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Il settore sanitario è al tempo stesso vittima e causa della crisi climatica.

Secondo il nuovo rapporto dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) Decarbonising Health Systems Across OECD Countries (2025), le attività sanitarie generano in media il 4,4% delle emissioni totali di gas serra nei paesi membri, più del trasporto aereo.

Ospedali energivori, catene di approvvigionamento globali e processi industriali legati alla produzione di farmaci e dispositivi sono tra i principali responsabili di un’impronta ambientale che rischia di contraddire la stessa missione del sistema sanitario: tutelare la salute.

Le emissioni “nascoste” della sanità

Il 79% delle emissioni del settore proviene dalle catene di fornitura, soprattutto nella produzione di farmaci, materiali e dispositivi medici, spesso localizzati fuori dai confini nazionali.

Gli ospedali contribuiscono per circa un terzo, a causa del consumo energetico elevato e della complessità delle infrastrutture.

L’OCSE sottolinea come una migliore organizzazione dei servizi territoriali, la prevenzione delle malattie croniche e la riduzione dei ricoveri evitabili possano ridurre fino al 25% le emissioni ospedaliere — obiettivi che coincidono con una sanità più equa, efficiente e centrata sulla persona.

Farmaci, anestetici e inalatori sotto osservazione

Una parte rilevante dell’impronta di carbonio sanitaria deriva dal consumo di prodotti farmaceutici e gas medicali.

Alcuni anestetici volatili (come il desflurano) e gli inalatori pressurizzati utilizzano gas ad altissimo potenziale climalterante. Tuttavia, esistono già alternative a basso impatto — clinicamente equivalenti — basate su propellenti di nuova generazione o su dispositivi a polvere secca.

Il Regno Unito, la Svezia e l’Australia hanno già avviato programmi di eliminazione progressiva, mentre l’Unione Europea ne prevede il divieto dal 2026.

Appalti verdi e valutazioni ambientali

L’OCSE evidenzia che solo un sesto dei Paesi ha adottato linee guida di appalto sostenibile per la sanità, nonostante la spesa pubblica in questo settore rappresenti oltre un quarto del totale.

Si propone di introdurre criteri ambientali obbligatori nelle gare e di includere l’impatto climatico nelle Health Technology Assessment (HTA), finora limitate a costo ed efficacia.

Prevenzione e salute planetaria

Il rapporto invita a una visione integrata: molte azioni di salute pubblica coincidono con politiche climatiche efficaci.

Promuovere diete equilibrate e a prevalenza vegetale, incentivare mobilità attiva e trasporti pubblici, migliorare l’efficienza energetica delle abitazioni può ridurre le emissioni e prevenire patologie cardiovascolari, respiratorie e oncologiche.

L’OCSE stima che un’alimentazione più sostenibile nei Paesi membri potrebbe evitare 27.000 morti premature l’anno e tagliare le emissioni di CO₂ quanto 72 milioni di automobili.

La sanità come leva per la transizione ecologica

Solo un quinto dei Paesi OCSE dispone oggi di strategie dedicate alla decarbonizzazione sanitaria. L’OCSE chiede di creare unità “clima e salute” nei ministeri, finanziare piani di mitigazione ospedaliera, formare il personale e adottare strumenti standard per misurare l’impronta di carbonio del settore.

«Il modo più efficace per ridurre le emissioni della sanità è non aver bisogno di cure — grazie a prevenzione, equità e salute pubblica», sottolinea il rapporto.

Perché è un tema per i medici per l’ambiente

Per ISDE, che da anni richiama l’attenzione sull’impatto ecologico del sistema sanitario, questo rapporto rappresenta un riferimento fondamentale.

Decarbonizzare la sanità non significa ridurre i servizi, ma ripensarli in chiave preventiva e sostenibile, affinché la cura della salute umana non avvenga più a spese della salute del pianeta.

Fonte: OECD (2025), Decarbonising Health Systems Across OECD Countries, OECD Health Policy Studies, Paris. https://doi.org/10.1787/5ac2b24b-en