombini, caditoie, detriti, irregolarità dell’asfalto, accessi carrabili e veicoli parcheggiati. In particolare, procedere troppo vicino alle automobili in sosta espone al rischio dell’apertura improvvisa delle portiere, una delle situazioni più pericolose per chi pedala.

La Federazione propone quindi di consentire ai ciclisti di scegliere una posizione sulla carreggiata compatibile con la sicurezza, senza imporre una vicinanza eccessiva al margine destro.

Un secondo intervento riguarda le corsie ciclabili delimitate da strisce discontinue. FIAB chiede di eliminare il divieto per gli autoveicoli di transitare sulla linea di delimitazione quando non sono presenti biciclette, nei casi in cui la corsia destinata ai veicoli abbia una larghezza inferiore a 2,75 metri.

L’obiettivo è rendere più funzionale la convivenza tra i diversi mezzi, senza compromettere la sicurezza di chi utilizza la bicicletta.

2. Eliminare l’obbligo di utilizzare sempre piste e corsie ciclabili

La seconda proposta interviene sull’articolo 2.III.1, dedicato al comportamento dei ciclisti e dei conducenti degli altri veicoli in loro presenza.

FIAB propone di sostituire l’obbligo di utilizzare le infrastrutture ciclabili con una raccomandazione a percorrerle preferibilmente.

La ragione è legata alla grande varietà delle condizioni delle infrastrutture esistenti. Non tutte le piste ciclabili garantiscono infatti continuità, sicurezza, manutenzione adeguata e percorsi diretti.

Alcuni tracciati possono essere particolarmente tortuosi, presentare condizioni di degrado o comportare deviazioni significative rispetto all’itinerario più breve.

Imporne sempre l’utilizzo potrebbe quindi penalizzare gli spostamenti quotidiani in bicicletta, anche quando la carreggiata ordinaria rappresenta un’alternativa più funzionale.

La Federazione propone inoltre di eliminare l’obbligo per i ciclisti di fermarsi agli attraversamenti pedonali prima di impegnare la carreggiata, ritenendolo incompatibile con la continuità degli itinerari ciclabili.

Un’ulteriore richiesta riguarda la presenza di pedoni: FIAB propone di sostituire l’obbligo di condurre la bicicletta a mano con quello di dare loro la precedenza, evitando così una prescrizione giudicata inutilmente penalizzante.

3. Rendere sempre obbligatoria la distanza di 1,5 metri nel sorpasso delle biciclette

La terza proposta affronta uno degli aspetti più importanti della sicurezza dei ciclisti: il sorpasso da parte dei veicoli a motore.

FIAB chiede che l’articolo 2.II.9 stabilisca in modo inequivocabile l’obbligo di mantenere una distanza laterale di almeno 1,5 metri durante il sorpasso di una bicicletta.

Una prescrizione che, secondo la Federazione, deve essere formulata senza ambiguità, affinché costituisca un riferimento chiaro per i conducenti e per chi è chiamato a controllare il rispetto delle regole.

La proposta comprende anche il divieto di sorpassare un ciclista in prossimità di un’intersezione quando il veicolo che effettua il sorpasso intende svoltare immediatamente a destra.

Si tratta di una manovra particolarmente rischiosa, perché può determinare il taglio della traiettoria del ciclista da parte dell’automobile o di un mezzo pesante.

FIAB chiede inoltre di consentire, in determinate condizioni di sicurezza, il superamento della linea continua di mezzeria per sorpassare veicoli particolarmente lenti, come biciclette, macchine agricole o operatrici.

L’obiettivo è disciplinare situazioni concrete della circolazione, individuando condizioni che permettano manovre sicure senza lasciare spazio a interpretazioni incerte.

4. Più flessibilità nella realizzazione delle corsie ciclabili

La quarta proposta riguarda le definizioni delle infrastrutture stradali contenute nell’articolo 9 dell’Allegato al Titolo I.

