Nell’intervista alla dr.ssa Maria Grazia Petronio, vicepresidente ISDE Italia, pubblicata il 2 febbraio 2026 sul sito di ESPER Società Benefit a cura di Andrea Tornavacca, emerge con chiarezza la motivazione alla base della campagna nazionale ISDE sulla plastica: l’inquinamento da plastica rappresenta oggi un rischio grave, crescente e ancora sottostimato per la salute umana.
«Abbiamo deciso di occuparci del problema dell’inquinamento da plastica perché, come è stato recentemente sancito dal The Lancet Countdown on health and plastics, si tratta di un rischio grave, crescente e sottostimato per la salute umana», afferma Petronio, sottolineando come l’inquinamento da plastica sia paragonabile, per portata e impatto globale, al cambiamento climatico. Un legame non casuale, poiché «l’industria petrolifera, principale causa delle emissioni climalteranti, sta investendo proprio nella produzione di plastica», destinata ad aumentare in modo esponenziale nei prossimi decenni.
La vicepresidente ISDE ricorda come i rischi sanitari associati alla plastica siano noti da tempo: dall’esposizione professionale dei lavoratori del ciclo produttivo, fino alla popolazione generale, a causa della cessione di sostanze chimiche tossiche come ftalati, bisfenoli, ritardanti di fiamma e PFAS. A questi si aggiungono effetti indiretti, spesso trascurati, legati alla dispersione dei rifiuti plastici nell’ambiente.
Particolare attenzione viene dedicata al tema delle microplastiche e nanoplastiche. «La loro presenza nel corpo umano è stata dimostrata in tutti gli organi di adulti e bambini», spiega Petronio, evidenziando come queste particelle derivino sia dalla frammentazione dei rifiuti plastici dispersi nell’ambiente, sia dal normale utilizzo quotidiano di oggetti in plastica.
Di fronte alla debolezza degli accordi internazionali, l’azione locale diventa centrale. «Non rimane che agire a livello locale per ridurre i rifiuti e l’esposizione individuale», sottolinea la vicepresidente ISDE, indicando il ruolo chiave delle amministrazioni nel promuovere il riuso, l’accesso diffuso all’acqua di rete, l’educazione ambientale nelle scuole e la limitazione degli oggetti monouso non essenziali.
Infine, Petronio invita alla cautela rispetto a soluzioni presentate come risolutive, come alcune tecnologie “biodegradabili” o un affidamento eccessivo al riciclaggio. «La soluzione più ovvia e anche meno costosa è quella di ridurre il problema alla fonte», afferma, ribadendo che, dal punto di vista sanitario, la riduzione della produzione e dell’uso della plastica resta la strategia prioritaria per tutelare ambiente e salute.
