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Il Senato ha approvato definitivamente la delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile. Per l’esecutivo il nucleare di nuova generazione può contribuire alla sicurezza energetica e alla decarbonizzazione. Greenpeace Italia, Legambiente, WWF Italia e Kyoto Club contestano questa impostazione: tempi, costi, scorie e dipendenza dall’uranio renderebbero più efficace puntare su rinnovabili, accumuli, efficienza ed elettrificazione.

L’Italia compie un nuovo passo verso la possibile reintroduzione dell’energia nucleare. Il 23 settembre il Senato ha approvato definitivamente il disegno di legge “Delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile”, già approvato dalla Camera il 4 giugno. Il voto finale a Palazzo Madama ha registrato 81 favorevoli, 51 contrari e 7 astenuti.

Non si tratta ancora dell’autorizzazione a costruire nuove centrali. La legge delega definisce invece il quadro all’interno del quale il Governo dovrà adottare i successivi provvedimenti per costruire una nuova disciplina italiana dell’energia nucleare.

È proprio su questa prospettiva che arriva la dura presa di posizione congiunta di Greenpeace Italia, Legambiente, WWF Italia e Kyoto Club, secondo cui il Parlamento avrebbe approvato una «scatola vuota, piena di false promesse».

Governo e associazioni, due letture opposte

La scelta del Governo parte dall’idea che le nuove tecnologie nucleari possano contribuire alla decarbonizzazione, alla sicurezza energetica e alla competitività del sistema produttivo. Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha indicato nel nucleare, insieme alle fonti rinnovabili, uno degli strumenti attraverso cui ridurre la dipendenza energetica italiana.

Le quattro organizzazioni ambientaliste contestano invece alla radice l’utilizzo della definizione di “nucleare sostenibile”, sostenendo che le tecnologie oggi concretamente disponibili non giustifichino questa qualificazione.

«Il nucleare sostenibile attualmente non esiste», affermano Greenpeace Italia, Legambiente, WWF Italia e Kyoto Club, ricordando anche l’esito dei referendum che hanno segnato la storia italiana dell’energia nucleare.

Il nodo dei piccoli reattori modulari

Uno dei temi centrali del confronto riguarda gli Small Modular Reactors (SMR), i piccoli reattori modulari sui quali si concentra una parte significativa del dibattito sul cosiddetto nucleare di nuova generazione.

Il provvedimento richiama il principio della neutralità tecnologica nell’ambito delle tecnologie nucleari. Secondo le associazioni, tuttavia, proprio il riferimento agli SMR rischierebbe di alimentare aspettative non sostenute dall’attuale disponibilità commerciale delle tecnologie.

Greenpeace, Legambiente, WWF e Kyoto Club sostengono inoltre che la riduzione delle dimensioni dei singoli reattori non elimini i problemi relativi ai costi, alla sicurezza e alla produzione e gestione dei rifiuti radioattivi.

Il tema della maturità industriale delle nuove tecnologie è effettivamente uno dei punti decisivi del confronto: la legge crea il quadro per il loro possibile sviluppo in Italia, ma non significa che impianti di questo tipo siano immediatamente disponibili per entrare nel sistema elettrico nazionale.

La questione dei tempi

Un altro punto sollevato dalle associazioni riguarda i tempi necessari per realizzare nuovi impianti.

Secondo Greenpeace Italia, Legambiente, WWF Italia e Kyoto Club, un eventuale programma nucleare italiano richiederebbe comunque tempi molto lunghi e non sarebbe quindi in grado di offrire una risposta immediata alle attuali difficoltà energetiche.

Le associazioni citano, in particolare, l’esperienza del reattore francese EPR di Flamanville come esempio dei ritardi che possono interessare la costruzione di nuovi grandi impianti nucleari.

La questione è particolarmente rilevante perché riguarda il confronto tra differenti percorsi di decarbonizzazione: non soltanto quanto può produrre una tecnologia, ma in quali tempi, con quali investimenti e con quale contributo agli obiettivi climatici intermedi.

Uranio e indipendenza energetica

Le quattro organizzazioni contestano anche l’argomento secondo cui il nucleare aumenterebbe automaticamente l’indipendenza energetica dell’Italia.

A differenza delle fonti rinnovabili disponibili sul territorio, osservano, la produzione nucleare necessita infatti dell’approvvigionamento di uranio e di una filiera internazionale per il combustibile. Per le associazioni, quindi, cambierebbe la natura della dipendenza dall’estero senza eliminarla.

Il Governo attribuisce invece al nucleare un possibile ruolo nella diversificazione del mix energetico e nella riduzione della dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili. Sono dunque due concetti differenti di sicurezza energetica che entrano nel confronto.

Il problema ancora aperto delle scorie

C’è poi una questione che precede qualsiasi eventuale nuova centrale: l’Italia deve ancora completare la gestione dell’eredità del precedente programma nucleare.

La legge affronta nuovamente anche il tema dei rifiuti radioattivi e del decommissioning degli impianti esistenti. Greenpeace, Legambiente, WWF e Kyoto Club sottolineano però come, a quasi quarant’anni dalla chiusura delle centrali italiane, il Paese non abbia ancora risolto definitivamente la questione delle scorie.

Per le associazioni questa esperienza dovrebbe pesare nella valutazione dei costi e delle conseguenze di un nuovo programma nucleare.

La scelta alternativa: rinnovabili, accumuli ed efficienza

Il punto centrale della posizione ambientalista non riguarda soltanto il giudizio sul nucleare, ma soprattutto dove indirizzare investimenti e politiche energetiche nei prossimi anni.

Greenpeace Italia, Legambiente, WWF Italia e Kyoto Club indicano come alternativa un sistema fondato sull’accelerazione delle fonti rinnovabili, sullo sviluppo degli accumuli, sull’efficienza energetica e sull’elettrificazione dei consumi.

Secondo le quattro associazioni, sarebbe questa la strada in grado di offrire risultati più rapidamente e di aumentare realmente l’autonomia energetica italiana. Contestano inoltre al Governo di voler imprimere un’accelerazione al nucleare mentre persistono ostacoli autorizzativi e territoriali allo sviluppo delle energie rinnovabili.

Con l’approvazione definitiva della delega, dunque, il confronto sul nucleare italiano non si chiude ma entra in una nuova fase. Molto dipenderà dai decreti che daranno concreta attuazione alla legge: saranno questi a definire tecnologie, procedure, controlli, gestione dei rifiuti e condizioni per l’eventuale sviluppo di nuovi impianti.

Ed è su questi provvedimenti che sarà possibile valutare con maggiore precisione costi, tempi e ruolo effettivo attribuito al nucleare nella transizione energetica italiana.

Per approfondire

Fonti: Senato della Repubblica; Greenpeace Italia; Legambiente; dichiarazioni del Governo riportate da Reuters.