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“La politica non è altro che medicina su larga scala.”
Con questa affermazione, Rudolf Virchow – medico dell’Ottocento – anticipava il concetto oggi chiamato Planetary Health e sottolineava l’interconnessione tra salute, società, economia e politica.

La medicina è sempre stata, e deve continuare a essere, un atto profondamente politico: non nel senso della partigianeria, ma nella sua dimensione più alta di impegno civile. Curare è un gesto politico quando contrasta le disuguaglianze, denuncia le cause strutturali della sofferenza, combatte l’ingiustizia. Le grandi conquiste sanitarie – il diritto universale alla salute, i sistemi pubblici di cura, le vaccinazioni, la prevenzione ambientale, l’accesso ai farmaci – sono nate da scelte politiche, da lotte sociali e da posizionamenti etici.

La storia insegna: i medici si schierano

Le grandi sfide mediche hanno sempre avuto una dimensione politica: dall’igiene pubblica alla lotta contro le disuguaglianze sanitarie, dall’accesso universale alle cure alla difesa dell’ambiente e della pace. In questi passaggi cruciali, medici e mediche non sono rimasti neutrali: si sono schierati.

Molti hanno denunciato torture, si sono opposti ai regimi autoritari, hanno curato migranti in fuga dalle guerre, si sono mobilitati contro il razzismo, le disuguaglianze di genere e la crisi climatica. Oggi, di fronte a nuove minacce globali, i professionisti della salute devono riscoprire il proprio ruolo civile. Difendere la salute significa difendere anche la pace, la giustizia sociale, l’ambiente, la dignità umana.

Neutralità o complicità?

Viviamo in un tempo in cui le crisi ambientali, sanitarie, sociali e belliche si intrecciano e si amplificano, con conseguenze dirette sulla salute dei popoli. In questo scenario, la neutralità rischia di diventare una forma di complicità.

Elie Wiesel, Nobel per la pace, ci ricorda:
“La neutralità aiuta l’oppressore, mai la vittima. Il silenzio incoraggia il persecutore, mai il perseguitato.”

Il Codice Deontologico della FNOMCeO chiede ai medici di denunciare i determinanti di malattia, anche quando hanno radici politiche, economiche, militari o ambientali. La Carta di Ottawa (OMS, 1986) afferma con chiarezza che la salute è un fatto politico e collettivo. Organizzazioni mediche internazionali come MSF, MDM, PHR, IPPNW, WMA, WHO hanno preso posizione di fronte a guerre, crimini, oppressioni e disuguaglianze.

Essere imparziali significa curare tutti senza distinzioni. Ma non significa restare neutrali davanti alle cause della sofferenza: conflitti armati, povertà, disuguaglianze, degrado ambientale.

Gaza e oltre: il dovere della testimonianza

Gli eventi di Gaza, come quelli in Sudan, Yemen, Congo o nel Mediterraneo, pongono un dilemma: possiamo tacere di fronte a ospedali bombardati, sanitari uccisi, popolazioni affamate? Il silenzio non è neutralità: è una presa di posizione.

Il medico e cooperante Angelo Stefanini, già responsabile OMS a Gerusalemme Est, lo ha espresso con chiarezza:
“Davvero possiamo credere che la medicina, anche quando la svolgiamo come aiuto umanitario, resti neutrale mentre attorno a noi ogni diritto viene calpestato? Non è una questione ideologica, ma etica. Il medico non è un tecnico neutro: è un soggetto responsabile. Anche la parola medica, quando è pronunciata o quando viene taciuta, costruisce realtà.”

Sapevamo tutto

Dopo i lager nazisti ci si chiese: “Com’è stato possibile?”. La verità è che si sapeva. Una parte collaborò, un’altra approfittò, molti scelsero di non vedere. L’indifferenza fu complicità.

Oggi assistiamo a un’altra evidenza: più di 60.000 civili uccisi a Gaza, metà dei quali donne e bambini. Ospedali bombardati, convogli umanitari attaccati, fame usata come arma. Una popolazione privata di acqua, cure, rifugi. La Corte Internazionale di Giustizia ha definito “plausibile” il rischio di genocidio.

Chi tace o giustifica non è neutrale: è parte del problema. Primo Levi ammoniva:
“È avvenuto, quindi può accadere di nuovo.”
E accade di nuovo proprio quando chi può parlare resta in silenzio.

Il medico come guardiano della coscienza

Il medico non è solo curante del corpo, ma testimone della dignità e della vulnerabilità umana. La professione medica deve custodire la memoria e prendere posizione contro ogni odio e discriminazione.

  • No all’antisemitismo, che ferisce la storia, la scienza e l’etica della medicina.
  • Sì alla critica politica, anche severa, quando è fondata sul diritto internazionale e rispettosa della dignità umana, alle scelte e strategie che aumentano conflitti e sofferenze.

Il medico, come custode della vita, non può tacere: deve testimoniare contro l’ingiustizia, difendere ogni esistenza minacciata e ribadire che la salute non è mai neutrale.

Il medico non serve solo a curare: serve a custodire la verità, a testimoniare e a difendere, sempre, la vita.

Guido Giustetto, Presidente Ordine dei Medici di Torino
Roberto Romizi, Direttore Responsabile de “Il Cesalpino”

[articolo pubblicato in Il Cesalpino [articolo pubblicao in Il Cesalpino https://www.omceoar.it/archivio-edizioni-pdf]

Bibliografia essenziale e riferimenti

Sull’indifferenza durante l’Olocausto:

  • Raul Hilberg, La distruzione degli ebrei d’Europa, Einaudi.
  • Götz Aly, Gli architetti dell’Olocausto, Einaudi.
  • Claudia Koonz, La coscienza nazista, Laterza.
  • Zygmunt Bauman, Modernità e Olocausto, Il Mulino.
  • Hannah Arendt, La banalità del male, Feltrinelli.

Sul genocidio a Gaza e la risposta internazionale:

  • UN Office for the Coordination of Humanitarian Affairs (OCHA), Humanitarian Update Gaza.
  • ICJ Order in the case South Africa v. Israel (26 January 2024).
  • Francesca Albanese (UN Special Rapporteur), Anatomy of a Genocide (2024): https://www.ohchr.org
  • The Lancet, Health and Human Rights in Gaza, editoriali 2023–2024.
  • Human Rights Watch e Amnesty International, report su crimini di guerra e apartheid.

Sul ruolo dei medici e della coscienza civile:

  • Paul Farmer, Pathologies of Power, University of California Press.
  • Vittorio Arrigoni, Restiamo umani, Fandango.
  • Gino Strada, Pappagalli verdi, Feltrinelli.