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Come ha scritto recentemente Nino Cartabellotta su Domani, non c’è bisogno di evocare complotti per capire cosa sta accadendo alla sanità italiana: «Il progressivo indebolimento della sanità pubblica, perpetrato da tutti gli esecutivi nell’arco di oltre 15 anni, ha spianato la strada a una privatizzazione silenziosa ma inesorabile del Servizio sanitario nazionale. E i numeri non mentono».

E infatti non mentono.

Un privato sempre più dominante

Nel 2024 le famiglie italiane hanno speso 41,3 miliardi di euro per curarsi: il 24% della spesa sanitaria totale, ben oltre la soglia del 15% indicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come limite oltre il quale l’accesso alle cure non può più definirsi universale.

Le rinunce alle cure sono salite a 5,8 milioni di persone, un dato che racconta meglio di qualunque slogan quanto la sanità pubblica sia diventata fragile per chi ha meno risorse economiche o vive in territori svantaggiati.

In interi settori strategici — riabilitazione, residenzialità, diagnostica — il privato accreditato è ormai dominante. Oggi un ospedale su due è privato e il 47% della spesa delle Aziende sanitarie scorre verso servizi esternalizzati e soggetti non pubblici.

Il rischio non è un’ipotesi: è già visibile. Due binari sanitari, uno per chi può permetterselo e uno per chi deve aspettare.

Una scelta che non è tecnica, ma politica e morale

Di fronte a questa deriva, la scelta da compiere non riguarda procedure o algoritmi, ma la visione di Paese.

Ricostruire una infrastruttura di cura territoriale, integrata e comunitaria;

governare l’intelligenza artificiale con trasparenza, regole pubbliche e responsabilità democratica;

investire nelle professioni sanitarie, nella prevenzione, nelle reti socio-sanitarie e nella fiducia dei cittadini:

tutto questo non è un’opzione. È un atto necessario per difendere l’idea stessa di diritto alla cura.

Se non saremo noi — come comunità, istituzioni, professionisti — a costruire un sistema di salute equo, intelligente e umano, saranno altri a farlo, ma secondo logiche che nulla hanno a che vedere con la dignità, la solidarietà e la cittadinanza.

Tecnologia e salute: emancipazione o sostituzione

La tecnologia può emancipare o sostituire. La sanità può restare un diritto universale o trasformarsi in un privilegio riservato a chi può pagare.

Il bivio è davanti a noi.

Scegliere significa decidere che società vogliamo essere.