Nella terza giornata del Congresso ISDE Italia 2025, grande attenzione ha suscitato la presentazione di Giovanni Beghini dedicata al monitoraggio dei pesticidi nei giardini privati della provincia di Verona, uno studio partecipato condotto tra il 2021 e il 2022 e promosso da ISDE Verona insieme a agronomi, enologi, cittadini e ricercatori universitari. Un lavoro pionieristico che affronta una domanda rimasta troppo a lungo senza risposta: i residenti che vivono vicino ai campi coltivati sono esposti ai pesticidi anche nelle loro aree domestiche?
Un vuoto di dati finalmente colmato
Il progetto nasce dalla necessità di ottenere dati locali e indipendenti, capaci di documentare l’impatto reale della deriva chimica delle colture intensive venete sulle abitazioni limitrofe.
Il campionamento – mirato a giardini situati entro 40–50 metri dai campi coltivati e selezionato escludendo chi usa pesticidi nelle proprie aree verdi – ha permesso di misurare la presenza di numerosi principi attivi all’interno di spazi “civili”, teoricamente non trattati.
Il risultato è inequivocabile: i residui ci sono, sono diffusi e riguardano anche molecole particolarmente tossiche.
Folpet: il più tossico, il più trovato
Tra i pesticidi rilevati, spicca il Folpet, fungicida ampiamente utilizzato nelle coltivazioni di vite e definito dai ricercatori «il più tossico e il più diffuso» tra quelli individuati.
Mentre nel 2021 erano consentiti tre trattamenti, nel 2024 il numero è salito fino a dodici. Paradossalmente, il ritiro di Metiram e Mancozeb ha portato proprio a un ulteriore incremento dell’uso di Folpet, oggi regolarmente autorizzato dal Ministero nonostante i dubbi sui suoi effetti cancerogeni.
Il team ha inoltre evidenziato come le frasi di rischio ministeriali differiscano da quelle riportate in database scientifici internazionali come PubChem, suggerendo la necessità di un aggiornamento trasparente e rigoroso delle valutazioni ufficiali.
L’esposizione residenziale: un tema da affrontare con urgenza
Il monitoraggio dimostra che la contaminazione non resta confinata ai campi, ma raggiunge facilmente case, giardini, aree gioco, balconi.
Un fenomeno particolarmente rilevante in Italia, dove l’antropizzazione rurale è molto più elevata rispetto ad altri Paesi europei: abitazioni e coltivazioni sono spesso interconnesse.
Gli esperti sottolineano come l’esposizione ai pesticidi si sommi a inquinamento atmosferico, plastiche, PFAS e altre fonti ambientali, rendendo quasi impossibile individuare una popolazione realmente non esposta. Questo rafforza la necessità di una visione One Health, in cui salute umana, habitat, agricoltura e biodiversità vengono affrontati come un sistema unico.
Un futuro di ricerca: servono finanziamenti e studi epidemiologici
Il progetto, finanziato grazie a piccole donazioni, GAS, associazioni ambientaliste e contributi personali, rappresenta un modello replicabile di citizen science.
Ma gli autori sono chiari: per passare dal monitoraggio ambientale alla comprensione degli effetti sanitari, occorrono investimenti adeguati per uno studio epidemiologico strutturato.
Un messaggio politico e scientifico dal Veneto all’Italia
La fotografia che emerge è quella di un’agricoltura sempre più dipendente da molecole problematiche:
- Folpet verso 900.000 kg/anno
- Glifosato a 654.000 kg/anno
- Il 70% dei nuovi pesticidi in commercio è costituito da PFAS
Un dato che interroga istituzioni, comunità e mondo agricolo sulle alternative possibili, soprattutto in un contesto in cui il cambiamento climatico rende più complessa anche la gestione del biologico.
TUTTE LE NOTIZIE, PRESENTAZIONI E VIDEO DEL CONGRESSO ISDE 2025
