Un appello forte e documentato in difesa dell’azione umanitaria e del personale sanitario palestinese arriva da operatrici e operatori della sanità e da associazioni impegnate per la pace, i diritti umani e il diritto internazionale. In un comunicato diffuso il 3 febbraio 2026, i firmatari esprimono piena solidarietà a Medici Senza Frontiere, a Oxfam e alle organizzazioni non governative che hanno deciso di non consegnare alle autorità israeliane le liste del proprio personale palestinese, ritenendo tale richiesta incompatibile con i principi umanitari e con il dovere di protezione dei lavoratori e delle comunità assistite.
Secondo i promotori dell’iniziativa, non si tratta di un atto di sfida politica ma di un imperativo etico e legale: consegnare i nomi del personale locale significherebbe trasformare medici, infermieri e operatori sanitari in potenziali bersagli, esponendoli a un rischio concreto di arresto, detenzione illegale o uccisione, in un contesto già segnato da una sistematica violenza contro la sanità.
Un sistema sanitario decimato
I dati riportati nel comunicato delineano un quadro drammatico. Nel 2022, a Gaza operavano 16.259 operatori sanitari; dal 7 ottobre 2023 circa 1.700 di loro sono stati uccisi, pari a oltre il 10% dell’intera forza lavoro sanitaria. L’età media al momento dell’uccisione è di 38,8 anni, con una perdita stimata di oltre 68.000 anni di vita. Tra le vittime figurano anche 15 membri dello staff di Medici Senza Frontiere.
A questi numeri si aggiungono oltre 360 operatori sanitari illegalmente detenuti dalle forze israeliane e 656 costretti a lasciare la Striscia di Gaza. La violenza contro la sanità non si limita a Gaza: in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, tra ottobre 2023 e settembre 2025, sono stati registrati 778 attacchi contro strutture e personale sanitario, con uccisioni e arresti documentati da organizzazioni indipendenti.
Ospedali senza cure essenziali
Parallelamente, il blocco parziale o totale degli aiuti umanitari ha aggravato una crisi sanitaria senza precedenti. Ospedali e ambulatori operano in condizioni estreme, privi di materiali di base come garze, antibiotici, anestetici, soluzioni fisiologiche e strumenti chirurgici. È stato documentato come persino i bisturi siano stati classificati come materiali a “doppio uso” e bloccati all’ingresso.
Anche dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025, gli accordi sull’ingresso degli aiuti non sono stati rispettati: solo una parte dei convogli concordati è riuscita effettivamente a raggiungere le strutture sanitarie, mentre le violazioni del cessate il fuoco sono proseguite.
Un crollo senza precedenti della salute pubblica
Il comunicato richiama inoltre dati che, il 29 gennaio 2026, sono stati riconosciuti come attendibili anche dalle Forze di difesa israeliane: oltre 71.000 palestinesi uccisi dall’ottobre 2023. Numeri che, secondo studi scientifici internazionali, sarebbero peraltro sottostimati, poiché non includono le persone ancora sotto le macerie né i decessi per fame, infezioni e malattie prevenibili.
L’impatto sulla salute pubblica è devastante: a Gaza l’aspettativa di vita sarebbe crollata da 75,5 a 40,5 anni in meno di un anno, un dato senza precedenti nella storia recente. Oltre l’80% delle vittime sono civili, con circa 20.000 bambini uccisi.
Le associazioni firmatarie e l’appello finale
Il comunicato è promosso da operatrici e operatori della sanità insieme a numerose associazioni, tra cui:
- #DigiunoGaza
- Rimini4Gaza
- Associazione AssoPacePalestina ODV
- Ecomapuche
- Associazione Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali – CDCA Abruzzo APS
I firmatari chiedono ai governi e alla società civile di sostenere apertamente le ONG che proteggono il proprio personale rifiutando di consegnare liste che potrebbero trasformarsi in elenchi di bersagli, di esigere il rispetto del diritto internazionale umanitario e di garantire l’ingresso degli aiuti a Gaza.
«Le Convenzioni di Ginevra non sono suggerimenti. La protezione del personale medico non è negoziabile», si legge nel testo, che si chiude con un appello netto: “Il silenzio è complicità. L’azione è un dovere”.
