Le politiche migratorie non possono essere valutate esclusivamente sul piano della sicurezza o del controllo delle frontiere, ma anche per gli effetti che producono sulla salute delle persone e delle comunità. È questo il messaggio centrale del Position Paper di ISDE Italia – Associazione Medici per l’Ambiente, dedicato al tema della remigrazione e della salute pubblica. I contenuti del documento sono illustrati nell’articolo di Francesco Romizi, pubblicato sulla rivista Epidemiologia & Prevenzione, che propone una lettura del fenomeno migratorio fondata sulle evidenze scientifiche, sui determinanti sociali della salute e sui principi della prevenzione.
Il documento propone un approccio fondato sulle evidenze scientifiche e sulla tutela della salute pubblica, spostando il dibattito dalle contrapposizioni politiche ai determinanti della salute. Secondo ISDE, infatti, il benessere delle persone non dipende soltanto dall’assistenza sanitaria, ma anche da fattori sociali come il lavoro, il reddito, l’abitazione, l’istruzione, la qualità dell’ambiente, le relazioni sociali e la stabilità giuridica. Per questo motivo, le politiche pubbliche diventano esse stesse politiche di salute.
Discriminazione ed esclusione incidono sulla salute
Il documento richiama un’ampia letteratura scientifica che dimostra come discriminazione, precarietà e marginalizzazione siano associate a un aumento del rischio di depressione, ansia, disturbi da stress cronico e difficoltà di accesso ai servizi sanitari. Non si tratta soltanto di una questione di diritti o di principi costituzionali, ma di un problema di sanità pubblica con effetti misurabili sulla salute individuale e collettiva.
Secondo ISDE, inoltre, le conseguenze delle politiche pubbliche non riguardano esclusivamente le persone direttamente interessate, ma influenzano il funzionamento dell’intera società. Comunità caratterizzate da paura, stigmatizzazione ed esclusione risultano infatti meno coese e più vulnerabili anche dal punto di vista sanitario.
La lezione della pandemia
Il documento ricorda come la pandemia di Covid-19 abbia evidenziato che la salute è un bene indivisibile. Quando una parte della popolazione vive ai margini o rinuncia alle cure per timore di conseguenze amministrative o sociali, aumentano i rischi per l’intera collettività. Le malattie infettive, così come molte patologie croniche e i disturbi della salute mentale, seguono infatti le fratture sociali molto più dei confini geografici.
Migrazioni, ambiente e crisi climatica
ISDE invita anche a leggere il fenomeno migratorio in una prospettiva più ampia. Guerre, persecuzioni, disuguaglianze economiche, instabilità politica, degrado ambientale, cambiamenti climatici, desertificazione e perdita di biodiversità rappresentano cause strettamente intrecciate degli attuali movimenti migratori. Il documento richiama l’attenzione sul crescente fenomeno dei migranti climatici e sottolinea come intervenire soltanto sulle conseguenze, senza affrontarne le cause, significhi rinunciare alla prevenzione primaria.
Per questo l’associazione richiama il principio cardine della medicina preventiva: eliminare o ridurre le cause del problema prima che se ne manifestino gli effetti. Trasferito alle migrazioni, questo significa investire nella tutela dell’ambiente, nella cooperazione internazionale, nella riduzione delle disuguaglianze, nella prevenzione dei conflitti e nella giustizia climatica.
Un tema che riguarda anche il futuro dell’Europa
Il documento evidenzia inoltre come l’Europa stia affrontando un rapido invecchiamento della popolazione e una riduzione della forza lavoro. In questo contesto, i lavoratori migranti rappresentano già oggi una componente essenziale di settori come la sanità, l’assistenza agli anziani, l’agricoltura, la logistica e molti altri servizi fondamentali. Le loro condizioni di salute e il loro accesso alle cure incidono direttamente sulla tenuta dei sistemi sanitari e di welfare.
ISDE precisa che la propria posizione non mette in discussione il diritto degli Stati a governare i flussi migratori o ad applicare le norme vigenti in materia di immigrazione e asilo. Il punto, sottolinea il documento, è che qualunque scelta politica dovrebbe essere valutata anche alla luce delle conseguenze che produce sulla salute delle persone e sulla qualità della convivenza civile.
Salute, ambiente e società sono inseparabili
La riflessione si conclude richiamando i paradigmi della One Health e della Planetary Health, sempre più centrali nella ricerca scientifica internazionale. Di fronte a sfide globali come crisi climatica, degrado degli ecosistemi, perdita di biodiversità, pandemie e aumento delle disuguaglianze, la salute umana, quella dell’ambiente e quella delle comunità non possono essere considerate separatamente.
