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L’Associazione Internazionale dei Medici per l’Ambiente (ISDE) guarda con profonda preoccupazione all’imminente Conferenza delle Parti sul Clima (COP30), che si terrà a Belém, in Brasile.

A oltre trent’anni dalla prima Conferenza di Rio, il mondo si presenta al confronto più diviso, più inquinato e più diseguale di quanto fosse allora. I dati scientifici – ormai incontrovertibili – indicano un’accelerazione della crisi climatica senza precedenti: ondate di calore estreme, collasso della biodiversità, perdita di suoli e risorse idriche, crisi sanitaria globale.

Eppure, anno dopo anno, le COP sembrano trasformarsi in rituali diplomatici privi di efficacia, mentre la distanza tra le parole e i fatti cresce. Migliaia di delegati e tonnellate di emissioni per incontri che raramente producono azioni vincolanti e spesso legittimano lo status quo di chi continua a inquinare, estrarre, bruciare.

Come medici e scienziati impegnati per la salute ambientale e umana, denunciamo l’inerzia politica e l’ipocrisia di un sistema multilaterale incapace di ascoltare la scienza. La salute del pianeta e delle popolazioni più vulnerabili non può più essere ostaggio di interessi economici e di calcoli geopolitici.

ISDE Internazionale chiede che la COP30 di Belém non sia l’ennesima vetrina, ma un punto di svolta reale, in cui:

  • si introducano obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni per tutti i paesi ad alto reddito;
  • si garantisca giustizia climatica per le popolazioni del Sud del mondo, colpite per prime e più duramente;
  • si riconosca ufficialmente il diritto alla salute come diritto climatico fondamentale;
  • si blocchino nuovi investimenti in combustibili fossili e armi, le due industrie che più alimentano distruzione e disuguaglianze.

La scienza non è un’opinione. L’ascolto e il rispetto dei dati, delle evidenze e delle voci dei popoli devono tornare al centro del processo politico globale.
Senza questa svolta, Belém rischia di diventare non la città della speranza, ma il simbolo del punto di non ritorno.