In Europa si riaccende il confronto sulle politiche sui pesticidi, con le organizzazioni della società civile – tra cui PAN Europe – che denunciano il rischio di un allentamento delle norme a tutela della salute e dell’ambiente.
Secondo le ong, grandi gruppi dell’industria agrochimica come Bayer e Monsanto starebbero esercitando pressioni, anche in sinergia con iniziative della Commissione europea, per favorire una revisione normativa orientata alla deregolamentazione. Al centro del dibattito vi è una proposta “Omnibus” che potrebbe ampliare le autorizzazioni e prolungare la presenza sul mercato di pesticidi anche molto tossici.
Le organizzazioni promotrici chiedono invece una direzione opposta: rafforzare le tutele, migliorare l’applicazione delle norme esistenti e vietare le sostanze più pericolose, comprese quelle persistenti come i PFAS e i pesticidi con effetti neurotossici, in particolare sui bambini.
Il tema ha forti implicazioni sanitarie. La letteratura scientifica evidenzia come l’esposizione ai pesticidi sia associata a rischi per lo sviluppo neurologico, aumento di patologie croniche e impatti sugli ecosistemi, con effetti diretti anche sulla qualità delle acque e sulla biodiversità, a partire dagli insetti impollinatori.
Parallelamente, negli Stati Uniti, il dibattito si intreccia con il contenzioso sul glifosato: secondo le associazioni, iniziative sostenute dall’amministrazione di Donald Trump punterebbero a limitare la possibilità per le vittime di ricorrere alla giustizia, sollevando ulteriori preoccupazioni sul piano dei diritti e della salute pubblica.
Per le ong europee, la priorità è chiara: uscire dalla dipendenza dall’agricoltura chimica e promuovere modelli produttivi sostenibili, capaci di tutelare insieme salute, ambiente e reddito degli agricoltori.