FIAB chiede innanzitutto che le corsie ciclabili possano essere collocate non soltanto sul lato destro della carreggiata, ma anche in posizioni intermedie, quando la configurazione delle intersezioni lo richiede.

È il caso, ad esempio, degli incroci con più corsie di svolta, nei quali un posizionamento rigido delle corsie ciclabili può generare conflitti tra le traiettorie dei diversi veicoli.

Un altro punto riguarda la possibilità di realizzare corsie ciclabili anche quando sarebbe teoricamente possibile costruire una pista ciclabile separata.

Secondo FIAB, subordinare la realizzazione di una corsia all’impossibilità di costruire una pista rischia di produrre ostacoli interpretativi e amministrativi. In astratto, infatti, una pista potrebbe essere realizzata quasi ovunque, ma in alcuni casi richiederebbe interventi molto onerosi, come espropri o demolizioni.

La Federazione propone quindi di lasciare alle amministrazioni una maggiore flessibilità nella scelta delle infrastrutture, in relazione alle caratteristiche delle strade e alle risorse disponibili.

Infine, chiede di introdurre nel Codice le definizioni di attraversamento pedonale e ciclabile e di zona di incontro, quest’ultima già utilizzata in diversi Paesi europei per favorire una convivenza più equilibrata tra le diverse modalità di spostamento.

5. Sicurezza, salute e ambiente come finalità prioritarie del Codice

La quinta proposta è quella che maggiormente caratterizza l’impostazione complessiva della FIAB.

La Federazione chiede di modificare l’articolo 1.I.1, dedicato all’ambito di applicazione e alle definizioni, indicando esplicitamente la sicurezza stradale, la tutela della salute e la protezione dell’ambiente come finalità primarie del Codice.

La libera circolazione rimarrebbe pienamente riconosciuta, ma dovrebbe essere esercitata all’interno di un sistema normativo che attribuisca priorità alla prevenzione dei morti e dei feriti gravi.

FIAB individua una serie di obiettivi che dovrebbero orientare l’intero impianto legislativo: ridurre gli incidenti e le loro conseguenze, migliorare l’accessibilità e l’efficienza della mobilità, contenere i costi economici, sociali e ambientali del traffico, migliorare la qualità della vita e garantire un utilizzo più razionale ed equo dello spazio stradale.

La questione riguarda direttamente anche le politiche urbane. La distribuzione dello spazio pubblico, la regolazione della velocità, la progettazione degli attraversamenti e la realizzazione delle infrastrutture ciclabili non dovrebbero essere considerate soltanto questioni di fluidità del traffico, ma strumenti per proteggere le persone e migliorare la qualità dell’ambiente urbano.

Le ulteriori osservazioni: velocità, formazione e utenti vulnerabili

Accanto alle cinque modifiche principali, FIAB ha presentato una serie di ulteriori proposte normative.

Una prima richiesta riguarda il comportamento degli automobilisti nei confronti dei ciclisti. La Federazione chiede che i conducenti tengano conto della possibilità di improvvisi spostamenti laterali delle biciclette, ad esempio per evitare buche, ostacoli o irregolarità della pavimentazione.

La proposta mira a riconoscere una caratteristica concreta della circolazione ciclistica: la traiettoria di una bicicletta non può essere considerata sempre perfettamente rettilinea.

FIAB propone inoltre di consentire la circolazione affiancata di due ciclisti anche fuori dai centri abitati, richiamando le esperienze di altri Paesi europei e i vantaggi che questa modalità può offrire in termini di sicurezza.

Patenti: più attenzione a pedoni, ciclisti e angoli ciechi

Un altro capitolo riguarda la formazione dei conducenti.

La Federazione propone che i programmi delle prove teoriche e pratiche per il conseguimento delle patenti, per tutte le categorie di veicoli, comprendano una verifica specifica delle conoscenze e dei comportamenti necessari a proteggere gli utenti vulnerabili.

