Pubblicata su Frontiers in Public Health una roadmap per la decarbonizzazione e la resilienza climatica del sistema sanitario italiano. Il documento, sviluppato nell’ambito della rete SOSTERRETE promossa a partire da un percorso dell’Istituto Superiore di Sanità, vede anche il contributo di ISDE Italia e propone obiettivi misurabili, prevenzione, appropriatezza delle cure e rafforzamento dell’assistenza territoriale.
Anche il sistema sanitario, nato per proteggere la salute, ha un’impronta ambientale significativa e deve quindi diventare parte attiva della risposta alla crisi climatica. È il punto di partenza di “Towards an environmentally sustainable and resilient healthcare system: a roadmap for Italy”, articolo pubblicato il 7 agosto 2026 nella sezione Planetary Health di Frontiers in Public Health, a firma di Ornella Punzo, Chiara Reno, Walter Cristiano, Rachel Juel e Laura Mancini, per il gruppo collaborativo SOSTERRETE.
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Il lavoro affronta una contraddizione sempre più evidente: i servizi sanitari devono fronteggiare gli effetti sulla salute prodotti dal cambiamento climatico, ma allo stesso tempo contribuiscono alle emissioni di gas serra attraverso consumi energetici, strutture, trasporti, farmaci, dispositivi medici, acquisti e produzione di rifiuti. A livello globale il settore sanitario è responsabile di circa il 4,4-6% delle emissioni nette di gas serra; in Italia il contributo viene stimato intorno al 4% delle emissioni nazionali. Una parte predominante dell’impronta climatica deriva inoltre dalle emissioni indirette della catena di approvvigionamento.
Dalle esperienze locali a una strategia nazionale
In Italia sono già state avviate iniziative e investimenti che possono contribuire alla sostenibilità del sistema sanitario, comprese le misure del PNRR dedicate all’assistenza territoriale, alle Case della Comunità, all’assistenza domiciliare, alla telemedicina e alla modernizzazione delle strutture. Manca però ancora una strategia nazionale organica di decarbonizzazione della sanità, accompagnata da obiettivi, indicatori e sistemi omogenei di misurazione delle emissioni e dei risultati raggiunti.
La roadmap nasce proprio con l’obiettivo di contribuire a colmare questo vuoto e di passare da esperienze spesso frammentate a una politica nazionale capace di integrare la sostenibilità ambientale nella governance, nel finanziamento e nella valutazione del Servizio sanitario nazionale.
Il percorso è stato costruito attraverso il coinvolgimento di professionisti provenienti da sanità pubblica, ricerca, università, servizi sanitari e società civile. Dopo gli incontri e le attività avviate dall’Istituto Superiore di Sanità, il processo si è consolidato con il convegno “Three Horizons for Health – Building sustainable, resilient, and carbon-neutral health systems”, tenutosi il 5 marzo 2026 all’ISS e organizzato dal Dipartimento Ambiente e Salute dell’Istituto e dall’AUSL Romagna, con il supporto di SOSTERRETE e sotto l’egida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
L’approfondimento dell’Istituto Superiore di Sanità sul convegno Three Horizons for Health
Il confronto è poi proseguito attraverso consultazioni e revisioni successive del documento. SOSTERRETE – Rete Nazionale per la Sostenibilità Ambientale del Sistema Sanitario riunisce oggi esperti, operatori della sanità pubblica, medici, accademici e rappresentanti della società civile impegnati sui temi della sostenibilità ambientale dei sistemi sanitari.
Il contributo di ISDE
ISDE Italia partecipa a SOSTERRETE attraverso Laura Reali, Francesco Romizi e Roberto Romizi, indicati tra i componenti del SOSTERRETE Collaborative Group. Nel gruppo figura anche Paolo Lauriola con l’affiliazione alla European Public Health Alliance (EPHA).
Il contributo di ISDE alla costruzione del documento si è concentrato in particolare su appropriatezza delle cure, prevenzione, ruolo delle cure primarie e riduzione delle prestazioni sanitarie di basso valore, sottolineando come l’assistenza territoriale debba essere considerata non soltanto uno strumento organizzativo, ma una vera leva sistemica di sostenibilità.
Tra gli aspetti proposti nel percorso collaborativo vi sono il rafforzamento dell’assistenza territoriale, la prevenzione e la riduzione dei ricoveri evitabili, il ruolo delle Case della Comunità e del telemonitoraggio, la riduzione delle cure di basso valore e l’introduzione di un insieme nazionale di indicatori ambientali concreti e confrontabili.
