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È una domanda che sembra uscita da un romanzo di suspense: fra tre mesi ci sarà siccità o alluvione? Eppure oggi la scienza si avvicina sempre più a una risposta. Dopo oltre dieci anni di studi, un gruppo di ricerca italiano ha definito l’October Pattern Index (Opi), un indicatore capace di anticipare la tendenza generale dell’inverno analizzando la circolazione atmosferica del mese di ottobre nell’emisfero nord.

Il modello, sviluppato da un team guidato dall’ingegnere Riccardo Valente insieme a Fabio Gervasi e Alessandro Pizzuti, in collaborazione con il Center for Study on Climate and Teleconnections (Csct), si basa su quasi cinquant’anni di dati climatici (1976–2024). L’accuratezza dichiarata – intorno al 90% – non riguarda la previsione del singolo evento meteo, ma la robustezza del legame statistico tra le configurazioni atmosferiche di ottobre e l’andamento medio dell’inverno successivo.

L’Opi non sostituisce i grandi modelli stagionali internazionali, come l’European Centre for Medium-Range Weather Forecasts o il Climate Forecast System, ma li integra, fornendo un segnale anticipato e stabile sui principali pattern circolatori: forza del vortice polare e attività delle onde planetarie. In questo modo diventa uno strumento utile per settori strategici come energia, agricoltura, gestione delle risorse idriche, turismo e sanità.

Proprio sul fronte sanitario si inserisce il contributo di Isde – Medici per l’Ambiente, citato dagli autori come una collaborazione recente e significativa. L’informazione climatica anticipata offerta dall’Opi può infatti supportare la pianificazione del rischio sanitario legato agli estremi climatici, sempre più frequenti nel contesto del riscaldamento globale, rafforzando la prevenzione e la tutela della salute pubblica.

Le analisi condotte con l’Opi confermano inoltre il segnale del cambiamento climatico: emerge una tendenza verso inverni più miti, stabili e poveri di precipitazioni in Europa occidentale, coerente con le osservazioni degli ultimi decenni. Un dato che rende ancora più urgente integrare climatologia, salute e politiche di adattamento.

Per l’inverno 2025–2026, il modello indica un avvio precoce seguito da una fase lunga anticiclonica, mite e secca, con possibili criticità per l’innevamento alpino e per le riserve idriche. Una previsione che rafforza l’importanza di strumenti come l’Opi e del dialogo tra ricerca scientifica e mondo della salute, nel quale Isde svolge un ruolo sempre più rilevante.

https://lespresso.it/c/attualita/2025/12/18/riccardo-valente-intervista-previsioni-meteo-inverno-ottobre/58947