Fonte: Amélie Poinssot – Mediapart / Le Poulpe
Dal 12 gennaio, in applicazione della nuova direttiva europea sulla qualità dell’acqua potabile, anche in Francia inizierà il monitoraggio sistematico dei PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche) nelle acque destinate al consumo umano. Ma la sorveglianza riguarderà solo 20 molecole, con un limite fissato a 0,1 microgrammi per litro, una scelta che evidenzia quanto il controllo sia ancora parziale rispetto all’enorme diffusione di questi “inquinanti eterni”.
In alcune aree, come Vosgi e Ardenne, le autorità sono intervenute in anticipo: in diversi comuni l’acqua del rubinetto è stata vietata o sconsigliata. Ad Arrentès-de-Corcieux le concentrazioni superano di oltre sette volte la norma, mentre a Tendon le restrizioni riguardano le fasce vulnerabili. L’origine della contaminazione non è ufficialmente accertata, ma tutti gli indizi portano alle boues d’épandage, fanghi di depurazione usati come fertilizzanti agricoli e provenienti da impianti legati all’industria tessile che utilizza PFAS.
Un’inchiesta di Le Poulpe, partner di Mediapart, ha inoltre rivelato i risultati di uno studio commissionato dallo Stato francese a BASF: nelle falde sotterranee sotto il sito normanno di Saint-Aubin-lès-Elbeuf sono stati rilevati livelli eccezionali di TFA (acido trifluoroacetico), oltre sette volte superiori al valore sanitario indicativo. Il TFA, sottoprodotto della degradazione dei pesticidi, è uno dei PFAS più persistenti e mobili, estremamente difficile da eliminare.
Secondo l’ultimo rapporto Anses, il TFA è presente nel 92% dei campioni analizzati. Eppure, come sottolinea anche Jade Lindgaard, il 44% della rete di distribuzione dell’acqua potabile francese non è ancora stato monitorato. A rendere il quadro ancora più critico contribuisce l’indebolimento della legge PFAS approvata a inizio anno: la prima campagna ufficiale di analisi delle acque reflue esclude proprio il TFA.
Quello che emerge, conclude l’inchiesta, è solo la punta dell’iceberg di una contaminazione diffusa e strutturale, frutto di decenni di uso industriale e agricolo dei PFAS, che continua a minacciare risorse idriche e salute pubblica.
