Si è svolto giovedì 18 settembre 2025, nella storica e suggestiva cornice del Convento di San Francesco a Subiaco (Rm), il convegno di studio “Acqua maestra di vita. Tra scienza e solidarietà, per un futuro sostenibile”. La dottoressa Litta, referente dell’Associazione medici per l’ambiente-ISDE ha presentato la relazione su “ Acqua e salute, acque è salute”
Giovedì 18 settembre 2025, nella storica e suggestiva cornice del Convento di San Francesco a Subiaco (Rm), si è svolto il convegno di studio “Acqua maestra di vita. Tra scienza e solidarietà, per un futuro sostenibile”. Il convegno, di grande spessore culturale e scientifico, modulato anche come corso ECM per la Federazione nazionale degli Ordini dei Biologi- FNOB, ha visto la partecipazione di studiosi, ricercatori ed accademici dell’Università La Sapienza di Roma, dell’Università de L’Aquila e della Federico II di Napoli, impegnati sul tema oggetto del convegno. Attenta e numerosa la partecipazione di rappresentati delle istituzioni, studenti della facoltà di medicina ed associazioni locali e nazionali.
Il convegno ha esaminato tutte le varie problematiche relative all’acqua quale matrice fondamentale per la vita ovvero riduzione del quantitativo dell’acqua dolce a livello planetario, gestione, risparmio, tutela della qualità, prospettive presenti e future di risparmio, disinquinamento ed accesso gratuito per l’intera umanità. La dottoressa Litta, referente dell’Associazione medici per l’ambiente-ISDE ha presentato la relazione sul tema“ Acqua e salute, acque è salute”.
Di seguito una sintesi dell’intervento della referente dell’ISDE e il pdf della presentazione.

“ Noi siamo l’acqua che beviamo e quella che mangiamo, attraverso i cibi preparati con essa e gli alimenti nei quali essa è costituente preponderante. Siamo anche l’acqua che hanno bevuto le generazioni che ci hanno preceduto perché, in forma liquida, gassosa e solida, essa costituisce un ciclo idrogeologico chiuso nel quale gli inquinanti possono penetrare e persistere. L’80 % circa dell’organismo di un neonato è fatto di acqua mentre di circa il 70% è la parte di acqua in un individuo adulto e con l’avanzare dell’età questa percentuale tende a ridursi. L’assunzione di acqua contaminata rappresenta quindi un innegabile rischio per la salute di tutti e a maggior ragione per la salute dei bambini e specialmente nel periodo gestazionale. Attualmente oltre un miliardo e 400 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile e soffrono di una serie di malattie idrotrasmesse, ovvero di tutte quelle patologie infettive dell’uomo e degli animali associate all’uso diretto o indiretto di acqua contaminata da microrganismi patogeni, malattie queste che sarebbe facile debellare proprio grazie all’uso di acque salubri e pulite. Preoccupa e non poco anche l’inquinamento chimico delle acque.
Molti elementi tossici e cancerogeni – tra questi pesticidi, metalli pesanti, diossine, farmaci, sostanze perfluoroalchiliche – Pfas, microplastiche, nanoplastiche- anche con azione di interferenza endocrina-, contenuti negli alimenti e in prodotti di uso quotidiano, presenti spesso anche a livelli ammissibili per legge nelle acque consumate da soggetti adulti, possono nel periodo della gravidanza, attraverso l’esposizione materno- fetale ad acque assunte cronicamente, superare la barriera placentare ed emato-cerebrale del feto e quindi compromettere la salute del nascituro aumentando il rischio di malattie neoplastiche, cronico- degenerative ed infiammatorie in età infantile ed adulta. Attraverso l’alterazione dell’epigenoma dei gameti possono poi manifestarsi anche in generazioni successive e non direttamente esposte. L’accesso e la disponibilità di acque salubri, pulite e di qualità, sono quindi le condizioni necessarie ed indispensabili per vivere in modo sano e per tutelare e proteggere lo stato di salute di tutte le persone ed in particolare dei bambini e delle generazioni future. E’ necessario e tempo quindi che il tema dell’acqua, bene comune fondamentale, sia una priorità nel dibattito pubblico e nell’agenda di interventi della politica, enti ed istituzioni.
Altresì necessario l’impegno di tutti ad ogni livello di responsabilità per la pace.
I conflitti bellici infatti uccidono anche attraverso la devastazione ambientale e la conseguente carenza e inquinamento delle acque che generano nelle aree di guerra.”
