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del Prof. Fausto Bersani Greggio – Comitato Scientifico ISDE ITALIA

Nell’ambito di un progetto dal titolo USIAMO LE TECNOLOGIE CON INTELLIGENZA, una scuola media dell’Emilia – Romagna mi ha invitato ad incontrare i propri studenti. In particolare, ai ragazzi del terzo anno, ho somministrato un questionario anonimo. I 18 test riguardavano 4 settori inerenti ai device digitali:

  1. Il possesso
  2. Le abitudini
  3. La famiglia
  4. Le conoscenze.

In merito al possesso è emerso che il 100% dei ragazzi intervistati ha un cellulare ed il 45% lo ha ricevuto ad un’età non superiore ai 10 anni (il 7% al di sotto dei 7 anni).

Per quanto concerne usi ed abitudini, circa un ragazzo su due lo porta sempre con sé ed uno su tre mantenendolo a contato con il corpo (l’8% anche di notte).

Durante una conversazione telefonica un ragazzo su tre tiene il cellulare attaccato all’orecchio. Circa l’uso giornaliero, il 15% lo utilizza per un tempo non inferiore alle 4 ore (il 10% per più di 6 ore). Nel caso in cui la connessione sia assente, il 10% ha dichiarato di soffrire forme di disagio psicologico. Il 95% possiede un WiFi domestico.

In merito al ruolo delle famiglie, saltano all’occhio tre dati significativi: il 72% dei ragazzi non ha chiesto un cellulare, ma gli è stato regalato e, nell’85% dei casi, dai genitori. Alla domanda – se hai sentito parlare di elettrosmog, chi te ne ha parlato – solo il 6% ha dichiarato di aver ricevuto informazioni dai genitori. Interessante il 29% attribuito agli insegnanti. Il resto proviene dai vari mass media.

Infine, circa le conoscenze relative alle onde elettromagnetiche, in media il 43% dei ragazzi o ammette di non saper rispondere o evidenzia conoscenze errate.

In conclusione emerge che l’età media del primo cellulare si sta abbassando e sta parallelamente aumentando l’uso orario giornaliero fino ad arrivare al punto, in alcuni casi, da non separarsene neanche durante il sonno. In altri termini assistiamo ad un incremento della tendenza alla stretta prossimità, come se il cellulare fosse un prolungamento del corpo umano, una sorta di appendice. Le continue sollecitazioni di algoritmi programmati specificatamente per adescare e tenere l’utente connesso il più a lungo possibile fanno sì che la privazione del cellulare risulti dolorosa ed inconcepibile quanto subire l’amputazione di un arto. 

Come è emerso dall’indagine conoscitiva della 7a Commissione Permanente – Istruzione pubblica e beni culturali del Senato della Repubblica – presentata a giugno 20211, “ …a preoccupare di più è la progressiva perdita di facoltà mentali essenziali, le facoltà che per millenni hanno rappresentato quella che sommariamente chiamiamo intelligenza: la capacità di concentrazione, la memoria, lo spirito critico, l’adattabilità, la capacità dialettica… Sono gli effetti che l’uso, che nella maggior parte dei casi non può che degenerare in abuso, di smartphone e video-giochi produce sui più giovani…detto in termini tecnici si riduce la neuroplasticità…”.

Per avere un quadro previsionale degli effetti derivanti dal crescente uso di device digitali, è il caso di volgere lo sguardo verso oriente (Corea del Sud, Cina, Giappone) dove esistono modelli sociali avanzatissimi, già da anni, quanto a penetrazione tecnologica. Ebbene, in alcuni paesi si è addirittura arrivati ad aprire centri di disintossicazione digitale caratterizzati da un approccio basato sull’inquadramento militare, con lavori forzati, elettroshock ed uso generoso di psicofarmaci, praticamente campi di concentramento a tutti gli effetti.

La Commissione del Senato conclude decretando che “…Il digitale sta decerebrando le nuove generazioni, fenomeno destinato a connotare la classe dirigente di domani…”

Il capitolo “famiglia” risulta poi particolarmente delicato: non solo i genitori diventano il veicolo principale che conduce al possesso di un cellulare non richiesto da parte degli adolescenti, come ha confermato anche la mia indagine, ma il livello di attenzione parentale risulta del tutto inadeguato. Nell’ipotesi che i mass media sposino una logica negazionista circa gli effetti dell’elettrosmog, cosa che purtroppo spesso accade, l’ultimo baluardo del principio di precauzione rimane di nuovo la scuola la quale, per l’ennesima volta, si deve sostituire alla famiglia stessa in una sorta di corto circuito educativo.