di Giambattista Mele, medico Isde della Val d’Agri, impegnato da 30 anni e ancora oggi nella cura e protezione della salute e dell’ambiente delle popolazioni locali.
Considerando i nuovi dati del documento LucAS, per quanto riguarda gli aspetti del rapporto ambiente/salute dell’area estrattiva della Val d’Agri occorre ricordare che i determinanti di salute potenzialmente dannosi erano già noti fin dal 2017 allorquando furono presentati ai cittadini lucani, riuniti in una grande assemblea pubblica, i risultati della VIS dei comuni di Viggiano e Grumento Nova.
A distanza 9 anni i cittadini della Val d’Agri ancora aspettano i provvedimenti di prevenzione primaria ed il prosieguo degli studi di coorte dell’area, soprattutto quelli riguardanti i comuni limitrofi al COVA come ad esempio Spinoso e Montemurro, dove non sono stati fatti studi epidemiologici o descrittivi e quindi non abbiamo dati certi sullo stato di salute delle popolazioni di quei comuni. I dati epidemiologici dei cittadini di Corleto Perticara, in nostro possesso, erano già preoccupanti a ridosso del 2015, quando il collega Agostino Di Ciaula pubblicò un articolo su “Avvenire” dove delineava i dati sanitari soprattutto dei bambini, sebbene l’attività estrattiva della Total non aveva ancora iniziato ad emungere petrolio! Ma questo era altrettanto evidente anche dai dati relativi alla meteo-diffusione degli inquinanti emessi dal COVA e che lo studio “VIS Val d’Agri” aveva evidenziato già nel 2017.
La regione ha preferito chiudere in un cassetto quello studio epidemiologico di coorte e passare ad una nuova valutazione descrittiva delle aree critiche in Basilicata: a quando i provvedimenti per una chiara, costruttiva e determinata prevenzione primaria? Siamo tutti coscienti ed abbiamo tutti digerito la presenza dell’attività estrattiva come bancomat delle pubbliche amministrazioni interessate (cit. “Il totem nero”), ma quando la salute dei cittadini verrà messa al primo posto?
Intanto questo governo ha intensificato le autorizzazioni alle attività estrattive, ignorando le opposizioni dei cittadini a partire dal PITESAI, alcune sotto i nostri occhi come quello che chiamiamo “il sarcofago di Paterno” progetto rigettato dall’ amministrazione Grieco ed immediatamente autorizzato dalle ultime amministrazioni, un esempio di come un progetto – in questa regione – esce dalla porta ed entra dalla finestra! Alla luce di questi dati viene spontanea la domanda: se nelle aree critiche della Basilicata 1 cittadino ogni 11 perde la vita perché non si è ancora messo mano ad un robusto programma di prevenzione primaria? Di chi è la responsabilità di questi ritardi? Infine, quanto vale la vita di un lucano?
L’evidenza ci suggerisce che i lucani non hanno bisogno di ulteriori studi di fronte alla evidenza di quelli già in essere ma di provvedimenti urgenti atti a difendere la loro salute attraverso la minore pressione sull’ambiente, una volta per tutte, senza scuse ed ulteriori perdite di tempo!
