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Un recente articolo di Francesco Romizi pubblicato su il manifesto richiama l’attenzione su un fenomeno spesso sottovalutato ma in costante crescita: l’inquinamento luminoso. L’eccesso di illuminazione artificiale nelle aree urbane e periurbane sta alterando profondamente l’ambiente notturno, con effetti documentati su ecosistemi, biodiversità e salute umana.

La progressiva scomparsa del buio naturale incide sui ritmi circadiani, interferisce con la produzione di melatonina e può contribuire a disturbi del sonno e a un aumento del rischio di patologie croniche. A farne le spese sono anche insetti, uccelli migratori e numerose specie animali che regolano le proprie attività sulla base dell’alternanza luce-buio.

L’articolo evidenzia come la diffusione di tecnologie a basso consumo, come i diodi a emissione luminosa (Light Emitting Diode – LED), non abbia automaticamente ridotto l’impatto complessivo: al contrario, il minor costo energetico ha spesso portato ad aumentare i punti luce e l’intensità dell’illuminazione, generando un effetto rimbalzo.

Ridurre l’inquinamento luminoso non significa rinunciare alla sicurezza, ma progettare meglio: orientamento corretto dei corpi illuminanti, limitazione delle dispersioni verso l’alto, regolazione dell’intensità nelle ore notturne e pianificazione urbana più attenta possono restituire spazio al cielo stellato e tutelare salute e ambiente.

👉 L’articolo completo è disponibile su il manifesto:

https://ilmanifesto.it/troppe-luci-artificiali-inquinano-la-notte