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Un’analisi lucida e controcorrente del rapporto tra produzione industriale e salute arriva dal libro “Profitto o salute?” di Edoardo Bai (ISDE Italia), che mette in discussione uno dei luoghi comuni più radicati: quello che attribuisce gli incidenti sul lavoro alla disattenzione o alla negligenza dei lavoratori.

Secondo l’autore, la realtà è ben diversa. Gli infortuni nascono soprattutto dall’organizzazione del lavoro, costruita per massimizzare velocità ed efficienza dei processi produttivi. Quando il modello teorico non regge alla prova della pratica, sono gli stessi operai a dover adattare le procedure per garantire la produzione. È proprio in questo scarto tra ciclo “ideale” e ciclo reale che si genera il rischio.

Il libro evidenzia come il problema non si limiti agli incidenti. Le malattie professionali e ambientali rappresentano una minaccia più ampia e diffusa: molti processi industriali e prodotti possono avere effetti nocivi non solo sui lavoratori, ma anche sulle comunità circostanti e sui consumatori.

Un altro elemento centrale dell’analisi riguarda il ruolo dell’informazione scientifica. Attorno a questi sistemi produttivi si sviluppa infatti una vera e propria “industria del dubbio”, che tende a minimizzare o negare i rischi attraverso il coinvolgimento di esperti compiacenti. In questo contesto, il dubbio diventa uno strumento di profitto, mentre la distorsione della scienza finisce per mettere a rischio la salute collettiva.

Il volume propone quindi una riflessione critica sul modello industriale contemporaneo, richiamando l’urgenza di rimettere al centro la tutela della salute e della sicurezza, non solo nei luoghi di lavoro ma nell’intero sistema produttivo.