Tra gli aspetti da approfondire vengono indicati il rispetto delle distanze di sicurezza nei confronti di pedoni e ciclisti, l’adeguamento delle modalità di guida alle condizioni della strada, i fattori di rischio specifici per gli utenti più esposti e la prevenzione degli incidenti legati agli angoli ciechi.

Quest’ultimo aspetto assume particolare importanza nella circolazione dei mezzi pesanti, per i quali le limitazioni della visibilità possono determinare situazioni di grave pericolo in prossimità degli incroci e durante le svolte.

La velocità deve essere adeguata anche quando si rispettano i limiti

FIAB chiede inoltre di rafforzare le disposizioni dell’articolo 2.II.4 sulla regolazione della velocità.

Il punto centrale è che il rispetto formale del limite previsto per una determinata strada non garantisce necessariamente una condotta sicura.

In presenza di pedoni, ciclisti, persone con disabilità o animali, una velocità legalmente consentita può comunque risultare eccessiva rispetto alle condizioni concrete.

La Federazione propone quindi di specificare meglio l’obbligo di adeguare la velocità in prossimità degli attraversamenti pedonali, ciclopedonali e ciclabili e durante l’incrocio o il sorpasso degli utenti vulnerabili.

È un’impostazione che sposta l’attenzione dalla sola osservanza dei limiti numerici alla responsabilità del conducente nella prevenzione del rischio.

Corsie ciclabili accessibili anche alle cargo bike

Un’ultima osservazione riguarda le biciclette a tre e quattro ruote, comprese alcune tipologie di cargo bike utilizzate per il trasporto di bambini e merci.

FIAB propone di eliminare la norma che esclude questi velocipedi dalle corsie ciclabili con larghezza inferiore a 1,30 metri.

Secondo la Federazione, la disposizione presenta diversi problemi applicativi. La larghezza di una corsia può variare lungo il percorso e una stessa infrastruttura può essere composta da tratti con caratteristiche differenti.

Inoltre, alcune cargo bike a tre ruote con cassone anteriore hanno una larghezza compresa tra 1,15 e 1,20 metri e potrebbero quindi essere escluse da corsie che, nella pratica, sarebbero in grado di percorrere.

La FIAB segnala anche una possibile incoerenza con le disposizioni che consentono il trasporto di carichi sporgenti lateralmente dalla sagoma della bicicletta.

La richiesta assume particolare rilievo per lo sviluppo della ciclologistica e per l’utilizzo delle cargo bike come alternativa all’automobile negli spostamenti familiari e nelle consegne urbane.

Una diversa idea di sicurezza e di mobilità urbana

Le proposte della FIAB non si limitano a modificare singole regole per la circolazione delle biciclette, ma delineano un’impostazione alternativa della disciplina della mobilità.

Al centro viene collocata la prevenzione del rischio, con una maggiore attenzione alle conseguenze che i comportamenti dei conducenti possono produrre sulle persone più vulnerabili.

È una visione che considera la strada non soltanto come infrastruttura destinata alla circolazione dei veicoli, ma come spazio pubblico condiviso, nel quale devono trovare posto esigenze differenti: mobilità quotidiana, accessibilità, sicurezza, salute, qualità dell’aria e vivibilità urbana.

Da questa prospettiva, la gerarchia della responsabilità, la moderazione della velocità e la possibilità di sviluppare infrastrutture ciclabili costituiscono elementi di una stessa strategia.

Il confronto sul nuovo Codice della Strada assume quindi un significato che va oltre le disposizioni tecniche. Riguarda il modello di mobilità che il Paese intende promuovere e il ruolo che le regole della circolazione dovranno svolgere nella riduzione degli incidenti, nella protezione della salute e nella transizione verso città più sostenibili.

Per FIAB, la riscrittura del Codice rappresenta ancora un’opportunità per introdurre regole più moderne ed equilibrate. Ma perché questo avvenga, sicurezza, salute e ambiente devono diventare il riferimento prioritario dell’intero sistema normativo, e non obiettivi posti sullo stesso piano della semplice fluidità della circolazione.


Fonte e approfondimenti