Le comunità europee colpite dall’inquinamento da PFAS denunciano il rifiuto, per la terza volta dal 2023, della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen di incontrare i cittadini contaminati. Ventisei rappresentanti provenienti da diversi Paesi europei si sono recati a Bruxelles con il supporto dell’European Environmental Bureau per testimoniare gli impatti dei “forever chemicals” sulla salute e sull’ambiente, ma la richiesta di dialogo è stata respinta per “impegni di agenda”.
I cittadini hanno quindi manifestato davanti alla Commissione chiedendo azioni più incisive contro i PFAS. Secondo le organizzazioni coinvolte, mentre le porte delle istituzioni restano chiuse alle comunità colpite, circa il 70% degli incontri dei gabinetti della Commissione nel 2025 avrebbe coinvolto rappresentanti dell’industria chimica.
Il problema ha dimensioni diffuse: studi indicano che i PFAS sono presenti nel sangue della maggior parte delle persone testate e che in Europa esistono circa 23.000 siti contaminati, con altri 21.500 potenzialmente interessati. L’esposizione avviene soprattutto attraverso acqua potabile e alimenti.
Le comunità chiedono all’Unione europea un divieto esteso dei PFAS, il rafforzamento delle normative su pesticidi e biocidi, il monitoraggio e la bonifica delle aree contaminate e il riconoscimento di assistenza sanitaria e risarcimenti per le popolazioni colpite, nel rispetto del principio di precauzione e della tutela della salute pubblica.
