Clima e inquinamento atmosferico sono due facce della stessa emergenza sanitaria. Oltre 30 organizzazioni del mondo medico e della salute pubblica chiedono all’Unione europea piani vincolanti per l’uscita da carbone, petrolio e gas. Tra i firmatari anche ISDE Italia.
Oltre trenta organizzazioni europee e internazionali della salute chiedono ai decisori dell’Unione europea di accelerare l’uscita dai combustibili fossili, indicando nella riduzione dell’uso di carbone, petrolio e gas non soltanto una misura climatica, ma una vera e propria politica di prevenzione sanitaria.
L’appello, promosso dalla EU Healthy Air Coalition (EUHAC), è stato sottoscritto da organizzazioni che rappresentano medici, professionisti sanitari, ricercatori, esperti di sanità pubblica, pazienti e assicurazioni sanitarie. Tra i firmatari figura anche ISDE – International Society of Doctors for Environment, rappresentata dal presidente di ISDE Italia Roberto Romizi.
Combustibili fossili, un problema anche sanitario
Il punto di partenza dell’appello è il legame stretto fra crisi climatica, qualità dell’aria e salute. L’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente e, allo stesso tempo, l’inquinamento atmosferico continua a provocare centinaia di migliaia di morti premature ogni anno. La combustione delle fonti fossili è una delle principali cause comuni dei due fenomeni, attraverso le emissioni di gas serra e di inquinanti atmosferici.
Le organizzazioni ricordano che l’inquinamento atmosferico contribuisce allo sviluppo o all’aggravamento delle principali malattie non trasmissibili: patologie cardiovascolari e respiratorie, ictus, diabete, demenza e tumore del polmone. A queste si aggiungono le infezioni respiratorie acute e le crescenti evidenze relative agli effetti sulla salute neurologica e mentale. Una cattiva qualità dell’aria può inoltre aumentare la vulnerabilità delle persone agli effetti sanitari del cambiamento climatico.
Il costo è anche economico. Secondo i dati richiamati dalla Coalizione, i danni sanitari legati all’inquinamento atmosferico potrebbero raggiungere tra 290 e 950 miliardi di euro l’anno entro il 2030. Nonostante questo, nell’Unione europea i sussidi ai combustibili fossili ammontavano ancora a 111 miliardi di euro nel 2023.
Quattro richieste all’Unione europea
Il documento individua quattro direttrici di intervento: accelerare l’eliminazione dei combustibili fossili; adottare piani nazionali vincolanti di uscita fondati sulle evidenze scientifiche; contrastare la povertà energetica tutelando in particolare i gruppi più vulnerabili; combattere disinformazione e informazioni fuorvianti sui rapporti tra fossili, clima, qualità dell’aria e salute.
Tra le misure concrete proposte figurano la rapida cessazione dei finanziamenti europei diretti e indiretti a carbone, petrolio e gas, lo stop allo sviluppo di nuove infrastrutture fossili e una forte riduzione delle emissioni di metano attraverso impegni annuali giuridicamente vincolanti per gli Stati membri. Gli investimenti dovrebbero invece essere indirizzati verso prevenzione dell’inquinamento, sistemi sanitari e fonti rinnovabili.
Particolare attenzione viene dedicata alle città. I piani di uscita dai fossili dovrebbero contenere specifiche strategie urbane per favorire città percorribili a piedi, mobilità attiva, trasporto pubblico e zone a basse emissioni. L’obiettivo è ottenere contemporaneamente benefici climatici, sanitari e sociali.
Una transizione che deve essere anche socialmente giusta
L’appello sottolinea inoltre che la transizione energetica non può lasciare indietro le fasce economicamente più fragili. Le politiche di riduzione della domanda di energia fossile devono essere accompagnate da interventi che garantiscano accessibilità economica all’energia pulita, maggiore efficienza degli edifici e sistemi energetici rinnovabili anche decentralizzati.
Particolare protezione viene richiesta per bambini, donne in gravidanza, anziani, persone affette da patologie preesistenti e popolazioni che vivono in condizioni di svantaggio socioeconomico, che possono essere maggiormente esposte sia all’inquinamento sia agli effetti della crisi climatica.
Il messaggio delle organizzazioni sanitarie è quindi netto: abbandonare progressivamente i combustibili fossili significa investire nella prevenzione delle malattie. Secondo i firmatari, una società libera dalla dipendenza da carbone, petrolio e gas potrebbe produrre benefici immediati e di lungo periodo, riducendo l’inquinamento, rafforzando la resilienza dei sistemi sanitari e contribuendo contemporaneamente alla mitigazione del cambiamento climatico e alla sicurezza energetica.
Fonte e documento: EU Healthy Air Coalition – “Over 30 health groups call to phase out fossil fuels” | Documento integrale dell’appello
