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Al Liceo Romagnosi di Parma il progetto “RESPIRA – L’aria non si vede. Ma si può raccontare” ha trasformato la qualità dell’aria in un percorso multidisciplinare che unisce monitoraggio ambientale, salute, microbiologia, percezione dei cittadini, verde urbano e linguaggi artistici. All’iniziativa ha collaborato anche ISDE – Medici per l’Ambiente di Parma, affiancando gli studenti nell’approfondimento degli effetti sanitari dell’inquinamento atmosferico.

Come rendere visibile qualcosa che accompagna ogni momento della nostra vita ma che, normalmente, non vediamo? È la domanda al centro di RESPIRA, il progetto realizzato nell’anno scolastico 2025/26 dal Liceo classico e linguistico Gian Domenico Romagnosi di Parma, nell’ambito del bando “PAT.T.O. per il Territorio” della Fondazione Monteparma.

Gli studenti hanno affrontato il tema dell’aria da prospettive diverse, ponendosi domande molto concrete: quanto è inquinata l’aria dentro e fuori dalla scuola? Come viene percepita dai cittadini? Quali effetti produce sulla salute? Quali microrganismi vivono negli ambienti indoor? Quanto possono contribuire gli alberi alla riduzione dell’impronta di carbonio? E, ancora, come tradurre dati e fenomeni invisibili in immagini, parole e racconti accessibili a tutti?

La qualità dell’aria dentro le aule

Una parte importante del progetto ha riguardato la qualità dell’aria indoor. Le misurazioni effettuate in due aule hanno mostrato come la concentrazione di anidride carbonica possa crescere rapidamente durante le lezioni, soprattutto negli ambienti più affollati e poco ventilati.

Il lavoro evidenzia il ruolo della CO₂ come indicatore della ventilazione: concentrazioni elevate, superiori a circa 1.000-1.200 ppm, vengono associate nel progetto a una riduzione dell’attenzione e della capacità di concentrazione e a una maggiore sonnolenza. L’andamento parallelo di CO₂ e temperatura osservato nelle aule è stato inoltre interpretato come un segnale della combinazione tra presenza delle persone e insufficiente ricambio d’aria.

Interessante anche il confronto tra giorni scolastici e vacanze: durante la chiusura pasquale, sia la CO₂ sia il PM2.5 indoor sono diminuiti nettamente. Le analisi degli studenti hanno inoltre mostrato che il particolato presente all’interno deriva sia da sorgenti interne – comprese le polveri sollevate dalla presenza e dal movimento delle persone – sia dall’infiltrazione dell’aria esterna.

Nell’aria anche una comunità invisibile di microrganismi

Il progetto ha esplorato anche la microbiologia dell’aria indoor, misurando la carica batterica e micetica in diversi ambienti scolastici.

Le rilevazioni hanno mostrato generalmente un aumento della carica batterica in presenza di persone, con il valore più elevato osservato in palestra, mentre muffe e lieviti hanno seguito dinamiche meno direttamente collegate all’affollamento e potenzialmente influenzate da polvere, umidità e caratteristiche degli ambienti.

Nel complesso, i risultati sono stati classificati nelle fasce “molto basso”, “basso” o “intermedio” secondo i criteri utilizzati nel progetto, sottolineando comunque l’importanza della ventilazione, della pulizia e di protocolli di monitoraggio ripetuti nel tempo.

L’aria di Parma: polveri in inverno, ozono nella stagione calda

Lo sguardo si è poi spostato all’esterno. Elaborando i dati della centralina ARPAE di Parma-Cittadella relativi ai primi mesi del 2026, gli studenti hanno osservato il tipico andamento stagionale degli inquinanti della Pianura Padana.

Nel materiale del progetto si evidenzia come tra gennaio e marzo il PM2.5 abbia superato 25 µg/m³ in 44 giorni su 90, con le concentrazioni più elevate nei periodi di stabilità atmosferica. Pioggia e vento hanno invece favorito una rapida diminuzione delle polveri. Con l’arrivo della primavera, alla progressiva riduzione del particolato si accompagna l’aumento dell’ozono, tipico inquinante secondario della stagione più calda.

Il percorso ha affrontato anche le sorgenti emissive, ricordando che per il particolato il riscaldamento domestico, in particolare quando utilizza alcune biomasse e tecnologie meno efficienti, può rappresentare una componente rilevante delle emissioni, insieme a traffico, attività produttive e formazione secondaria in atmosfera.

ISDE con gli studenti per capire gli effetti sulla salute

Uno degli approfondimenti è stato dedicato al rapporto tra qualità dell’aria e salute, realizzato anche con il contributo di ISDE – Medici per l’Ambiente di Parma.

Gli studenti hanno analizzato report e letteratura medico-scientifica per comprendere come l’esposizione agli inquinanti atmosferici possa avere conseguenze lungo l’intero arco della vita, dalla gravidanza all’età anziana.

Nei pannelli del progetto vengono richiamati gli effetti associati a PM2.5, PM10, biossido di azoto e ozono, che non riguardano soltanto l’apparato respiratorio, ma anche patologie cardiovascolari, neurologiche, metaboliche e oncologiche. Il messaggio centrale è che l’inquinamento atmosferico rappresenta un fattore di rischio sistemico e cronico, non circoscritto ai periodi nei quali lo smog è visibile o percepibile.

Nel confronto tra Parma, Colorno, Salsomaggiore Terme e Borgo Val di Taro emerge inoltre come la diminuzione registrata negli ultimi anni per diversi inquinanti non sia ancora sufficiente a garantire stabilmente il rispetto dei valori raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità.

La percezione dei cittadini

RESPIRA ha voluto indagare anche quanto la popolazione sia consapevole del problema. Gli studenti della classe 2C hanno intervistato persone tra i 15 e i 70 anni in viale Maria Luigia.

Dal campione emerge una diffusa percezione di un peggioramento della qualità dell’aria e una forte preoccupazione per l’inquinamento. Tra i settori sui quali intervenire vengono indicati soprattutto attività industriali e mobilità urbana, mentre molti intervistati dichiarano una disponibilità ad adottare comportamenti più sostenibili, in particolare negli spostamenti quotidiani.

Gli alberi sono indispensabili, ma non possono compensare tutto

Un altro gruppo di studenti ha provato a stimare la quantità di CO₂ assorbita dagli alberi presenti nel cortile scolastico e nel viale antistante, confrontandola con le emissioni generate dalle attività di una classe.

Il risultato offre una lezione importante: il verde urbano rappresenta un alleato fondamentale per la qualità dell’ambiente e per l’adattamento delle città, ma la riforestazione da sola non può compensare indefinitamente le emissioni prodotte dalle attività umane. La priorità rimane quindi ridurre le emissioni alla fonte.

Quando il particolato diventa visibile

Tra gli aspetti più originali del progetto c’è l’incontro tra scienza e arte. Utilizzando il pollution painter sviluppato dall’artista Robin Price, gli studenti hanno trasformato le concentrazioni di PM2.5 in immagini fotografiche.

Il sistema combina un sensore ottico di particolato, un microcomputer, una barra LED e fotografie a lunga esposizione: le polveri, normalmente invisibili, diventano punti luminosi sovrapposti al paesaggio urbano.

Sono state così realizzate immagini in alcuni luoghi simbolici di Parma – dalla Pilotta a Piazza Garibaldi, dalla Cittadella a viale Maria Luigia – con concentrazioni di PM2.5 differenti, dando una rappresentazione immediata e suggestiva di ciò che respiriamo.

Dai dati alla consapevolezza

Accanto alla dimensione scientifica, RESPIRA ha dato spazio anche alla scrittura creativa e al podcast, invitando gli studenti a raccontare l’aria attraverso parole, versi e immagini.

È probabilmente questa contaminazione tra discipline uno degli aspetti più significativi dell’esperienza: misurare non basta. I dati acquistano valore quando diventano conoscenza condivisa e quando riescono a modificare la percezione e i comportamenti.

Il messaggio conclusivo del progetto riassume bene questa impostazione: ventilare correttamente gli ambienti, ridurre le emissioni, privilegiare mobilità sostenibile ed efficienza energetica, proteggere e aumentare il verde urbano, ma soprattutto sviluppare una cultura del dato e della prevenzione.

Perché l’aria non si vede. Ma conoscere ciò che contiene e comprenderne gli effetti è uno dei primi passi per proteggerla – e per proteggere la nostra salute.

Fonte: progetto RESPIRA – L’aria non si vede. Ma si può raccontare, Liceo Romagnosi di Parma, a.s. 2025/26. (Gamma)