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di Luca Ribechini (Associazione Livorno Porto Pulito)

Stando al Global Health Institute di Barcellona (studio pubblicato da The Lancet) a Livorno morirebbero prematuramente 47 persone l’anno a causa dell’inquinamento da fumi navali (qui le infografiche).

Per questo motivo, tre anni fa è stata costituita Livorno Porto Pulito, Associazione di Promozione Sociale di oltre 120 soci e socie, che cerca di sensibilizzare sul tema le autorità locali e la cittadinanza.

Lo scorso anno, insieme all’Associazione Cittadini per l’Aria, è stato organizzato a Livorno un Convegno a cui hanno partecipato i maggiori esperti internazionali della materia. Sono state inoltre raccolte 1.200 firme in una petizione popolare dalla quale è derivata una mozione approvata all’unanimità dal Consiglio Comunale.

Il primo obiettivo di quest’ultima, perseguito finora inutilmente da alcuni anni, è l’istallazione di una o più stazioni di monitoraggio fisse (gestite da ARPAT) nella zona di massima ricaduta degli inquinanti di origine navale, quali ad esempio ossidi di azoto e particolato fine, visto che attualmente la stazione più vicina al porto dista oltre 2 km.

La problematica è stata più volta sollevata e sono state effettuate campagne indicative di monitoraggio della qualità dell’aria nelle zone portuali (2017-18; 2020-21; 2023-24) i cui risultati sono disponibili nel sito ARPAT. Le conclusioni di queste campagne – i cui risultati sono stati valutati solamente alla luce degli attuali limiti normativi e non di quelli introdotti dalla nuova Direttiva Europea 2881/2024 e dalle Linee Guida OMS 2021 [che sono appunto i riferimenti utilizzati dalla Campagna “Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane” promossa da ISDE Italia] – non hanno portato alla decisione di collocare una stazione di monitoraggio fissa in un’area di massima ricaduta degli inquinanti in zona portuale (come avviene nella maggior parte delle altre città portuali) con le caratteristiche – previste dalla Direttiva UE – di stazione “industriale” che può essere finanziata (secondo il principio “chi inquina paga”) dai soggetti che costituiscono le principali fonti di inquinamento.

In attesa che questo si realizzi (in ottemperanza alle indicazioni della Direttiva Europea 2881 del 23/10/2024, che prevede esplicitamente la presenza di stazioni di rilevamento anche in prossimità dei siti portuali) l’associazione già due anni fa si è tassata per acquistare tre centraline del circuito “Che Aria Tira”.

I dispositivi, collocati in un raggio fra i 500 e i 700 metri dalle banchine, funzionano con un lettore ottico che rileva le microparticelle e, in base alle loro dimensioni, le classifica in PM2,5 o PM10, conteggiando per ciascuna tipologia i microgrammi per metro cubo.

Si tratta di sistemi di rilevamento alternativi a quelli ufficiali, utilizzati in molti contesti, al fine di effettuare valutazioni della presenza di inquinanti nelle immediate vicinanze di fonti emissive. Nel caso di Livorno, dove il porto è praticamente in città, la problematica investe diverse migliaia di abitanti.

In particolare, l’attenzione dell’Associazione si è concentrata sui “picchi” di particolato che vengono riscontrati molto spesso allorché una nave è in fase di partenza o di arrivo, soprattutto quando la direzione del vento è verso terra. Si intende per “picco” la situazione in cui il valore si impenna nettamente e per qualche tempo (talvolta decine di minuti) rispetto alla curva ordinaria di particolato in un dato momento della giornata. Questa valutazione è resa possibile dal fatto che la lettura da parte della centralina è molto frequente, cioè ogni 2/3 minuti.

Nel corso di oltre due anni, nonostante si tratti di un monitoraggio non automatico che quindi comporta ogni volta l’analisi puntuale dei tracciati, sono stati registrati più di 400 picchi, concentrati soprattutto nel periodo maggio/ottobre in cui sono più frequenti traghetti e navi da crociera.

In relazione al PM2,5, ad esempio, si nota intanto che la media raggiunta dai picchi è in costante crescita, andando dai 28 microgrammi del 2023, ai 33 del 2024 e ai 43 del 2025. Coerentemente, cresce anche la media del differenziale fra il valore massimo raggiunto dal picco di particolato e quello immediatamente precedente, pari a 19, 21 e 32 microgrammi per metro cubo rispettivamente nei tre anni.

Anche la durata del picco tende a crescere: 19 minuti nel 2023, 21 nel 2024, 22 nel 2025. È un lasso di tempo relativamente limitato, nel quale tuttavia, come visto, si concentrano valori medi che vanno dalle 6 alle 9 volte la soglia media annuale prevista dall’OMS (5 microgrammi per metro cubo), mentre quella prevista dalla Direttiva UE è di 10 microgrammi per metro cubo.

Ricordiamo che la Direttiva UE 2881/2024 introduce anche un limite giornaliero per il PM2,5 di 25 microgrammi per metro cubo da non superare più di 18 volte in un anno, che per l’OMS è di 15 microgrammi per metro cubo da non superare più di 4 volte in un anno.

Oltre ai valori di particolato e alla durata dell’esposizione, in ciascuna delle 400 rilevazioni sono state esattamente registrate ora esatta e localizzazione della centralina, intensità e direzione del vento in quel momento e ovviamente nominativo della nave in partenza o in arrivo, nonché la sua distanza dalla centralina stessa. Le informazioni tratte dalla piattaforma Vesselfinder. È grazie a queste rilevazioni che sono state individuate ricorrenze continuative in concomitanza dell’attracco di navi specifiche, una delle quali, ad esempio, è presente 44 volte negli ultimi 6 mesi.

Con tutti i limiti di un rilevamento ottico, che non è in grado di misurare ad esempio il biossido di azoto, si tratta di un tentativo importante di fornire alla popolazione livornese qualche prima informazione sulla situazione dell’inquinamento portuale. I dati delle tre centraline sono infatti visibili in tempo reale sulla piattaforma nazionale https://www.cheariatira.it/.

L’istallazione di una stazione di monitoraggio fissa è tanto più importante perchè permetterebbe di misurare inquinanti tipici e fortemente dannosi per la salute emessi dalle navi: ossidi di azoto, ossidi di zolfo e black carbon.

Fra l’altro, proprio i dati dell’Inventario Regionale delle Emissioni in Atmosfera di ARPAT mostrano valori elevati e in crescita per le missioni annue di ossidi di azoto (NOx) e di zolfo (SOx) a Livorno. Da quei dati risulta che il biossido di azoto di originale “navale” sia circa il triplo di quello “stradale”.

Resta urgente ed indispensabile il serio impegno della Regione Toscana, di ARPAT, del Comune di Livorno e di tutte le realtà interessate dal problema, non ultima l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale, affinché si arrivi nel minor tempo possibile all’installazione di una o più centraline ufficiali presso le aree urbane limitrofe al porto.