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(Sintesi da un articolo pubblicato su Il Salvagente, con dichiarazioni di Giovanni Ghirga, ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente)

Il glifosato può favorire la celiachia? A oggi non esiste una risposta definitiva, ma i segnali emersi da diversi studi scientifici impongono prudenza. L’ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente chiede che siano promossi nuovi studi rigorosi e indipendenti per chiarire una volta per tutte se esista un rapporto di causa-effetto tra l’esposizione al glifosato e l’aumento dei casi di celiachia, una patologia autoimmune in costante crescita.

“Data la diffusione ubiquitaria del glifosato, l’importante impatto sanitario della celiachia e il ruolo centrale del microbioma intestinale nell’immunità mucosale e nella tolleranza orale, questa ipotesi è troppo rilevante per essere scartata sulla base di studi preliminari imperfetti”, afferma Giovanni Ghirga, pediatra di ISDE Italia.

“È doveroso – aggiunge – investire in ricerche di alta qualità: se esistesse anche un effetto modesto ma reale in soggetti geneticamente predisposti, comprenderlo avrebbe importanti implicazioni per la prevenzione e la regolamentazione. Se invece fosse escluso, il risultato sarebbe altrettanto utile per pazienti, clinici e decisori politici”.

ISDE sottolinea come l’aumento dei casi di celiachia e la diffusa esposizione al glifosato rendano urgente stabilire se esista un nesso diretto o indiretto tra i due fenomeni. “Partendo dal principio di precauzione – prosegue Ghirga – chiediamo che non si chiuda la porta a ulteriori studi. È fondamentale identificare gli eventuali fattori ambientali che possono innescare, in soggetti predisposti, la risposta autoimmune che porta alla celiachia”.

Nell’articolo de Il Salvagente vengono ricordati alcuni studi chiave che evidenziano l’importanza di approfondire la questione:

  • Un articolo del 2020 sul Journal of Hazardous Materials ha rilevato che circa il 54% delle specie del microbioma intestinale umano è “potenzialmente sensibile” al glifosato, con possibili conseguenze sulla composizione microbica e sulla salute intestinale.
  • Una revisione della letteratura del 2020 conclude che i residui di glifosato negli alimenti potrebbero indurre disbiosi intestinale, poiché i patogeni opportunisti risultano più resistenti al glifosato rispetto ai batteri commensali. Ciò potrebbe contribuire allo sviluppo di celiachia, malattie infiammatorie intestinali e sindrome dell’intestino irritabile, con possibili ripercussioni anche su ansia e depressione.
  • Lo studio dell’Istituto Ramazzini del 2018 ha mostrato che basse dosi di Roundup, considerate “sicure”, hanno modificato significativamente il microbiota intestinale in modelli animali.

Per ISDE Italia, la priorità è chiara: servono studi indipendenti, trasparenti e di alta qualità scientifica per valutare l’impatto del glifosato sulla salute umana e comprendere se possa essere tra i fattori ambientali che concorrono all’aumento della celiachia.

🔹 Fonti e riferimenti

Articolo originale: “(Ripresa da un articolo pubblicato su Il Salvagente, con dichiarazioni di ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente)

Il glifosato può favorire la celiachia? A oggi non esiste una risposta definitiva, ma i segnali emersi da diversi studi scientifici impongono prudenza. L’ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente chiede che siano promossi nuovi studi rigorosi e indipendenti per chiarire una volta per tutte se esista un rapporto di causa-effetto tra l’esposizione al glifosato e l’aumento dei casi di celiachia, una patologia autoimmune in costante crescita.

“Data la diffusione ubiquitaria del glifosato, l’importante impatto sanitario della celiachia e il ruolo centrale del microbioma intestinale nell’immunità mucosale e nella tolleranza orale, questa ipotesi è troppo rilevante per essere scartata sulla base di studi preliminari imperfetti”, afferma Giovanni Ghirga, pediatra di ISDE Italia.

“È doveroso – aggiunge – investire in ricerche di alta qualità: se esistesse anche un effetto modesto ma reale in soggetti geneticamente predisposti, comprenderlo avrebbe importanti implicazioni per la prevenzione e la regolamentazione. Se invece fosse escluso, il risultato sarebbe altrettanto utile per pazienti, clinici e decisori politici”.

ISDE sottolinea come l’aumento dei casi di celiachia e la diffusa esposizione al glifosato rendano urgente stabilire se esista un nesso diretto o indiretto tra i due fenomeni. “Partendo dal principio di precauzione – prosegue Ghirga – chiediamo che non si chiuda la porta a ulteriori studi. È fondamentale identificare gli eventuali fattori ambientali che possono innescare, in soggetti predisposti, la risposta autoimmune che porta alla celiachia”.

Nell’articolo de Il Salvagente vengono ricordati alcuni studi chiave che evidenziano l’importanza di approfondire la questione:

  • Un articolo del 2020 sul Journal of Hazardous Materials ha rilevato che circa il 54% delle specie del microbioma intestinale umano è “potenzialmente sensibile” al glifosato, con possibili conseguenze sulla composizione microbica e sulla salute intestinale.
  • Una revisione della letteratura del 2020 conclude che i residui di glifosato negli alimenti potrebbero indurre disbiosi intestinale, poiché i patogeni opportunisti risultano più resistenti al glifosato rispetto ai batteri commensali. Ciò potrebbe contribuire allo sviluppo di celiachia, malattie infiammatorie intestinali e sindrome dell’intestino irritabile, con possibili ripercussioni anche su ansia e depressione.
  • Lo studio dell’Istituto Ramazzini del 2018 ha mostrato che basse dosi di Roundup, considerate “sicure”, hanno modificato significativamente il microbiota intestinale in modelli animali.

Per ISDE Italia, la priorità è chiara: servono studi indipendenti, trasparenti e di alta qualità scientifica per valutare l’impatto del glifosato sulla salute umana e comprendere se possa essere tra i fattori ambientali che concorrono all’aumento della celiachia.

🔹 Fonti e riferimenti

Articolo originale: “Il glifosato può favorire la celiachia?”, pubblicato su Il Salvagente, ottobre 2025 glifosato può favorire la celiachia?”, pubblicato su Il Salvagente, ottobre 2025