Portare le piante nelle aule scolastiche può contribuire a migliorare la qualità dell’aria e il benessere degli studenti. È quanto emerge dal progetto “Plants in the Classroom”, realizzato all’Istituto di istruzione superiore Gobetti-Volta di Bagno a Ripoli, con il supporto di ISDE Firenze e il coordinamento scientifico dell’Istituto per la BioEconomia del Consiglio nazionale delle ricerche, CNR-IBE.
I risultati dell’esperienza sono stati pubblicati sul Journal of Theoretical and Applied Vascular Research. Lo studio ha coinvolto quattro classi durante l’anno scolastico 2024-2025: in tre aule sono state collocate piante selezionate per le loro capacità di assorbire anidride carbonica e particolato fine, mentre una quarta aula, priva di vegetazione, è stata utilizzata come controllo.
Sedici piante e sensori per misurare l’aria
Nelle classi sperimentali sono stati introdotti 16 esemplari appartenenti a cinque specie: Aglaonema Silver Bay, Sansevieria Laurentii, Dracaena Marginata, Ficus Benjamina e Chamaedorea Elegans.
Le piante sono state collocate soprattutto vicino alle finestre, per favorire la fotosintesi, mentre al centro del gruppo è stata installata una stazione di monitoraggio AirQino Indoor LITE, sviluppata e fornita dal CNR-IBE.
I sensori hanno misurato ogni due o tre minuti quattro parametri:
- concentrazione di anidride carbonica;
- particolato fine PM2,5;
- temperatura;
- umidità relativa.
Le stesse piante sono state spostate a rotazione tra le tre classi sperimentali, rimanendo in ciascuna aula per almeno due settimane. La classe di controllo è invece rimasta senza piante per tutto il periodo di monitoraggio.
CO₂ più bassa nelle ore di lezione
Il risultato più evidente riguarda l’anidride carbonica, che tende ad accumularsi rapidamente nelle aule affollate e poco ventilate.
Durante le ore scolastiche, le classi con le piante hanno registrato valori medi di CO₂ sistematicamente inferiori rispetto all’aula di controllo. Nelle ore centrali della mattina la riduzione ha raggiunto punte vicine al 30%, mentre tra le 7 e le 14 il calo medio è stato di circa il 10%.
Nelle aule con vegetazione, il picco medio è rimasto intorno a 1.143 parti per milione alle 11. Nell’aula senza piante, invece, la concentrazione ha raggiunto circa 1.473 ppm già alle 9, mantenendosi sopra i 1.400 ppm per buona parte della mattina.
Lo studio mostra inoltre una diminuzione della frequenza delle concentrazioni più elevate: nella fascia tra 1.600 e 2.000 ppm la presenza di piante è stata associata a una riduzione del 28%, mentre nella fascia tra 2.000 e 2.500 ppm il calo ha raggiunto il 54%.
Questi dati sono particolarmente rilevanti perché livelli elevati di CO₂ rappresentano un indicatore di ventilazione insufficiente e possono associarsi a stanchezza, difficoltà di concentrazione e maggiore probabilità di trasmissione degli agenti infettivi negli ambienti chiusi.
Effetti meno netti sul particolato fine
Per il PM2,5 le differenze sono risultate meno marcate. Le concentrazioni sono rimaste complessivamente basse in tutte le classi, generalmente inferiori a 8 microgrammi per metro cubo nelle medie orarie e sempre sotto i 15 microgrammi anche nei momenti di picco.
Le aule con piante hanno mostrato in alcuni periodi valori medi inferiori rispetto alla classe di controllo, ma la forte variabilità dei dati non consente di attribuire con certezza queste differenze alla sola vegetazione.
Le piante potrebbero comunque contribuire a trattenere parte delle polveri sospese attraverso la superficie delle foglie, oltre ad aumentare leggermente l’umidità relativa attraverso la traspirazione.
Più attenzione, calma e cura degli spazi
Il progetto non si è limitato alla misurazione dei parametri ambientali. Studenti e insegnanti sono stati coinvolti direttamente nella gestione delle piante, nella raccolta dei dati e nell’interpretazione dei risultati.
Secondo le osservazioni qualitative riportate nello studio, gli studenti hanno percepito una maggiore sensazione di calma, attenzione e soddisfazione nelle aule con vegetazione. La presenza delle piante avrebbe quindi agito non soltanto sulla qualità dell’aria, ma anche sulla dimensione psicologica e relazionale dell’ambiente scolastico.
L’esperienza ha permesso di unire ricerca scientifica, educazione ambientale e partecipazione, trasformando le classi in piccoli laboratori di citizen science.
Un’esperienza promettente, con alcuni limiti
Gli autori sottolineano che i risultati devono essere interpretati tenendo conto di alcune limitazioni. Il numero effettivo di studenti presenti poteva variare da un giorno all’altro; le aule non erano perfettamente identiche per volume, altezza e illuminazione; l’apertura di porte e finestre non poteva essere controllata in modo uniforme.
Anche il numero delle piante era limitato da ragioni economiche, logistiche e di spazio. Inoltre, le stazioni di monitoraggio erano posizionate vicino alla vegetazione e quindi misuravano soprattutto l’effetto nell’area immediatamente circostante, non necessariamente la media dell’intera aula.
Proprio queste condizioni, tuttavia, rendono l’esperienza rappresentativa della vita reale nelle scuole, dove ventilazione, presenze e gestione degli spazi cambiano continuamente.
Un modello replicabile per scuole più sane
“Plants in the Classroom” mostra come un intervento semplice e relativamente economico possa contribuire a migliorare il microclima degli ambienti scolastici, rafforzando al tempo stesso la consapevolezza degli studenti sui rapporti tra ambiente e salute.
Le piante non possono sostituire un’adeguata ventilazione, la manutenzione degli edifici e il controllo delle fonti di inquinamento indoor. Possono però rappresentare una misura complementare, soprattutto se inserita in programmi più ampi di monitoraggio e prevenzione.
Gli autori auspicano che il progetto venga ripetuto in altre scuole, per periodi più lunghi e con protocolli più strutturati, registrando con precisione il numero degli occupanti, l’apertura delle finestre, le condizioni delle piante e l’esposizione alla luce naturale.
L’esperienza di Bagno a Ripoli indica una strada concreta verso scuole più verdi, partecipate e attente alla salute: partire da un gesto quotidiano, come prendersi cura di una pianta, per comprendere meglio la qualità dell’aria che respiriamo.
Fonte: Putzolu S. e altri, Plants in the Classroom: a citizen science experience to improve indoor air quality at the Gobetti-Volta Scientific High School in Bagno a Ripoli, JTAVR 2026;11(1):249, DOI 10.24019/jtavr.249.