Secondo ISDE, una società che alimenta esclusione e discriminazione non produce soltanto maggiori disuguaglianze, ma anche meno salute. È questo il contributo che l’associazione intende offrire al dibattito pubblico: ricordare che la salute si costruisce non solo negli ospedali, ma anche attraverso politiche sociali, ambientali e istituzionali capaci di favorire inclusione, coesione e benessere collettivo.
art_ET_remigrazione_24.07.docxIl documento propone un approccio fondato sulle evidenze scientifiche e sulla tutela della salute pubblica, spostando il dibattito dalle contrapposizioni politiche ai determinanti della salute. Secondo ISDE, infatti, il benessere delle persone non dipende soltanto dall’assistenza sanitaria, ma anche da fattori sociali come il lavoro, il reddito, l’abitazione, l’istruzione, la qualità dell’ambiente, le relazioni sociali e la stabilità giuridica. Per questo motivo, le politiche pubbliche diventano esse stesse politiche di salute.
Discriminazione ed esclusione incidono sulla salute
Il documento richiama un’ampia letteratura scientifica che dimostra come discriminazione, precarietà e marginalizzazione siano associate a un aumento del rischio di depressione, ansia, disturbi da stress cronico e difficoltà di accesso ai servizi sanitari. Non si tratta soltanto di una questione di diritti o di principi costituzionali, ma di un problema di sanità pubblica con effetti misurabili sulla salute individuale e collettiva.
Secondo ISDE, inoltre, le conseguenze delle politiche pubbliche non riguardano esclusivamente le persone direttamente interessate, ma influenzano il funzionamento dell’intera società. Comunità caratterizzate da paura, stigmatizzazione ed esclusione risultano infatti meno coese e più vulnerabili anche dal punto di vista sanitario.
La lezione della pandemia
Il documento ricorda come la pandemia di Covid-19 abbia evidenziato che la salute è un bene indivisibile. Quando una parte della popolazione vive ai margini o rinuncia alle cure per timore di conseguenze amministrative o sociali, aumentano i rischi per l’intera collettività. Le malattie infettive, così come molte patologie croniche e i disturbi della salute mentale, seguono infatti le fratture sociali molto più dei confini geografici.
Migrazioni, ambiente e crisi climatica
ISDE invita anche a leggere il fenomeno migratorio in una prospettiva più ampia. Guerre, persecuzioni, disuguaglianze economiche, instabilità politica, degrado ambientale, cambiamenti climatici, desertificazione e perdita di biodiversità rappresentano cause strettamente intrecciate degli attuali movimenti migratori. Il documento richiama l’attenzione sul crescente fenomeno dei migranti climatici e sottolinea come intervenire soltanto sulle conseguenze, senza affrontarne le cause, significhi rinunciare alla prevenzione primaria.
Per questo l’associazione richiama il principio cardine della medicina preventiva: eliminare o ridurre le cause del problema prima che se ne manifestino gli effetti. Trasferito alle migrazioni, questo significa investire nella tutela dell’ambiente, nella cooperazione internazionale, nella riduzione delle disuguaglianze, nella prevenzione dei conflitti e nella giustizia climatica.
Un tema che riguarda anche il futuro dell’Europa
Il documento evidenzia inoltre come l’Europa stia affrontando un rapido invecchiamento della popolazione e una riduzione della forza lavoro. In questo contesto, i lavoratori migranti rappresentano già oggi una componente essenziale di settori come la sanità, l’assistenza agli anziani, l’agricoltura, la logistica e molti altri servizi fondamentali. Le loro condizioni di salute e il loro accesso alle cure incidono direttamente sulla tenuta dei sistemi sanitari e di welfare.
ISDE precisa che la propria posizione non mette in discussione il diritto degli Stati a governare i flussi migratori o ad applicare le norme vigenti in materia di immigrazione e asilo. Il punto, sottolinea il documento, è che qualunque scelta politica dovrebbe essere valutata anche alla luce delle conseguenze che produce sulla salute delle persone e sulla qualità della convivenza civile.
Salute, ambiente e società sono inseparabili
La riflessione si conclude richiamando i paradigmi della One Health e della Planetary Health, sempre più centrali nella ricerca scientifica internazionale. Di fronte a sfide globali come crisi climatica, degrado degli ecosistemi, perdita di biodiversità, pandemie e aumento delle disuguaglianze, la salute umana, quella dell’ambiente e quella delle comunità non possono essere considerate separatamente.
Come evidenzia Francesco Romizi nel suo articolo pubblicato su L’Extraterrestre, supplemento de il manifesto, il valore del Position Paper di ISDE Italia è quello di riportare il dibattito sulle migrazioni nell’ambito della salute pubblica, valutando le politiche anche in base ai loro effetti sulla salute, sulla coesione sociale e sul benessere delle comunità. Una società che alimenta esclusione e discriminazione, richiamando le conclusioni del documento di ISDE, produce inevitabilmente anche meno salute.
Fonte: Francesco Romizi, “Remigrazione, salute pubblica e bene comune”, pubblicato su L’Extraterrestre, supplemento de il manifesto, dedicato al Position Paper di ISDE Italia – Associazione Medici per l’Ambiente.
