La crescente attenzione pubblica sull’inquinamento da sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) ha animato l’incontro “PFAS nell’acqua: un problema globale e locale”, organizzato il 14 novembre insieme al Comitato Acqua Pubblica Torino ed al Comitato Acqua Sicura. Un appuntamento centrato su trasparenza, salute e responsabilità istituzionale, in un momento in cui emergono nuove evidenze sulla contaminazione delle acque piemontesi.
Il contributo di ISDE: evidenze scientifiche e richiami alla prevenzione
A rappresentare ISDE – Medici per l’Ambiente all’incontro sono stati:
- dott. Marco Calgaro, medico ISDE e referente per le tematiche legate ai contaminanti ambientali
- dott. Marco Tomalino, medico ISDE con competenze in tossicologia ambientale e salute pubblica
I loro interventi, disponibili integralmente nei video pubblicati su YouTube, hanno offerto una sintesi chiara delle ultime evidenze scientifiche sui PFAS e del loro impatto sulla salute.
L’intervento del dott. Marco Calgaro: “I PFAS non sono un’eredità del passato, ma una minaccia attuale”
Calgaro ha richiamato i principali studi sulla tossicità dei PFAS, sottolineando come si tratti di sostanze persistenti e bioaccumulative, oggi riconosciute come interferenti endocrini, immunotossici e potenzialmente cancerogeni.
Nel suo intervento emergono alcuni punti chiave:
- gli effetti su sistema immunitario, tiroide, sviluppo fetale e fertilità;
- la riduzione dell’efficacia vaccinale associata all’esposizione cronica;
- la conferma da parte delle principali agenzie internazionali (EPA, EFSA) che non esistono livelli di esposizione del tutto sicuri.
Calgaro ha inoltre evidenziato come il Piemonte presenti diverse aree da tenere sotto osservazione, richiedendo monitoraggi più frequenti e diffusi dell’acqua potabile.
L’intervento del dott. Marco Tomalino: “L’acqua è la principale via di esposizione: servono controlli efficaci e continuativi”
Tomalino ha approfondito il tema della contaminazione idrica, illustrando il ruolo cruciale delle falde e dei bacini superficiali come vettori di esposizione ai PFAS.
Punti centrali del suo contributo:
- i limiti delle tecnologie attualmente utilizzate nei sistemi di potabilizzazione;
- la necessità di adottare filtri avanzati come carbone attivo granulare e osmosi inversa;
- l’importanza di avviare programmi strutturati di biomonitoraggio umano, con particolare attenzione a bambini, donne in gravidanza e comunità già esposte.
Tomalino ha ricordato anche come l’esperienza del Veneto debba servire da monito per tutte le regioni: senza monitoraggi indipendenti e continui, si rischia di scoprire la contaminazione quando la popolazione è già stata esposta per anni.
Un messaggio chiaro: serve un Piano nazionale PFAS
Entrambi gli interventi ISDE hanno richiamato quanto già evidenziato sul tema PFAS al recente Congresso ISDE Italia2025:
- limiti più stringenti nelle acque potabili,
- stop progressivo alle molecole PFAS non essenziali,
- trasparenza totale dei dati idrici,
- responsabilità condivisa tra autorità sanitarie, ARPA, gestori idrici e industria.
Il caso Veneto — ricordato più volte durante il dibattito — è stato portato come monito: l’assenza di un monitoraggio continuo e indipendente porta a scoprire la contaminazione solo quando ormai la popolazione è già esposta da anni.
Playlist video dell’evento
Tutti gli interventi, compresi quelli ISDE, sono disponibili sulla playlist ufficiale pubblicata:
👉 https://www.youtube.com/playlist?list=PLQOM1_sb4_6PH_KeWX1Xyvk6FnbaowYu
