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La seconda giornata del Congresso ISDE Italia 2025 ha dedicato un intero panel agli “Emerging issues and the chemical burden of diseases”, un tema sempre più urgente per la salute pubblica internazionale. All’interno di questa sessione, l’intervento di Maria Grazia Petronio, vicepresidente ISDE Italia e coordinatrice della Campagna Nazionale di Prevenzione dei Rischi da Plastica, ha offerto un quadro completo — e inquietante — dell’inquinamento da plastica e delle sue conseguenze sulla salute umana.

Dalla produzione all’esposizione: perché la plastica è il nuovo fronte della salute ambientale

Petronio ha aperto il suo intervento ricordando una verità spesso ignorata nel dibattito pubblico: la plastica è ormai il “piano B” dell’industria fossile.
Mentre le rinnovabili avanzano, il settore petrolchimico sta investendo massicciamente nella produzione di nuovi polimeri: sacchetti, imballaggi, prodotti monouso, indumenti sintetici, materiali industriali. La produzione globale è destinata a raddoppiare entro il 2050, con un impatto enorme su emissioni di gas serra, rifiuti e contaminazione diffusa.

La plastica non sparisce. Si frammenta. E ogni frammento entra nel ciclo dell’aria, dell’acqua e del cibo”, ha spiegato Petronio.

Microplastiche e nanoplastiche: un’esposizione ubiquitaria

Le microplastiche (inferiori a 5 mm) e le nanoplastiche (inferiori a 0,1 µm) sono ormai presenti:

  • nell’aria che respiriamo,
  • nell’acqua potabile,
  • nei cibi (sale, pesce, verdure, miele),
  • nei terreni agricoli,
  • negli ambienti domestici (polvere, fibre tessili),
  • nei prodotti cosmetici e di cura personale.

Ma la parte più sconvolgente riguarda la penetrazione nel corpo umano.

Petronio ha riportato studi che hanno rilevato microplastiche in:

  • polmoni,
  • fegato,
  • reni,
  • cuore,
  • cervello,
  • sistema riproduttivo maschile e femminile (testicoli, ovaie),
  • placenta,
  • sangue,
  • latte materno.

La capacità delle nanoplastiche di attraversare barriere biologiche come la barriera placentare e la barriera ematoencefalica è uno dei risultati più preoccupanti degli ultimi anni.

Oltre le particelle: il vero pericolo sono le sostanze chimiche rilasciate

Petronio ha ricordato che la plastica non è solo un materiale: è un complesso cocktail chimico.
Ogni polimero contiene:

  • additivi,
  • plasticizzanti,
  • ritardanti di fiamma,
  • stabilizzanti,
  • coloranti,
  • residui di produzione.

Molti di questi composti sono interferenti endocrini noti, come ftalati e bisfenoli, capaci di alterare:

  • sistema riproduttivo,
  • metabolismo,
  • tiroide,
  • sviluppo fetale,
  • sistema immunitario,
  • comportamento neurologico nei bambini.

Non è solo questione di plastica nei polmoni o nel sangue. È questione di sostanze che alterano il sistema endocrino, sin dall’utero materno”, ha sottolineato Petronio.

Un problema sanitario nascosto per decenni

La plastica è stata per anni considerata un materiale neutro. Ma oggi sappiamo che:

  • si degrada in miliardi di particelle,
  • interagisce con l’organismo,
  • rilascia sostanze tossiche,
  • favorisce infiammazione e stress ossidativo,
  • può alterare funzioni metaboliche e ormonali,
  • può persistere nei tessuti per anni.

Siamo la prima generazione che vive immersa in un’esposizione costante, invisibile e multisorgente alla plastica. E i nostri corpi lo stanno mostrando”, ha affermato.

Campagna Nazionale ISDE: prevenzione, educazione, politiche

Petronio ha illustrato le iniziative della Campagna Nazionale ISDE contro la plastica, un lavoro capillare e multidisciplinare:

  • interventi nelle scuole primarie;
  • materiali informativi per gestanti, pediatri e famiglie;
  • progetto “Spesa sballata” per ridurre gli imballaggi;
  • formazione dei professionisti sanitari;
  • collaborazione con CONI per eventi plastic-free (“La plastica non fa sport”);
  • iniziative territoriali di educazione ambientale;
  • supporto normativo alle amministrazioni locali.

Ridurre l’esposizione è possibile, ma servono scelte politiche chiare e un cambiamento culturale collettivo”, ha sottolineato.

Un panel integrato che mostra il peso chimico dell’epoca moderna

L’intervento di Petronio si è inserito in un panel che ha mostrato la complessità dell’esposizione chimica contemporanea:

  • PFAS persistenti e bioaccumulabili (Cordiano),
  • farmaci e antibiotico-resistenza (Murgia),
  • metalli tossici e salute infantile (Böse-O’Reilly),
  • pesticidi e contaminazioni domestiche (Beghini).

Un quadro coerente che conferma la necessità di politiche di prevenzione integrate.

“La plastica è il simbolo della crisi ecologica: visibile e invisibile, utile e tossica. È tempo di affrontarla con la stessa urgenza con cui affrontiamo una pandemia”

Con questa affermazione forte, Maria Grazia Petronio ha chiuso il suo intervento ricevendo un lungo applauso.
Il messaggio al Congresso è stato netto: la plastica non è un problema di rifiuti, ma di salute pubblica, democrazia chimica e giustizia ambientale.

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