Sono temi che trovano un riscontro preciso nel testo finale. La roadmap evidenzia infatti che cure primarie accessibili, continuative e ben coordinate sono associate a una riduzione dei ricoveri evitabili per alcune patologie croniche e che spostare, quando clinicamente appropriato, l’assistenza dall’ospedale verso altri setting può contribuire a diminuire le emissioni del sistema.
Particolare attenzione viene riservata anche all’appropriatezza: ridurre prestazioni inutili, sprechi e permanenze ospedaliere non necessarie può contemporaneamente migliorare la qualità delle cure, contenere i costi e ridurre l’impatto ambientale della sanità.
Gli obiettivi: -80% entro il 2040 e neutralità climatica entro il 2046
Uno degli elementi più significativi della roadmap è la proposta di introdurre obiettivi nazionali quantificabili e verificabili.
Il documento indica come traguardo per gli ospedali pubblici italiani una riduzione di almeno l’80% delle emissioni Scope 1 e Scope 2 entro il 2040. Per l’intero Servizio sanitario nazionale viene invece indicato l’obiettivo di lavorare verso le emissioni nette zero dell’intera catena del valore, comprese quindi le emissioni Scope 3, entro il 2046.
La distinzione è importante. Le emissioni Scope 1 derivano direttamente dalle attività controllate dalle organizzazioni sanitarie; le Scope 2 sono associate all’energia acquistata; le Scope 3 comprendono invece l’intera filiera, dagli acquisti di farmaci e dispositivi ai trasporti, ai servizi esternalizzati e alla gestione dei rifiuti. Queste ultime rappresentano circa il 79% dell’impronta climatica complessiva del settore sanitario.
Le azioni prioritarie
La roadmap individua un insieme articolato di interventi: definizione di obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni; integrazione della sostenibilità nella programmazione sanitaria; Green Plan per le strutture pubbliche; contabilizzazione delle emissioni; efficientamento energetico e utilizzo delle rinnovabili; infrastrutture capaci di resistere agli eventi climatici estremi; acquisti e filiere sanitarie sostenibili; riduzione dei rifiuti e delle prestazioni inappropriate; rafforzamento di prevenzione e cure primarie; formazione e coinvolgimento degli operatori sanitari.
Un capitolo specifico riguarda indicatori, monitoraggio e responsabilità. Senza metriche comuni, sottolineano gli autori, la frammentazione regionale rischia anche di ampliare le disuguaglianze. Da qui la proposta di sviluppare sistemi di monitoraggio nazionali, regionali e locali e di integrare gli indicatori di sostenibilità ambientale nei Livelli essenziali di assistenza (LEA) e nei sistemi di valutazione delle performance sanitarie.
Prevenire significa anche ridurre l’impronta ambientale della sanità
Uno degli aspetti più interessanti del documento è il superamento di una visione della “sanità verde” limitata a edifici, energia e rifiuti. La sostenibilità riguarda infatti anche come e dove si cura, quali prestazioni vengono erogate e quanto si investe nella prevenzione.
Rafforzare la promozione della salute e le cure primarie può ridurre i ricoveri evitabili; contrastare l’overdiagnosis e le prestazioni prive di valore clinico permette di evitare consumi di energia e materiali senza compromettere – e spesso migliorando – la qualità dell’assistenza. La telemedicina e la riorganizzazione dei percorsi di follow-up possono inoltre ridurre gli spostamenti non necessari, purché siano garantite qualità ed equità nell’accesso ai servizi.
In questa prospettiva, tutela dell’ambiente, prevenzione e qualità delle cure non sono obiettivi concorrenti, ma parti della stessa strategia: un sistema sanitario meno inquinante e meno dipendente dai combustibili fossili può essere contemporaneamente più efficiente, più appropriato e più capace di resistere agli effetti della crisi climatica.
Una roadmap da trasformare in politiche concrete
Gli stessi autori sottolineano che il documento rappresenta un punto di partenza e non ancora una strategia operativa vincolante. Per trasformare la roadmap in un cambiamento strutturale sarà necessario istituzionalizzare governance, finanziamenti, indicatori e meccanismi di partecipazione, facendo della sostenibilità una componente permanente del Servizio sanitario nazionale e non una successione di singoli progetti.
È anche questo il significato del lavoro di rete avviato con SOSTERRETE: allargare la comunità di professionisti, istituzioni e associazioni impegnati nella transizione verso una sanità a basse emissioni, resiliente ai cambiamenti climatici e capace di tutelare insieme salute umana, ambiente ed equità.
La partecipazione di ISDE a questo percorso conferma un principio centrale della medicina ambientale: il sistema che tutela la salute non può prescindere dall’impatto che esso stesso esercita sull’ambiente e sul clima. Ridurlo significa contribuire direttamente alla prevenzione e alla tutela della salute delle generazioni presenti e future.
