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Le politiche per la mobilità sostenibile non riguardano soltanto la riduzione delle emissioni climalteranti, ma hanno implicazioni dirette sulla salute delle persone e sulla qualità della vita nelle città. È questo uno dei messaggi emersi durante il webinar dedicato alla presentazione del rapporto “ZTL – Zone a Transizione Limitata. I gap di mobilità sostenibile a Torino”, promosso da Kyoto Club e Clean Cities Campaign nell’ambito dell’Osservatorio sulla mobilità urbana sostenibile.

Il rapporto propone un’analisi innovativa delle disuguaglianze interne alla città, utilizzando come unità territoriale i Codici di Avviamento Postale (CAP). L’obiettivo è individuare i quartieri dove la transizione verso una mobilità sostenibile è più difficile a causa della carenza di alternative all’auto privata: trasporto pubblico insufficiente, scarsa presenza di piste ciclabili o limitata disponibilità di spazi pedonali. Dai dati emerge una città “a due velocità”, in cui le aree più centrali e con redditi medi più elevati risultano generalmente meglio servite rispetto a molte zone periferiche.

Il webinar ha visto la partecipazione di rappresentanti di istituzioni, associazioni e mondo scientifico, tra cui anche ISDE Italia. Tra gli interventi, quello della dottoressa Marina Pastena, medico e referente ISDE, ha posto l’attenzione sul legame stretto tra mobilità urbana, ambiente e salute pubblica.

Nel suo intervento Pastena ha ricordato come l’organizzazione degli spazi urbani e dei sistemi di trasporto influenzi direttamente l’esposizione della popolazione agli inquinanti atmosferici. Il traffico veicolare rappresenta infatti una delle principali fonti di inquinamento nelle città, con effetti documentati su numerose patologie, dalle malattie respiratorie e cardiovascolari fino agli impatti sullo sviluppo infantile.

Secondo Pastena, affrontare il tema della mobilità sostenibile significa quindi anche intervenire sui determinanti ambientali della salute. Ridurre la dipendenza dall’auto privata e favorire modalità di spostamento più sostenibili – come il trasporto pubblico, la mobilità ciclabile e quella pedonale – non solo contribuisce alla mitigazione della crisi climatica, ma produce benefici immediati per la salute della popolazione.

Un altro elemento centrale richiamato nel suo intervento riguarda il tema dell’equità. Le disuguaglianze territoriali nell’accesso alla mobilità sostenibile rischiano infatti di tradursi anche in disuguaglianze di salute: quartieri con meno servizi di trasporto e maggior traffico possono essere esposti a livelli più elevati di inquinamento atmosferico e rumore, con conseguenze particolarmente rilevanti per le fasce più vulnerabili della popolazione.

Per questo, ha sottolineato Pastena, le politiche di mobilità urbana dovrebbero essere progettate non solo in chiave ambientale ma anche sanitaria, integrando gli obiettivi di riduzione delle emissioni con quelli di tutela della salute pubblica.

Il rapporto sulle Zone a Transizione Limitata offre quindi uno strumento utile per individuare le aree in cui è più urgente intervenire, contribuendo a orientare politiche urbane più eque ed efficaci. Come emerso nel corso del webinar, la transizione verso città più sostenibili passa necessariamente da una pianificazione che metta al centro le persone, la qualità dell’ambiente urbano e la salute collettiva.Se vuoi, posso anche: