In un’intervista a VITA, Agostino Di Ciaula, presidente del Comitato scientifico di ISDE Italia, indica le priorità per Taranto: risanamento ambientale, tutela delle persone esposte e riconversione economica e lavorativa del territorio.
La decisione della Corte di Cassazione sull’ex Ilva di Taranto segna un passaggio fondamentale per la tutela della salute, ma apre una fase che richiede interventi strutturali e un impegno duraturo delle istituzioni. Il 29 ottobre le Sezioni Unite civili hanno rigettato i ricorsi contro il decreto della Corte d’appello di Milano che aveva disposto la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento. Restano così confermate le misure adottate per fronteggiare i rischi legati alle polveri sottili e alla presenza di amianto negli impianti.
A indicare le priorità sanitarie e ambientali è Agostino Di Ciaula, presidente del Comitato scientifico dell’Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia, intervistato da Simonetta Sandri su VITA. Il punto centrale è che interrompere le emissioni rappresenta un primo passo indispensabile, ma non elimina la contaminazione accumulata nel territorio durante decenni di attività industriale.
Le sostanze persistenti presenti nei suoli, nelle acque e nella catena alimentare costituiscono infatti un’eredità con cui Taranto dovrà continuare a confrontarsi. Per questo, secondo Di Ciaula, occorre affiancare alle bonifiche un sistema permanente di sorveglianza epidemiologica e sanitaria della popolazione esposta, capace di seguire nel tempo l’evoluzione delle condizioni di salute e favorire l’individuazione precoce delle patologie correlate alle esposizioni.
Nell’intervista emerge anche il lungo impegno di ISDE a fianco della comunità tarantina. L’associazione ha contribuito a portare le conoscenze mediche ed epidemiologiche nel confronto pubblico e nei percorsi di tutela dei diritti, sostenendo cittadini e associazioni. Di Ciaula ricorda il proprio contributo presso la Corte europea dei diritti dell’uomo nel percorso che ha portato alla condanna dell’Italia nel 2019, ribadendo il valore della ricerca scientifica come strumento concreto di prevenzione e giustizia ambientale.
Per ISDE, il futuro di Taranto richiede inoltre una riconversione ambientale, economica e lavorativa, sostenuta da un piano che restituisca al territorio opportunità di sviluppo e occupazione compatibili con la salute. Di Ciaula contesta l’idea che il ricorso al metano possa essere presentato come una completa uscita dalle fonti fossili e invita a superare una visione che, concentrando risorse e prospettive sull’acciaio, ha limitato la costruzione di alternative.
La richiesta alle istituzioni è di assumere le evidenze scientifiche come riferimento delle decisioni. Prevenire le esposizioni significa evitare malattie e morti premature, ma anche ridurre il carico sociale ed economico che ricade sulle famiglie e sul servizio sanitario. Il risanamento del territorio e la protezione dei lavoratori devono quindi procedere insieme, attraverso politiche capaci di garantire salute, sicurezza e prospettive occupazionali.
Nel commentare la pronuncia della Cassazione, Di Ciaula sottolinea infine come l’intervento della magistratura abbia nuovamente richiamato le istituzioni alle proprie responsabilità. La sentenza rappresenta dunque un passaggio decisivo, al quale devono seguire scelte concrete: bonificare, assistere le persone esposte e costruire un futuro diverso per la città.
Fonte: intervista di Simonetta Sandri ad Agostino Di Ciaula, pubblicata su VITA.
