Nel corso della terza giornata del Congresso ISDE Italia 2025, la prof.ssa Adriana Basile (Università di Napoli Federico II) e Antonio Marfella (ISDE Campania) hanno presentato una delle relazioni più rilevanti sul nesso tra inquinamento ambientale, esposizione umana e strumenti di biomonitoraggio biologico.
Il suo intervento – basato su oltre vent’anni di ricerche su muschi, epatiche e piante superiori utilizzati come bioaccumulatori di metalli pesanti e contaminanti – ha mostrato come gli organismi vegetali siano in grado di rivelare con precisione la presenza di inquinanti invisibili, dalle aree più compromesse della Terra dei Fuochi al caso del Sito di Interesse Nazionale Agrimonda, incendiato nel 1995 e ancora oggi fonte di potenziale rischio sanitario .
Dai licheni agli studi attuali: 30 anni di prove scientifiche sul legame tra ambiente e salute
La presentazione si è aperta con il richiamo ai primi studi che, già negli anni ‘90, correlavano biodiversità dei licheni e rischio di tumore al polmone nelle aree più inquinate, con valori impressionanti (correlazione r = 0,95 nei giovani maschi) .
Da allora, muschi ed epatiche si sono rivelati strumenti ancora più sensibili:
- accumulano metalli pesanti in modo molto più efficiente dei licheni (fino al +65%)
- possono essere “riedratati” anche dopo lunghi periodi di quiescenza (reviviscenza)
- riflettono fedelmente la qualità dell’aria grazie all’assenza di radici e all’elevato rapporto superficie/volume
La Terra dei Fuochi: quando i metalli pesanti entrano nelle cellule
Gli studi presentati sulla zona Napoli–Acerra – epicentro del cosiddetto Triangolo della Morte – mostrano un accumulo significativo di Pb, Cu, Zn, Cd, As, Cr, V, Fe già dopo tre settimane di esposizione dei muschi Scorpiurum circinatume Lunularia cruciata .
Effetti osservati (pagine 7–12):
- Incremento di ROS (specie reattive dell’ossigeno)
- Attivazione degli enzimi antiossidanti (SOD, CAT, GST)
- Induzione delle proteine da shock termico Hsp70, tipiche dello stress tossico
- Danni al DNA, misurati tramite Comet Assay
- Alterazioni ultrastrutturali: cloroplasti deformi, mitocondri danneggiati, plasmolisi
- Produzione di fitochelatine, specifica risposta delle piante ai metalli pesanti
Un risultato particolarmente rilevante: i livelli di contaminazione registrati in aree con diversa pressione antropica (Carditello e Giugliano) sono risultati simili, indicando che la fonte principale di metalli è la combustione di rifiuti e non le sole attività produttive locali .
Uno studio One Health: muschi e chiocciole come sentinelle biologiche
Nella parte più recente della ricerca, Basile ha illustrato un progetto innovativo che integra due bioindicatori appartenenti a regni biologici diversi:
- muschio Rhytidiadelphus squarrosus
- chiocciola Helix aspersa
confrontando aree di riferimento (Montemiletto) e aree altamente contaminate (Giugliano) .
Risultati:
- A Giugliano, sia muschi che chiocciole mostrano livelli di metalli pesanti nettamente superiori, soprattutto Cd, Pb, Hg, As.
- Le lumache presentano danni istologici severi:
- infiammazione nei tubuli digestivi
- degenerazione dei follicoli gonadici, ovociti deformi
- aggregati di lipofuscina (marker di stress ossidativo cronico)
- Anche i muschi esposti mostrano vacuolizzazione, danni ai tilacoidi e perdita delle creste mitocondriali.
Questi dati indicano un effetto tossico multisistemico e confermano l’utilità di un approccio One Health, in cui piante, animali e salute umana sono strettamente connessi.
Il caso Agrimonda: la contaminazione che persiste 30 anni dopo
Nella parte finale, Basile ha presentato i primi risultati dello studio in corso nell’area Agrimonda, dove nel 1995 un incendio doloso distrusse tonnellate di fitofarmaci e sostanze chimiche agricole, rilasciando nell’ambiente pesticidi, solventi e metalli pesanti.
Nonostante il sito sia classificato come Sito di Interesse Nazionale (SIN), comitati e cittadini denunciano una bonifica incompleta.
Risultati preliminari:
- Sono stati campionati punti a diverse distanze (0–100 m).
- Tutte le piante analizzate mostrano accumuli significativi di 27 metalli.
- Le briofite (muschi ed epatiche) sono le più sensibili:
- Lunularia cruciata e Tortula muralis accumulano quantità eccezionali, molto superiori alle piante superiori.
- Solo le briofite accumulano mercurio, un indicatore chiave.
Un dato che emerge chiaramente: l’area di Agrimonda continua a rappresentare una sorgente di esposizione ambientale, con ricadute potenziali sulla salute delle popolazioni locali.
Verso il futuro: biosensori vegetali per rilevare gli inquinanti invisibili
La relazione si è conclusa con un’anticipazione dei progetti in corso, fra cui l’uso di biosensori bio-ibridi basati su organismi vegetali, peptidi ed enzimi per rilevare:
- metalli pesanti (Hg, Pb, Cd, As, Cr, Ni…)
- idrocarburi policiclici aromatici
- pesticidi organofosfati
Un approccio innovativo, completamente integrato con componenti elettroniche ingegnerizzate, che punta a rendere “visibili” contaminazioni altrimenti difficili da rilevare sul campo .
Conclusione: la salute dell’ambiente è la salute delle comunità
La presentazione della prof.ssa Basile conferma che:
- le piante sono sentinelle infallibili per monitorare l’inquinamento;
- il danno osservato negli organismi viventi è coerente con i rischi per la salute umana nelle stesse aree;
- la persistenza degli inquinanti, come nel caso Agrimonda, richiede urgenza, trasparenza e continuità nel biomonitoraggio;
- l’approccio One Health è l’unico realmente in grado di comprendere l’impatto ambientale dei contaminanti.
Un contributo fondamentale che rafforza il messaggio centrale del Congresso ISDE 2025: non esiste salute pubblica senza un ambiente sano.
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