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di Hughes Rossi, medico ISDE Italia

La casa è tradizionalmente percepita come il luogo più sicuro. Eppure, i dati raccontano una realtà molto diversa: l’abitazione rappresenta uno degli ambienti a maggior rischio per la salute e la sicurezza delle persone. È da questa consapevolezza che nascono una serie di proposte sulla sicurezza abitativa, che mette al centro la prevenzione degli incidenti domestici come priorità di sanità pubblica.

I termini del problema

Il presupposto teorico: l’ortoabitabilità

L’ortoabitabilità è la disciplina che si propone la costruzione e la manutenzione di abitazioni sicure, agevoli e gradevoli. Essa deve confrontarsi con numerosi fattori di rischio: esplosioni, incendi, allagamenti, cadute, folgorazioni, esposizione a radiazioni e rumore, utilizzo di strumenti non ergonomici e, non ultimo, la scarsa qualità dell’aria negli ambienti chiusi.

Gli incidenti domestici: un’emergenza sottovalutata

Per incidente domestico si intende un infortunio che avviene all’interno dell’abitazione o delle sue pertinenze (balconi, cantine, soffitte, garage), non volontario e in grado di modificare in modo temporaneo o permanente lo stato di salute di una persona.

Ogni anno in Italia si stimano oltre 3 milioni di incidenti domestici. Nel 2023 il loro numero avrebbe registrato un incremento del 15% rispetto all’anno precedente, con più di 1,5 milioni di persone che hanno richiesto assistenza medica. Gli incidenti domestici rappresentano il 23% di tutti i ricoveri per trauma e costituiscono la seconda causa di morte in età pediatrica.

Un’indagine condotta a Genova evidenzia inoltre una bassa consapevolezza del rischio: il 61% degli intervistati dichiara di sentirsi al sicuro nella propria casa, ma il 36% ammette di non adottare comportamenti adeguati per prevenire gli incidenti. Il 22% ritiene che il problema riguardi anche edifici non a norma, mentre il 24% segnala una carenza di informazione. L’indice complessivo di consapevolezza del rischio si ferma a un preoccupante 4,5%.

I principali rischi nelle abitazioni liguri

Gli abitanti della Liguria, in particolare nei comuni della Città Metropolitana di Genova, sono esposti a rischi che colpiscono soprattutto casalinghe, bambini e persone anziane.

Incendi e avvelenamenti

L’uso di combustibili fossili come gasolio, gas di petrolio liquefatto e metano è una delle principali fonti di pericolo. Le cucine risultano gli ambienti più insalubri e insicuri: qui si concentra circa il 38% degli incidenti domestici. Fughe di gas, cattiva aerazione, pentole con acqua bollente che si rovesciano, utensili dimenticati sui fornelli e combustioni incomplete possono causare incendi e intossicazioni. La combustione produce inoltre inquinanti pericolosi, rendendo l’aria indoor spesso peggiore di quella delle strade più trafficate.

Rischi analoghi si riscontrano anche in camere da letto e soggiorni, dove l’uso improprio di termoventilatori e apparecchi elettrici può innescare incendi.

Cadute

Le cadute rappresentano una quota rilevante degli incidenti domestici: avvengono soprattutto lungo i corridoi, ma anche in soggiorni, camere e bagni. Dislivelli, tappeti, pavimenti bagnati, scale non adeguate e parapetti bassi costituiscono fattori di rischio particolarmente elevati per bambini e anziani.

Folgorazioni

Il sovraccarico degli impianti elettrici e l’uso improprio degli elettrodomestici continuano a provocare infortuni spesso gravi, ma largamente sottovalutati.

Le proposte

Dispositivi obbligatori di sicurezza

Si propone un’azione rivolta alla Regione affinché tutte le unità abitative siano dotate di dispositivi capaci di:

  • rilevare fughe di gas;
  • segnalare aumenti anomali di temperatura;
  • emettere allarmi acustici e visivi, anche verso l’esterno dell’abitazione.

La soluzione ideale prevede il blocco automatico dell’erogazione in caso di anomalie. I costi sarebbero contenuti e detraibili fiscalmente; per le famiglie in condizione di povertà è necessario prevedere specifiche coperture finanziarie.

Educazione e riduzione dell’uso del gas

Per ridurre i rischi legati alla combustione domestica, si raccomanda di promuovere la sostituzione progressiva delle cucine a gas con apparecchi elettrici: piastre elettriche tradizionali, forni a microonde, fornetti, friggitrici ad aria e, dove possibile, piastre a induzione. Queste ultime offrono elevata efficienza, ma non possono essere utilizzate da persone portatrici di pacemaker o defibrillatori e comportano costi aggiuntivi per la sostituzione delle pentole.

Tutela delle persone fragili

Particolare attenzione va riservata ad anziani e persone che vivono sole, per prevenire le conseguenze della perdita di memoria: gas dimenticato acceso, rubinetti non chiusi, porte lasciate aperte, pentole sul fuoco. È necessario un coinvolgimento attivo dei servizi sanitari e comunali, sulla base delle rispettive anagrafi.

Informazione e responsabilità condivisa

Si propone inoltre di coinvolgere:

  • gli amministratori di condominio, con richiami periodici nei documenti contabili;
  • i notai, allegando materiale informativo agli atti di compravendita;
  • la pubblica amministrazione, inserendo richiami sui rischi domestici negli avvisi di pagamento;
  • i municipi, promuovendo assemblee informative anche più volte l’anno.

Proposte innovative

Tra le ipotesi più avanzate figurano:

  • una patente di gestione dell’immobile per futuri contratti di vendita o affitto;
  • l’installazione diffusa di rilevatori di gas e monossido di carbonio e di impianti antincendio;
  • sistemi di immissione automatica di aria in ambienti a rischio di rapido impoverimento di ossigeno, come i bagni con scaldabagni a gas ancora in uso.

La sicurezza abitativa non è solo una questione tecnica, ma un tema centrale di prevenzione e tutela della salute. Rendere le case più sicure significa salvare vite, ridurre sofferenze evitabili e promuovere una reale cultura della prevenzione.