Skip to main content

La qualità dell’aria non è solo una questione ambientale, ma anche un tema di diritti e di tutela della salute. Con la nuova Direttiva UE 2024/2881, che dovrà essere recepita dagli Stati membri entro l’11 dicembre 2026, l’Unione europea introduce strumenti più chiari per garantire l’accesso alla giustizia, il risarcimento dei danni alla salute e l’applicazione di sanzioni in caso di violazione delle norme sulla qualità dell’aria.

L’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana (ARPAT) ha pubblicato una interessante intervista a Giovanna Pizzanelli, professoressa associata di diritto amministrativo all’Università di Pisa, che ha approfondito in particolare le nuove disposizioni sugli articoli 27, 28 e 29 della direttiva, dedicati a ricorsi giurisdizionali, responsabilità e sanzioni.

Verso un diritto europeo alla salute ambientale

Secondo Pizzanelli, la nuova normativa rafforza l’idea che il rispetto dei limiti di inquinamento atmosferico non sia soltanto un obbligo per gli Stati, ma anche un diritto per i cittadini.

Già in passato la Corte di giustizia dell’Unione europea aveva stabilito che la fissazione di valori limite per gli inquinanti atmosferici genera un vero e proprio diritto soggettivo, consentendo a cittadini e organizzazioni di ricorrere al giudice quando tali limiti vengono superati e la salute è a rischio.

La nuova direttiva rafforza questo quadro: gli Stati membri dovranno prevedere procedure che consentano alle persone la cui salute è stata danneggiata dall’inquinamento atmosferico di contestare decisioni, atti o omissioni delle autorità pubbliche e di ottenere un risarcimento quando vi sia stata una violazione delle norme sulla qualità dell’aria.

Responsabilità dello Stato e delle autorità pubbliche

La responsabilità per violazione del diritto europeo è di natura oggettiva: non è necessario dimostrare dolo o colpa per accertare l’inadempimento agli obblighi derivanti dal diritto dell’Unione.

La distinzione tra violazione intenzionale e colposa rileva soprattutto per valutare la gravità della violazione e l’eventuale entità del risarcimento.

Inoltre, anche se l’azione o l’omissione è imputabile a regioni, enti locali o altre autorità competenti, la responsabilità resta in capo allo Stato membro, che risponde complessivamente del rispetto del diritto europeo.

Quando i piani per la qualità dell’aria non funzionano

Un aspetto cruciale riguarda l’efficacia dei piani per la qualità dell’aria. Non basta adottare formalmente un piano: se le misure previste non sono adeguate, tempestive o efficaci nel ridurre l’inquinamento, si può configurare una violazione del diritto europeo.

In Italia il tema è particolarmente rilevante. Il Governo ha adottato nel giugno 2025 un Piano di azione nazionale per il miglioramento della qualità dell’aria, in risposta a diverse procedure di infrazione europee e a due sentenze della Corte di giustizia per i superamenti cronici dei limiti di PM10 e NO2.

Se le misure previste non dovessero risultare efficaci nel rispettare i limiti di legge, spiega Pizzanelli, si potrebbe configurare una violazione delle norme europee.

Accesso alla giustizia e ruolo delle associazioni

La direttiva riconosce ai cittadini il diritto di agire davanti alla giustizia per chiedere tutela in caso di violazione delle norme sulla qualità dell’aria.

Per quanto riguarda l’accesso alla giustizia, anche organizzazioni non governative che promuovono la tutela della salute e dell’ambiente possono avere un ruolo, purché rispettino i requisiti previsti dalle legislazioni nazionali.

Restano invece alcuni interrogativi sull’effettività dei meccanismi risarcitori, che dipenderanno dalle modalità con cui gli Stati membri recepiranno la direttiva nei rispettivi ordinamenti.

Il collegamento con il progetto Cambiamo Aria

Le novità introdotte dalla Direttiva UE 2024/2881 si inseriscono in un contesto in cui i dati sulla qualità dell’aria continuano a mostrare criticità diffuse in molte città italiane. Il progetto Cambiamo Aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane, promosso da ISDE – Medici per l’Ambiente insieme all’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e alla Clean Cities Campaign, analizza a partire dal gennaio 2025 i dati delle reti di monitoraggio regionali e li confronta sia con la normativa vigente sia con i nuovi standard europei. 

I dati definitivi del 2025 confermano una situazione ancora preoccupante: considerando i limiti previsti dalla nuova Direttiva UE, per quanto riguarda la media annuale, 21 città li superano per il PM10, 25 per il PM2,5 e 24 per il biossido di azoto. Per quanto riguarda i limiti giornalieri, tra le 27 città monitorate 16 li superano per il PM10, 19 per il PM2,5, 11 per il biossido di azoto e 17 per l’ozono. Solo tre città (Trieste, Bari e Reggio Calabria) non registrano più di 18 superamenti dei limiti giornalieri stabiliti dalla Direttiva UE per uno di questi quattro inquinanti.  

Il rapporto evidenzia inoltre che tutte le città analizzate presentano livelli di inquinamento superiori ai valori guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, segnalando un’esposizione della popolazione urbana incompatibile con la piena tutela della salute. 

In questo quadro, il rafforzamento dell’accesso alla giustizia previsto dalla nuova direttiva assume un’importanza particolare: la possibilità per i cittadini di ricorrere ai tribunali e chiedere risarcimenti in caso di violazione delle norme sulla qualità dell’aria potrebbe diventare uno strumento decisivo per accelerare politiche più efficaci di riduzione dell’inquinamento atmosferico e di tutela della salute pubblica.