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La situazione del Lago di Vico, nel Lazio, si configura sempre più come una vera emergenza ambientale e sanitaria. Le recenti inchieste giornalistiche evidenziano come l’intensificazione delle coltivazioni di nocciole nell’area stia producendo effetti rilevanti sulla qualità delle acque, con conseguenze dirette sull’ecosistema e sulla salute delle comunità locali.

Negli ultimi anni, l’espansione della nocciolicoltura intensiva ha comportato un uso crescente di fertilizzanti e fitofarmaci. Queste sostanze, dilavate dalle piogge, finiscono nel lago alimentando fenomeni di eutrofizzazione: un eccesso di nutrienti che favorisce la proliferazione di alghe e cianobatteri, alcuni dei quali in grado di produrre tossine pericolose per l’uomo e per gli animali.

Il deterioramento della qualità dell’acqua non è solo un problema ambientale. In diversi casi sono state segnalate criticità anche per l’acqua destinata al consumo umano, con timori concreti per la sicurezza sanitaria dei cittadini.

In questo quadro si inserisce con forza l’intervento di Antonella Litta, referente di ISDE Italia, che ha lanciato un appello chiaro e urgente: la priorità assoluta è riportare acqua potabile sicura per la popolazione.

Secondo Litta, la situazione richiede un cambio di passo immediato. Non è più sufficiente monitorare: occorre intervenire in modo strutturale sulle cause dell’inquinamento. Questo significa ridurre l’impatto delle pratiche agricole intensive, promuovere modelli produttivi più sostenibili e rafforzare i sistemi di controllo e prevenzione sanitaria.

L’esponente di ISDE richiama anche la necessità di adottare un approccio integrato, in linea con il paradigma One Health, che riconosce la stretta interconnessione tra salute umana, ambiente ed ecosistemi. Il caso del Lago di Vico rappresenta un esempio emblematico di come un modello agricolo orientato alla massimizzazione produttiva possa generare effetti collaterali rilevanti e duraturi.

Oltre alla questione sanitaria, emerge anche un tema di equità e diritto: l’accesso all’acqua potabile sicura è un diritto fondamentale, che deve essere garantito a tutte le comunità senza compromessi. Per questo, l’appello di ISDE non si limita alla denuncia, ma sollecita istituzioni e decisori pubblici ad assumere responsabilità chiare e tempestive.

La crisi del Lago di Vico, dunque, non riguarda solo un territorio specifico, ma richiama una riflessione più ampia sulle politiche agricole, sulla gestione delle risorse idriche e sulla tutela della salute pubblica. Intervenire oggi significa prevenire danni più gravi domani.

Fonti: Lumsanews