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La Valutazione di impatto sulla salute (VIS) rappresenta oggi uno degli strumenti più importanti per collegare le politiche ambientali alla tutela della salute pubblica. Questo è il messaggio centrale della presentazione di Fabrizio Bianchi (Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Fisiologia Clinica e ISDE Italia), che ha illustrato metodi e applicazioni della VIS nel contesto delle politiche ambientali e sanitarie.

L’approccio della VIS consente di stimare in modo sistematico gli effetti sulla salute di interventi, progetti o politiche che incidono sull’ambiente, a partire dall’analisi delle esposizioni e dei rischi. L’obiettivo è fornire strumenti scientifici utili per orientare le decisioni pubbliche verso scelte più preventive e sostenibili.

Dalla valutazione del rischio alla prevenzione

Nella presentazione viene ricordata la distinzione fondamentale tra pericolo e rischio: il primo indica il potenziale di un agente ambientale di causare danni, mentre il secondo esprime la probabilità che tali effetti si verifichino in una popolazione esposta.

La valutazione dell’impatto sanitario si basa su diversi indicatori epidemiologici, tra cui:

  • rischio assoluto, ovvero la probabilità che un evento sanitario si verifichi in una popolazione;
  • rischio relativo, che confronta la probabilità tra popolazioni con diversa esposizione;
  • rischio attribuibile, cioè la quota di malattia o mortalità imputabile a un determinato fattore ambientale.

È proprio quest’ultimo indicatore che permette di stimare l’impatto sanitario reale delle esposizioni ambientali, traducendo i dati epidemiologici in numero di casi attribuibili a specifiche fonti di inquinamento.

Come funziona la valutazione di impatto sulla salute

La VIS è un processo articolato in diverse fasi, generalmente partecipato e multidisciplinare:

  1. Screening – valutazione preliminare della necessità di una VIS
  2. Scoping – definizione di obiettivi, metodi e dati da utilizzare
  3. Valutazione – stima degli effetti sanitari e dei casi attribuibili
  4. Report – presentazione e diffusione dei risultati
  5. Monitoraggio – verifica degli effetti nel tempo delle decisioni adottate

Le metodologie possono combinare approcci tossicologici (Risk Assessment) e epidemiologici (Health Impact Assessment), utilizzando funzioni concentrazione-risposta derivate dalla letteratura scientifica per stimare l’impatto di specifici inquinanti sulla salute.

Queste funzioni consentono, ad esempio, di stimare il numero di decessi o ricoveri attribuibili a concentrazioni di particolato fine (PM2,5), ossidi di azoto o altri inquinanti.

Il quadro normativo in Italia

In Italia la VIS è collegata alla Valutazione di impatto ambientale (VIA). Il decreto legislativo 104 del 2017 ha rafforzato l’attenzione agli effetti sanitari, prevedendo che l’elaborato di VIS sia predisposto sulla base delle linee guida sviluppate dall’Istituto Superiore di Sanità e adottate con decreto ministeriale.

Sebbene tali linee guida siano rivolte in particolare ai progetti di competenza statale, il decreto richiama esplicitamente il loro utilizzo come riferimento anche per le procedure regionali.

Inquinamento atmosferico e impatti sanitari: il contributo di “Cambiamo aria”

L’importanza di questi strumenti emerge con chiarezza anche dal progetto Cambiamo aria, promosso da ISDE Italia e Kyoto Club, che analizza gli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute nelle città italiane.

Le stime più recenti indicano che, considerando 27 grandi città, l’esposizione a PM2,5 nel 2025 è associata a circa 6.700 decessi attribuibili, pari a circa l’8% della mortalità totale nella popolazione con più di 30 anni.

In alcune città i valori sono ancora più elevati: a Milano la quota di mortalità attribuibile al PM2,5 arriva al 14%, mentre a Torino raggiunge il 12%.

Questi dati mostrano come la valutazione dell’impatto sanitario non sia solo uno strumento tecnico, ma un supporto fondamentale per orientare le politiche pubbliche verso interventi efficaci di riduzione delle emissioni.

Un approccio preventivo per le politiche ambientali

Uno degli aspetti più rilevanti sottolineati nella presentazione riguarda la necessità di non ritardare le azioni preventive in attesa di ulteriori studi epidemiologici. In presenza di evidenze consolidate di esposizione a rischi ambientali, gli interventi dovrebbero essere avviati tempestivamente, nell’ottica della prevenzione primaria e della tutela della salute collettiva.

La VIS, quindi, non è soltanto uno strumento di analisi, ma un elemento chiave per integrare ambiente, salute e decisioni pubbliche, contribuendo a rendere più efficaci e trasparenti le politiche di prevenzione.

In un contesto in cui l’inquinamento atmosferico continua a rappresentare una delle principali minacce sanitarie in Europa, rafforzare l’uso della valutazione di impatto sulla salute significa dotare le istituzioni di strumenti scientifici capaci di trasformare i dati epidemiologici in politiche concrete di tutela della salute e dell’ambiente.